Vip e artisti brindano a Gianpaolo Conti: l’inaugurazione della mostra “My eyes on the road”

L’EVENTO – Un viaggio in una Roma inedita, che ispira l’artista ma non viene copiata, simile ma mai identica a sé stessa, riscoperta e ricolorata dall’arte di Gianpaolo Conti che si allontana dalla staticità dell’immagine reale per dar nuova vita al luogo rappresentato. E’ stata inaugurata presso gli spazi espositivi de Il Margutta RistorArte, in via Margutta 118 a Roma, la mostra personale di Gianpaolo Conti “My Eyes on the Road”, a cura di Francesca Barbi Marinetti e organizzata da Tina Vannini. Trentaquattro le opere in mostra, che sarà visitabile sino al 16 maggio ad ingresso libero.

All’inaugurazione della mostra c’erano tanti artisti e volti noti dello spettacolo, oltre a imprenditori e giornalisti: anche le bellissime Daniela Martani e Lodovica Mairé Rogati, orgogliosamente vegane, si sono fatte immortalare dai fotografi presenti durante la serata. Elegante come sempre l’attrice Maria Rosaria Omaggio, e sorridente e cordiale la ballerina di Amici Eleonora Scopelliti.

LA MOSTRA – Dal Colosseo quadrato al Gazometro, dal vecchio tram all’Arco di Costantino, dai muri della Città alla tangenziale: Roma entra nel quadro e viene immortalata in movimento, coinvolta in un turbinio di colori e di vita, grazie all’elaborazione propria dell’artista, che della stessa immagine seleziona decine di scatti riassemblandoli in sequenze di forme e cromatismi.

L’arte digitale non è, però, una scuola o un movimento artistico d’avanguardia. E’ possibile tracciare connessioni con alcuni precedenti storici del Novecento, come Costruttivismo, Dadaismo, Fluxus, fino all’arte concettuale, a seconda degli artisti in questione, ma si tratta piuttosto di una nuova sensibilità che risponde alla misura estetica del nostro tempo.

 LE DICHIARAZIONI DELL’ARTISTA E DELLA CURATRICE – “Per la mia tecnica – spiega l’artista Gianpaolo Conti – che non è solo sovrapposizione di immagini, non mi ispiro a nessuno, non ho maestri. E’ una mia ricerca iniziata nel 1975 in camera oscura e proseguita poi in sala di montaggio cinematografica e video. Ho iniziato proiettando diapositive su un muro e fotografando poi soggetti frapposti tra la proiezione e il muro. Oggi il ruolo della fotografia, con l’avvento del digitale prima e degli smartphone e i social networks poi è cambiato radicalmente. Direi che è un ruolo centrale. E’ un mezzo espressivo potentissimo, ormai assunta agli onori dell’arte”.

Gianpaolo Conti è fotografo e regista, vive e lavora a Roma. Ha iniziato giovanissimo a fotografare e dopo il diploma in regia nel 1987 realizza decine di documentari, cortometraggi e videoclip, curandone anche le riprese e il montaggio. Dal 2009 è impegnato nella regia di spot pubblicitari. Il suo linguaggio espressivo nasce proprio qui, nelle lunghe sessioni di editing in sala di montaggio, dove intraprende una sua personale ricerca sulle immagini, partendo dall’osservazione dei singoli fotogrammi, selezionandoli e riassemblandoli in sequenze di forme e colori attraverso la loro scomposizione e ricomposizione.

“Le opere in mostra di Conti – aggiunge la curatrice Francesca Barbi Marinetti – offrono uno sguardo al confine tra reale e virtuale che ci appartiene, che riconosciamo come nostro, ma ci coinvolge proprio perché ancora non ne siamo perfettamente coscienti. Parla a quell’esigenza estetica ed emotiva in noi che è ancora in fase di assestamento cosciente. Ecco quindi che il Colosseo, come il Gazometro, la Tangenziale, il Palazzo della Civiltà dell’Eur o il Cuore, diventano per l’artista elementi di riferimento unanimemente compresi per spingersi oltre, sperimentare texture, evocare altri ambiti, come la scrittura visiva, confrontarsi con una spazialità che è un altrove digitale che occupa l’immaginario collettivo e la mente pensante”.

IL GIALLO DEL VERNISSAGE– Una delle opere dell’artista, quella che raffigurava il Colosseo Quadrato, è misteriosamente scomparsa. Prima dell’allestimento, Gianpaolo Conti ha denunciato la sua assenza, ma ha dimostrato ironia anche in questo contesto: “Ora posso dire che le mie opere vanno davvero a ruba”, chiosa l’artista – “ma spero comunque che venga ritrovata”.

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