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Dieci film per un decennio – Mad Max Fury Road

Non una classifica dei dieci migliori film, ma una sorta di “mappa” che esplora territori e indaga specificità del cinema degli ultimi dieci anni. Seconda tappa: Mad Max Fury Road

MAD MAX FURY ROAD, USA 2015. Regia di George Miller. Cast: Tom Hardy, Charlize Theron, Nicholas Hoult, Hugh Keays-Byrne , Zoë Kravitz , Rosie Huntington-Whiteley.

A 30 anni dall’ultimo film della saga, George Miller riprende in mano la storia di Max e del mondo post-apocalisse, filmando una pellicola che interseca brillantemente blockbuster e film d’autore.

La saga di Mad Max

A Miller è bastato un solo film, il suo esordio, a bassissimo budget, per cambiare la storia del cinema. Con il primo Mad Max (che in Italia prendeva il titolo dalla macchina guidata dal protagonista, “Interceptor”) Miller ha creato un mondo e un linguaggio cinematografico che hanno influenzato il cinema di fantascienza e non per gli anni a venire. Seguono poi altri due capitoli: Mad Max 2: The Road Warrior (da noi “Interceptor: guerriero della strada”), il migliore della “vecchia” trilogia, e “Mad Max: oltre la sfera del tuono”, che, seppur mantenendo un buon livello, è il più fiacco dei tre.

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Il mondo di Max

Filo conduttore della saga non è tanto Max (nel terzo film non doveva neanche esserci: la pellicola doveva essere una specie di Signore delle mosche postatomico) ma il mondo in cui si muove. Quello che Miller dipinge è uno spaventoso futuro in cui una crisi petrolifera ha causato una guerra globale che ha quasi sterminato la popolazione mondiale. La Terra è bruciata dal sole e distrutta dall’inquinamento, la civiltà, la legge e l’ordine sono solo un vago ricordo: il mondo è un deserto infinito dove ci si uccide per una goccia d’acqua o un gallone di benzina, popolato da folli e inquietanti tribù che si muovono su ruote, venerano la violenza e non temono la morte. E il regista questo mondo lo costruisce lentamente, lo mostra poco alla volta, lo modifica in corso d’opera: dal primo film in cui la civiltà esiste ancora e quello che verrà si intravede solo nella follia dei motociclisti che perseguitano Max, passando per il secondo e il terzo in cui la civiltà è implosa ma qua e là c’è chi tenta ancora di restare umano, si arriva al quarto capitolo, in cui tutto è perduto, resta solo la follia.

Mad Max Fury Road

La trama

Furiosa (Charlize Theron senza braccio né capelli, sporca, sanguinante e tostissima) fugge su un’autocisterna con un gruppo di giovani, le fattrici, sottratte al crudele Immortan Joe (Hugh Keays-Byrne). Scoperta la fuga, il villain partirà al loro inseguimento con i suoi War Boys, un esercito di esaltati. Max, un azzeccato Tom Hardy di poche parole e molti grugniti, come al solito è lì per caso. Perchè Max non è un eroe e non vuole esserlo, lui vuole solo sopravvivere. Il fato però lo porterà su quella cisterna e intreccerà il suo destino a quello delle donne in fuga.

Le macchine di Fury Road

Poco importa che vi spieghi chi è Furiosa, chi sono le fattrici, chi è Immortan Joe. In realtà poco importa della storia e dei suoi personaggi, compreso quello nel titolo, perchè Max non è protagonista, come non lo è Furiosa. Le vere protagoniste del film sono le Macchine: il metallo, i motori urlanti, i copertoni che scavano nella sabbia, la benzina, le lamiere squarciate o accartocciate sotto le ruote, sono questi protagonisti e trama. E non è un caso che l’unica volta in cui Max si ferma per tornare indietro da solo non lo fa per portare in salvo una compagna d’avventura, ma per recuperare munizioni e un volante.
Mad Max Fury Road è un roboante elogio alla macchina e alla velocità.

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La regia di Miller

Miller crea dei personaggi malati, nel corpo e nella mente, con un look tra punk, sadomaso e tribale e li mette al volante di auto assurde (quella di Immortan Joe è un vero capolavoro). Poi li lancia a tutta velocità nel deserto e riprende questa folle corsa con la stessa frenesia con cui i War Boys vanno in combattimento. Esalta e si esalta a ogni schizzo di sangue o esplosione, sussulta per ogni pugno o speronamento, scandisce il tempo con il martellante suono di tamburi e chitarre elettriche (fisicamente presenti in scena), balza incessantemente da un mezzo all’altro, da un personaggio all’altro, amplifica il suono del motore, il rumore di ferraglia della cisterna colpita da proiettili, lance e bombe, le urla dei War Boys che sognano il Valhalla e, non ancora soddisfatto, si diverte di tanto in tanto a raddoppiare la velocità dei fotogrammi per rendere il tutto più incalzante e grottesco.

Mad Max Fury Road – Tom Hardy

Il nostro commento

Dietro Mad Max Fury Road è ben visibile l’urgenza di Miller di tornare alla saga con più esperienza e idee più chiare, ora che la tecnologia e i mezzi disponibili sono migliori. È come se non abbia mai smesso di pensare a Max e al suo mondo distrutto e abbia solo aspettato il momento perfetto per tornare a raccontarlo. Nell’era dei fast & furious e della CGI, questo “vecchietto” di 70 anni torna alle origini e all’action, dando una lezione di stile a tutti i giovani registi del genere.

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