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Bella ciao e la vera storia della “canzone della liberazione”

Bella ciao è un canto popolare italiano, secondo alcuni proprio di alcune formazioni della Resistenza. In realtà forse mai cantato o poco cantato nella versione del partigiano. Non ci sono infatti tracce nei documenti dell’immediato dopoguerra né è presente nei canzonieri importanti…

Bella ciao è un canto popolare italiano, secondo alcuni proprio di alcune formazioni della Resistenza. Eppure, in realtà, forse mai cantato o poco cantato nella versione del partigiano, prima della fine della guerra. La stessa Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) riconosce che Bella ciao: “Divenne inno della Resistenza soltanto vent’anni dopo la fine della guerra […] è diventato un inno soltanto quando già da anni i partigiani avevano consegnato le armi”.

Le testimonianze storiche

Di fatto, non ci sono tracce nei documenti dell’immediato dopoguerra né è presente nei canzonieri importanti. Non c’è, ad esempio, nel “Canzoniere Italiano” di Pasolini e nemmeno nei “Canti Politici” di Editori Riuniti del ’62. Gli stessi estensori della proposta di legge di Bella Ciao come inno istituzionale del 25 aprile evidenziano che la canzone, nella forma che oggi tutti conosciamo, non è presente in nessun documento anteriore agli anni ‘50 tanto da non comparire in nessuna raccolta di canti partigiani di quegli anni, come il ‘Canta partigiano’ edito da Panfilo a Cuneo nel 1945, le varie edizioni del ‘Canzoniere italiano’ di Pasolini o le riviste (come ‘Folklore’ nel 1946).

Le prima pubblicazione ufficiale

La prima pubblicazione del testo oggi cantato è avvenuta nel 1953 sulla rivista La Lapa, per poi essere pubblicato su L’Unità nel 1957. La sua conoscenza tuttavia si è diffusa soltanto dopo il Festival di Spoleto del 1964 e oggi viene cantata associandola idealmente al movimento partigiano. Nonostante sia un brano italiano legato a vicende nazionali, viene usato in molte parti del mondo come canto di resistenza e di libertà.

Il testo della Bella ciao dei Partigiani

«Una mattina mi son svegliato

o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao

una mattina mi son svegliato

e ho trovato l’invasor.

O partigiano portami via

o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao

o partigiano portami via

che mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano

o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao

e se io muoio da partigiano

tu mi devi seppellir.

Seppellire lassù in montagna

o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao

seppellire lassù in montagna

sotto l’ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno

o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao

e le genti che passeranno

mi diranno che bel fior.

E questo è il fiore del partigiano

o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao

e questo è il fiore del partigiano

morto per la libertà.»

Il testo della Bella ciao delle mondine

Come già anticipato, alcuni sostengono che la Bella ciao partigiana sia stata preceduta dalla Bella ciao delle mondine che lo storico Cesare Bermani reputa invece posteriore. Di seguito il testo.

«Alla mattina appena alzata

o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao

alla mattina appena alzata

in risaia mi tocca andar.

E fra gli insetti e le zanzare

o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao

e fra gli insetti e le zanzare

un dur lavoro mi tocca far.

Il capo in piedi col suo bastone

o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao

il capo in piedi col suo bastone

e noi curve a lavorar.

O mamma mia o che tormento

o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao

o mamma mia o che tormento

io t’invoco ogni doman.

Ed ogni ora che qui passiamo

o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao

ed ogni ora che qui passiamo

noi perdiam la gioventù.

Ma verrà un giorno che tutte quante

o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao

ma verrà un giorno che tutte quante

lavoreremo in libertà.»

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