“Il grande dittatore” con Venturiello e Tosca: la nostra recensione

Di Alessia Tona

Sono passati più di settant’anni da quando Charlie Chaplin, nel 1940, scrisse, diresse e interpretò il suo primo film parlato, II grande dittatore, geniale e pungente satira antinazista realizzata quando le armate del Terzo Reich avevano ormai soggiogato l’intera Europa. Da allora, il mondo è cambiato, noi siamo profondamente diversi e così anche l’assetto politico del mondo. Eppure la realtà contemporanea presenta strane e inquietanti analogie. Una crisi economica che ricorda quella del ‘29, il crollo delle banche, l’inflazione, la disoccupazione e la depressione. L’incredibile attualità de II grande dittatorerisplende ancora oggi come un vero e proprio inno alla libertà, all’amore e alla speranza, come fulgido esempio di coscienza impegnata, di denuncia politica e di condanna verso ogni forma di sopruso. Repliche fino a domenica 6 marzo al Teatro Eliseo.
EMBLEMA DELL’ALIENAZIONE DELL’UOMO-  Come il tocco su una spalla di chi non ha nessuna intenzione di voltarsi a  guardare la realtà, la commedia musicale Il Grande Dittatore ci consegna un messaggio di chiara attualità ma dal sapore retrò. Si porta dietro una forte eredità,  quella dell’omonimo film datato 1940 che vide come interprete una delle figure più importanti del cinema Charlie Chaplin, emblema dell’alienazione dell’uomo, disincantato e distaccato dalla crudeltà del mondo. Chaplin dipinse le ingiustizie e le problematiche della vita, vestendole di abiti ironici come a svelarne le parti più insicure e fragili. Questa sua voglia di smascherare la crudeltà ci arriva nuovamente attraverso la messa in scena teatrale dell’omonimo film.

PAGLIACCIO NELLE MANI DEL GOVERNO – La regia firmata da Giuseppe Marini e dallo stesso Massimo Veturiello è ben definita nei passaggi di ruolo dei vari interpreti e nell’utilizzo di uno spazio scenico mutevole e ben articolato. Veturiello interpreta magistralmente la sua versione del dittatore Adenoid Hynkel, e del suo coprotagonista barbiere ebreo, ispirandosi certamente alla versione più nota ma regalando il proprio tocco personale alle movenze e all’emotività dei personaggi.

Hynkel diviene un pagliaccio nelle mani di un governo pronto a giocare ai soldatini. Tutto diventa un capriccio da soddisfare, e in modus operandi tutto diviene esaltazione della sua figura creata per gestire il prossimo, attraverso l’uso di discorsi prestabiliti, sculture, e strategie comportamentali. Netto il contrasto con la figura diametralmente opposta del barbiere ebreo, sensibile ed incredulo di fronte allo sfacelo del mondo e all’idiozia umana.

Tosca nei panni di Hannah ci regala attimi di grande intensità attraverso una voce malinconicamente miscuglio di sonorità etniche ed evocative di tempi lontani. Nelle parole della donna arriva la voce del popolo di Israele: in cerca di un perché, in cerca di una terra dove fermarsi. Lalo Cibelli irrompe sulla scena con grande  presenza catturando tutti con la sua verve massiccia, nel ruolo dissacrante del leader Italiano Benzino Napoloni. Cibelli riporta la figura di un uomo che incarna lo spirito  dell’italiano al potere, pieno di esaltazione e di faciloneria, ottima descrizione dell’uomo del nostro tempo e dei nostri luoghi.

UNA SBERLA IN FACCIA – La scelta del simbolo nazista come impianto scenografico, curato da Alessandro Chiti, è ottimale e viene gestito a seconda delle situazioni esaltato da un disegno luci (Umile Vaineri) ben studiato e articolato, che all’apice dello spettacolo sbattono in faccia al pubblico i colori, impressi nella storia simbolo di distruzione apocalittica. E mentre questi messaggi ci arrivano leggeri ma decisi a farci ricordare il passato, l’atteso discorso del grande dittatore arriva come una sberla sulla faccia ancora più forte dei tempi in cui, lo stesso Chaplin, lo declamò per la prima volta, più attuale e forte di prima … le sue parole oggi, più moderne di allora:

“In questo mondo c’è posto per tutti, la natura e ricca è sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l’abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori […] “

Uno spettacolo da vedere per l’ironia descrittiva di temi storici decisamente articolati che fanno riflettere sui passi indietro che la storia continua a compiere.

INFO – Società per attori ha presentato, presso il Teatro Eliseo, IL GRANDE DITTATORE di Charlie Chaplin; adattamento Massimo Venturiello; con Massimo Venturiello, Tosca e con Lalo Cibelli, Camillo Grassi, Franco Silvestri, Sergio Mancinelli, Gennaro Cuomo, Pamela Scarponi, Nico Di Crescenzo, Alessandro Aiello. Musiche Germano Mazzocchetti, scene Alessandro Chiti, costumi Sabrina Chiocchio, coreografie Daniela Schiavone, light designer Umile Vainieri, sound designer Antonio Lovato, regia Giuseppe Marini e Massimo Venturiello.

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