Il Don Giovanni di Moliere, con Alessandro Preziosi: la nostra recensione

di Alessia Tona

Un grande successo l’altra sera, in occasione della prima, allo storico teatro Quirino di Roma per il Don Giovanni di Molière, diretto e interpretato da Alessandro Preziosi. Questo riadattamento della celebre figura di Don Giovanni ci porta all’interno di  un viaggio nel mistero che è l’essere umano, e in quell’agglomerato di pensieri, ideologie  e modi di agire unici per ogni uomo.

SFIDANDO DIO – Don Giovanni fa della sua vita un variegato luogo di divertimento, sostenuto dal credo nelle proprie presunzioni etiche come unica e giusta visione del mondo, senza  lasciare spazio alla remissione dei peccati. Una figura, quella descritta da Molière ( testo tradotto e riadattato da Tommaso Mattei), che resta sempre attuale, e che minuziosamente descrive l’apice dell’ipocrisia umana, attraverso una figura libertina, che rifiuta le regole morali  sfidando anche la salvezza divina.

Un Alessandro Preziosi che fa rivivere, attraverso un’estetica del gesto che a volte supera la parola, un Don Giovanni elegante, ammaliatore, grottesco, testardo, assolutamente amorale, più vicino alla condotta animale che a quella umana. Lo sostiene Sganarello,  servo e allo stesso tempo mancata guida morale, interpretato da un grandissimo Nando Paone, che cerca  più di una volta ma senza aver successo, di far riemergere ciò che di umano resta in Don Giovanni.

Si intravede in lui il timore, forse, non solo del padrone ma anche dell’uomo stesso. Un interpretazione perfetta per la parte che, in contrapposizione al protagonista, riporta il focus sulla seconda faccia della medaglia di cui è caratterizzato il genere umano. Un cast equilibrato composto da giovani, tra i quali spiccano per doti interpretative Matteo Guma (Don Carlos) che si porta dietro una forte presenza scenica e un uso della parola che bene ci descrive il personaggio nelle sue dinamiche. Lucrezia Guidone (Donna Elvira) anima le scene che la vedono protagonista  con passionalità, riportando alla luce i frammenti che compongono una donna dal cuore ferito, che riesce poi a superare l’odio e la vendetta con l’amore stesso.

IL DEMONE PIU’ GRANDE –Un’organicità di gesti ben definiti che ricamano i quadri scenici definendo i contorni delle “figurine”  che ne emergono come da un quadro d’epoca.  Ad arricchire il tutto, divenendo la coprotagonista dell’intera vicenda, un impianto scenografico (curato da Fabien Iliou) che dipinge i luoghi del testo catturando l’attenzione ma senza mai distoglierla totalmente dalla vicenda, e le musiche originali di Andrea Farri, che riportano il pubblico ad una duplice visione teatral-cinematografica.

E in questo viaggio tra l’ipocrisia e la moralità si incontra spesso il demone più grande che è l’amore, visto come un dolcissimo frutto da gustare nell’attimo dei  suoi mutamenti. Profumano, questi, di soddisfacenti piccole conquiste, fino al morso decisivo che porta via l’interesse e l’acquolina in bocca, dopo aver gustato ciò che si voleva. E mentre l’amore si insinua nel petto di giovani donne come un tarlo, l’oggetto del desiderio è già cambiato e la brama di conquista è nuovamente presente.

Esprimere il mio amore per te a parole sarebbe limitarlo… preferisco dimostrartelo con i fatti. […]

L’amore stesso va vissuto nel periodo dell’innamoramento, poi non si sa realmente più che dire o cosa volere. È più facile essere l’uomo dei sogni che l’uomo della realtà, e questo Don Giovanni lo ha fin troppo messo a fuoco, ma sarà il fuoco stesso della brama di conquista che lo porterà alla  sua stessa fine. E mentre l’anima di quest’essere brucia nell’inferno delle sue adorate passioni, ci chiediamo se sia giusto o meno assaporare la vita come Don Giovanni, ridendole in faccia, e superando i dogmi che la morale ci ha imposto, nella consapevolezza che nel rinnovabile mutamento dell’amore potremmo trarre il beneficio del godimento di questa sola vita.

INFO – Don Giovanni al Teatro Quirino di Roma sino al 14 febbraio, di Molière, traduzione e adattamento Tommaso Mattei. Con Alessandro Preziosi, Nando Paone, Lucrezia Guidone,  Maria Celeste Sellitto,   Roberto Manzi, Daniele Paoloni, Daniela Vitale, Matteo Guma. Scene di Fabien Iliou, costumi di Marta Crisolini Malatesta, luci di Valerio Tiberi, musiche originali di Andrea Farri, supervisione artistica di Alessandro Maggi, regia di Alessandro Preziosi.

 

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