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Dieci film per un decennio – Cosmopolis

Non una classifica dei dieci migliori film, ma una sorta di “mappa” che esplora territori e indaga specificità del cinema degli ultimi dieci anni. Terza tappa: Cosmopolis.

COSMOPOLIS, CANADA 2012. Regia di David Cronenberg. Cast: Robert Pattinson, Samantha Morton, Jay Baruchel, Paul Giamatti, Kevin Durand, Juliette Binoche, Sarah Gadon, Mathieu Amalric.

La trama di Cosmopolis

Eric Packer, giovanissimo squalo della finanza, decide di andare a tagliarsi i capelli dal vecchio barbiere di suo padre, in un giorno in cui New York sembra impazzita. La visita del presidente degli Stati Uniti e il funerale di una celebrità hanno paralizzato il traffico. Le sue guardie del corpo continuano a ricevere segnalazioni di innumerevoli pericoli, compresa una seria minaccia di morte. Ma Eric decide comunque di attraversare la città per andare a compiere il “rito” del taglio dei capelli nel suo vecchio quartiere. La limousine a passo d’uomo attraversa una città in rivolta sull’orlo del collasso. Durante il tragitto Eric farà molti incontri: donne, colleghi, medici, sua moglie. Con tutti loro affronterà non solo parte del tragitto, ma assisterà anche al suo probabile tracollo finanziario.

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La fine della realtà

Cosmopolis, film di David Cronenberg tratto dall’omonimo romanzo di Don De Lillo è innanzitutto una grande metafora. L’apocalisse esistenziale convive con il dissesto politico ed economico. La realtà corre verso un futuro dai toni sempre più cupi. Ma il film di Cronenberg va oltre: il regista filtra il romanzo di De Lillo attraverso la propria visione; lo rende autonomo pur conservando pressoché tutti i dialoghi del libro. La pellicola mette in scena l’ultima possibilità di un Ulysses contemporaneo di ricongiungersi con le proprie origini, cioè di riappropriarsi della propria realtà. Quello della limousine è il viaggio fuori tempo massimo di una capsula sigillata attraverso la fine di un mondo. O meglio: attraverso la fine di una realtà. Cosmopolis è una lunga riflessione sulla morte avvenuta della realtà. Baudrillard aveva parlato della morte del reale e dell’avvento dell’era dell’iper-reale. Questo film fa un passo in avanti, e profeticamente descrive la condizione contemporanea. L’iper-reale ha lasciato il posto al totalmente aleatorio, all’incorporeo, all’immateriale. Siamo davanti, insomma, ad un nuovo tipo di virtualità eterodiretta che non è più quella promessa dall’era dell’informatica.

Cosmopolis – Robert Pattinson e Sarah Gadon

La profezia dell’apocalisse

All’interno della limousine il mondo viene filtrato attraverso gli schermi che riproducono l’esterno. Ma quella restituita non è più di una visione post-modernista della realtà. Per questo il film è una sorta di seguito e superamento di Videodrome. Insomma è un’ultima rappresentazione della dissolvenza di una realtà così come l’abbiamo intesa finora. E il mondo della finanza altro non è che lo specchio di questa nuova esperienza del reale. Cronenberg è lucido e profetico: racconta una società che si nutre di complotti, che per continuare a rigenerarsi ha bisogno della minaccia costante. Frederic Jameson e Umberto Eco, in tempi non sospetti, hanno ampiamente chiarito quanto la febbre del complotto sia una costante della contemporaneità; c’è sempre bisogno di trovare un ostacolo sulla propria strada per poter giustificare la propria presenza e la propria violenza. Nel film di Cronenberg un altro mondo non è possibile, perché il capitalismo stesso ha generato la forza che lo porterà alla fine, ha auto-innescato la catastrofe, attraverso un meccanismo di creazione che, sin dall’inizio, prevedeva anche la distruzione.

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Il protagonista di Cosmopolis

All’interno di questa temperie si muove lentamente, con dei tempi dilatatissimi, il protagonista. Il personaggio è privo di qualsiasi caratteristica esteriore, se non un appetito, alimentare e sessuale, insaziabile. Questa è l’unica cosa che gli ricorda di essere “giovane”, di essere una perfetta incarnazione del mondo che rappresenta. La fine della gioia della gioventù e dell’ironia del neocapitalismo si riflette tutta attraverso questa innaturale freddezza. Eric Packer è la personificazione dell’aleatorietà dell’era della finanza in crisi. E non è un caso che sia quasi ossessionato da un artista come Mark Rothko, e dalla musica di Erik Satie. Il suo continuo parlare crea un continuum dialogico in cui le parole modellano la regia e scandiscono il ritmo delle immagini. Cronenberg riesce a creare prospettive sempre nuove all’interno di uno spazio chiuso.

Cosmopolis – Robert Pattinson e Jay Baruchel

La regia di Cronenberg

La regia serra i personaggi in un involucro sigillato in cui la realtà, o quel che ne resta, riesce a trasparire solo attraverso uno schermo. E quello che arriva dall’esterno e ciò che rimane fuori ha un valore conoscitivo importantissimo.Cronenberg oppone al campo/controcampo della messa in scena dialogica un contrappunto sonoro in cui molto spesso i silenzi contano di più dei suoni. E la visione ostruita svela più di quanto tenta di nascondere attraverso i vetri scuri della limousine. La contrapposizione tra la continuità dialogica e il silenzio della realtà descrive una situazione desolata: i ricchi hanno perso, i poveri hanno perso, la realtà è in decomposizione. L’età dell’oro è finita, così come quella del denaro. L’epoca della finanza virtuale è sull’orlo del baratro: che non ci aspetti forse, come suggerisce un personaggio del film, l’epoca in cui il topo si trasformerà in unità monetaria? Il film è una precisa istantanea della nostra epoca, uno spazio chiuso che s’allarga a spirale fino a comprendere e fagocitare la cosiddetta realtà.

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