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Dieci film per un decennio – The Canyons

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Non una classifica dei dieci migliori film, ma una sorta di “mappa” che esplora territori e indaga specificità del cinema degli ultimi dieci anni. Prima tappa: The Canyons.

The Canyons - Locandina

THE CANYONS, USA 2013. Regia di Paul Schrader. Cast: Lindsay Lohan, James Deen, Nolan Gerard Funk, Tenille Houston, Amanda Brooks.

The Canyons è un film edificato su macerie: macerie del cinema, macerie del noir e del thriller, macerie della bellezza. In una parola, è un film costruito su quello che resta di Hollywood, e infatti lo spettacolo che Paul Schrader ci offre è assai desolante. Il film si apre con una serie di piani fissi su cinema (multiplex e non) abbandonati, vuoti, desolati. La sequenza è una riflessione amara su un mondo in rovina, quello del cinema nella sua forma tradizionale. In queste prime, bellissime, immagini è racchiuso il senso tutto del film.

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La morte del cinema?

La sala cinematografica vuota, circondata dai reperti in decomposizione di un divertimento che fu, si trasforma in un non-luogo che è già un mausoleo. La mutazione del cinema di oggi (il digitale, lo streaming, la moltiplicazione delle piattaforme) ha prodotto macerie. Hollywood e l’industria cinematografica “classica” sembrano esalare l’ultimo respiro; sembrano spettri ancorati a un’idea di cinema ormai fatiscente sotto tutti i punti di vista: economico, artistico, estetico, ma anche sociale e, perché no, mondano.

The Canyons - Lindsay Lohan e James Deen
The Canyons – Lindsay Lohan e James Deen

La sceneggiatura di Breat Easton Ellis

La sceneggiatura è una controparte perfetta a questa riflessione teorica sul mezzo-cinema. I personaggi creati da Bret Easton Ellis (autore di soggetto e sceneggiatura) si aggirano in una Hollywood ridotta a paese, dove tutti conoscono tutti. In questo luogo tutto, anche le ossessioni, sono una pallida eco di quello che era il mondo dorato della “babilonia” degli anni d’oro. E infatti non è casuale che il film preceda e in un certo modo preannunci gli scandali che di lì a poco verranno.

La trama di “The Canyons”

Christian (il pornodivo James Deen, alla sua prima esperienza fuori dall’hard),annoiato produttore cinematografico, considera i suoi veri capolavori i filmini erotici che gira con l’iPhone. Protagonista di questi video sono la compagna Tara e gli eventuali partner ingaggiati per l’occasione. Tara, ex attrice ormai sfiorita (perfetta Lindsay Lohan nel ruolo) è in crisi costante; è divisa tra il simulacro della vita da diva e l’altrettanto falso e squallido tentativo di fuga in un rifiorito amore giovanile. Intanto tutti parlano d’un film da realizzarsi, ma tutto rimane immobile. La produzione arranca senza motivi apparenti se non per una naturale fiacchezza, ormai inevitabile, dello stesso meccanismo produttivo. È il cinema stesso che è in crisi, e The Canyons fotografa gli ultimi istanti delle vecchie strutture, di meccanismi tradizionali in via di estinzione.

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Un noir apocalittico

Le forme del noir classico e i personaggi stessi vengono travolti dall’inevitabile senso di decadenza di cui il film è permeato. La riflessione sul cinema passa attraverso la costruzione (e decostruzione, nella loro inevitabile caduta) dei personaggi. L’ossessione per il controllo di Christian diventa infatti metafora dell’impossibilità di controllare il mezzo-cinema in sé, ormai tanto sfuggente quanto onnipresente. Hollywood è morta e gli ultimi rimasugli, larve sbiadite d’una grandezza tramontata, vagano senza speranza. Si aggirano senza controllo, giocando con il cadavere tecnico e “narrativo” d’un cinema che sembra aver perso ogni contatto con l’evoluzione del reale.

The Canyons
The Canyons

Cinema ieri, oggi e domani

The Canyons è cinema che riflette su se stesso e sul proprio evolversi. Si interroga sul reale, ma allo stesso tempo attualizza una ricerca che il regista porta avanti da tempo (ad esempio in un film come Autofocus). Il film rappresenta forse la pars destruens di un discorso assai articolato e complesso. E Schrader non è nuovo a operazioni del genere: il suo infatti è sempre stato un cinema “teorico”.

E non è un caso che in contemporanea con The Canyons il regista abbia realizzato anche una sorta di pars construens. Ci riferiamo al cortometraggio per il progetto Future reloaded (presentato al Festival di Venezia del 2013). IL corto altro non è che la risposta ad una presunta morte del cinema; in altre parole la proposta di un autore che si chiede dove andrà quest’arte e come saprà risorgere dalle proprie ceneri.

Lo spirito di fenice del cinema che sembra morto eppure rinasce continuamente.

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