Moda e stile: muore il Made in Italy italiano. Ormai le griffe parlano straniero. Fashion and style: the death of “Made in Italy”. Now brands speak a second language

C’era una volta lo stile e la moda “Made in Italy”. C’era una volta il lusso da esportare. C’era una volta anche l’orgoglio nell’essere italiano e nell’essere creativo, contando su ottimi prodotti e grande preparazione. C’era una volta tutto questo, e tanto altro ancora. Oggi non c’è nulla. O quasi. E, oggi, celebriamo la morte ufficiale della moda italiana. Perché le holding straniere hanno, tanto di cappello per loro, comprato tutto il meglio della moda resa arte, solo le briciole al prodotto interno lordo dello stivale. Con gravissime conseguenze da un punto di vista economico e culturale.

Once up on a time, there was the Style and the Fashion of “Made in Italy”. Once up on a time, there was luxury to be exported. Once up on a time existed the pride in being Italian, and the pride in being creative, believing in great manufacture and one of a kind product. Once upon a time, there was all of this, and a lot more to it. Today there is nothing. Or maybe just a bit of it. And, today, we celebrate the official death of the Italian Fashion. The foreign holdings, have bought the best of the fashion that becomes art, leaving only the left over in the Gross National Product (GNP) of the Italian boot. This brings elaborated consequences from an economical and cultural point of view.

ImmagineNasce nel 1990 la moda di esportare la moda. Un marchio icona come Fiorucci, dal 1967 azienda di abbigliamento, jeans e abiti, viene venduta alla giapponese Edwin International. Nel 1999 l’assalto francese: il gruppo Kering al tempo PPR (Pinault-Printemps-Redoute), si porta a casa la Gucci, fondata nel 1921 specializzata in pelletteria, e le calzature Sergio Rossi. Per poi procedere con Pomellato, Bottega Veneta, Dodo e Brioni.

Anche Bernard Arnault, a capo del gruppo Lvmh (Louis Vitton Moet Hennessy): comincia nel 2000 con l’acquisto dell’azienda del Marchese Emilio Pucci di Barsento, stilista dell’elegante abbigliamento femminile. Per poi proseguire con grandissimi brand come Bulgari, Fendi e Pucci. Un colosso che vanta quasi 30 miliardi di ricavi. Pochi mesi fa la holding francese ha rilevato anche l’80% della griffe del cachemire Loro Piana.

In 1990 was born the trend to export fashion. An Iconic brand, like Fiorucci, that from 1967 produces apparels, jeans and clothing, was sold to Edwin International, Japan. In 1999 the attack from France: the Kering Group, once known as PPR (Pinault-Printemps-Redoute), brings home Gucci, founded in 1921 specialized in leather goods; and as well the footwear by Sergio Rossi. And at last but not the least Pomellato, Bottega Veneta , Dodo e Brioni.

Even Bernard Arnault, president of LVMH (Louis Vitton Moet Hennessy): starts in 2000’s acquiring the Marquise Emilio Pucci di Barsento’s Company, famous for his great elegant style in women’s wear. Than, he grew by buying some great and historical Italian companies such as Bulgari and Fendi. Mr. Arnault is a giant that can be proud of his almost 30 Millions $ in profits. A few months ago, the French firm gained even the 80% of the Italian cachemire maker Loro Piana.

ImmagineStessa sorte per il marchio di moda Miss Sixty, che include nel suo portfolio firme come Energie, Killah, Refrigiwear e Murphy & Nye, è stato acquistato nel 2012 dalla cinese Trendy Group International. E la moda di lusso di Cerruti è stato accorpato alla Trinity di Li & Fung Group, mentre la toscana Desmo, produttrice di borse pregiate in pelle, è passata a Sara Lin. La Sergio Tacchini va ai i cinesi dell’Hembly International Holdings. In Corea del Sud la multinazionale E-Land si aggiudica l’abbigliamento e le calzature Belfe e Lario 1898, la pelletteria di Mandarina Duck e Coccinelle.

Infine, nel 2011, gli arabi. Gianfranco Ferrè passa al magnate degli Emirati Arabi, Abdulkader Sankari, per la sua aris Group International. E a luglio 2012 passa nella proprietà del Mayhoola for investment, società del Qatar dello sceicco al Thani, la Valentino Fashion Group che comprende anche Missoni.

Same fate for the fashion brand Miss Sixty, which includes in it’s portafolio designer brands like Energie, Killah, Refrigiwear and Murphy & Nye, it has been purchase in 2012 by the Chinese Trandy Group International. And the luxury fashion by Cerruti was in-globed by Trinity by Li & Fung Group, while the Tuscan Desmo, producer of refine leather goods, was sold to Sara Lin. Sergio Tacchini becomes Chinese with the Hembly International Holdings. In South Corea, E-land Corporation gets the apparel and footwear by Belfe and Lario 1898, in addition to the leather goods by Madarina Duck and Coccinelle.

In 2011, the Arabs. Gianfranco Ferre goes to the magnate of the Arab Emirates, Abdulkader Sankari, for his Aris Group International. In July 2012 becomes part of the Mayhoola for Investment, company from Qatar of the Sheik Thani, the Valentino Fashion Group whom also owns the Missoni fashion house.

ImmagineCosa è rimasto del made in italy della moda e del lusso? Nulla. O quasi. Di chi è la colpa? Duplice il problema, tutto italiano: produrre qui conviene pochissimo, sia per il costo della manodopera sia per la vergognosa pressione fiscale sulle aziende (secondo alcun lne rilevazioni pari al 60%). Cosa fare? Appellarsi innanzitutto alle istituzioni italiane perché la finiscano di oberare economicamente le aziende. E credere nei giovani, nel futuro della nostra Italia. Puntiamo in loro, compriamo le loro stoffe, i loro prodotti, le loro idee. Non facciamo solo per loro, ma anche per il futuro della nostra Italia e della sua arte fatta stoffa e stile che, al momento, non esiste più.

What’s left of the made in Italy fashion and Luxury? Nothing, or nearly. Whose fault is this? We get a double issue, and it’s all “made in Italy”: first of all for the expensive labor, secondly for the shameful tax pressure that companies have from the Italian government (according to data, about 60%) definitely it’s not cheap to produce in Italy. What to do? Address the issue to the Italian institution in order to quit overcharging TAXs to Italian companies. Believe in kids, in the future of our country, bet on the youth; let’s buy their fabric, their products, and their ideas. Let’s not do this only for them, but even for the future of our Italy and for it’s art made of fabric and style, that at the moment, does not exist any more.

Con la collaborazione di Piero Bellini. Traduzione di Piero Bellini.

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