Il documentario racconta il ritorno degli Oasis sul palco dopo anni di separazione, seguendo Liam e Noel Gallagher tra prove, concerti e il rapporto ritrovato
Oasis: Don’t Look Back In Anger racconta uno dei momenti più attesi della storia recente della musica britannica: la reunion degli Oasis e il ritorno insieme di Liam e Noel Gallagher dopo la lunga frattura che aveva segnato il destino della band. Un viaggio tra palco e backstage che ripercorre la preparazione del nuovo capitolo della storia del gruppo simbolo del britpop. Uscirà il 9 ottobre 2026 su Disney+ (visibile anche su Sky Glass, Sky Q e tramite app su NOW Smart Stick)
Il ritorno degli Oasis diventa un film
La reunion degli Oasis arriva sul grande schermo con Don’t Look Back In Anger, un documentario che segue da vicino il percorso che ha riportato la band a esibirsi insieme. Il film accompagna il pubblico dietro le quinte del ritorno dei fratelli Gallagher, mostrando prove, preparazione dei concerti e momenti lontani dal palco.
Al centro del racconto c’è il rapporto tra Liam e Noel Gallagher, due personalità che hanno segnato profondamente l’identità degli Oasis e che, dopo anni di distanza, tornano a condividere lo stesso progetto musicale. Il documentario osserva il delicato equilibrio tra il peso della storia della band e la volontà di aprire una nuova fase.
Una storia iniziata nella Manchester degli anni Novanta
Gli Oasis sono nati a Manchester nel 1991 e in pochi anni sono diventati una delle formazioni più rappresentative della scena britannica. Con il loro sound ispirato al rock degli anni Sessanta e Settanta, unito all’attitudine del britpop, hanno costruito un repertorio capace di definire un’intera generazione.
Album come Definitely Maybe e (What’s the Story) Morning Glory? hanno trasformato la band in un fenomeno internazionale, mentre il rapporto tra i due fratelli Gallagher è diventato parte integrante del mito del gruppo: una relazione fatta di collaborazione artistica, contrasti e continui riavvicinamenti.
Il film racconta la band oltre il palco
Don’t Look Back In Anger non si limita a documentare i concerti della reunion, ma sceglie di concentrarsi anche sul lavoro necessario per riportare insieme una band rimasta lontana dalle scene per molti anni.
Le immagini mostrano la dimensione più intima del ritorno degli Oasis: il confronto tra i musicisti, la costruzione dello spettacolo e quei momenti che precedono l’incontro con il pubblico. Un racconto che mette in primo piano il percorso umano e professionale dietro una delle reunion più discusse della musica contemporanea.
Le canzoni che hanno segnato un’epoca
La colonna sonora del documentario è inevitabilmente legata ai brani che hanno reso gli Oasis una delle band britanniche più amate nel mondo. Canzoni come Wonderwall, Live Forever e Don’t Look Back In Anger continuano a rappresentare il legame tra il gruppo e milioni di ascoltatori.
Proprio il rapporto con i fan è uno degli elementi centrali del film: generazioni diverse si ritrovano davanti allo stesso repertorio, dimostrando come la musica degli Oasis abbia mantenuto negli anni una forte capacità di aggregazione.
Dylan Southern e Will Lovelace dietro la macchina da presa
La regia del documentario è affidata a Dylan Southern e Will Lovelace, che scelgono un approccio diretto e osservazionale. Il film alterna immagini di concerti, momenti dietro le quinte e scene dedicate alla preparazione della reunion, costruendo il ritratto di una band chiamata a confrontarsi con la propria storia.
Il risultato è un racconto che guarda agli Oasis non soltanto come icona musicale, ma come fenomeno culturale capace di attraversare decenni.
Un ritorno che guarda al futuro
La reunion degli Oasis rappresenta il ritorno di una delle band più influenti della musica britannica. Don’t Look Back In Anger racconta questo momento senza separare il passato dal presente: da una parte il peso di una storia iniziata negli anni Novanta, dall’altra la possibilità di una nuova fase condivisa.
Un film che attraversa memoria, conflitti e musica, seguendo il percorso di due fratelli che hanno trasformato il loro rapporto complesso in una delle storie più raccontate del rock contemporaneo.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

