Scritta nel 2017 da Cristina Torres Cáceres, la poesia è diventata un manifesto contro la violenza sulle donne. Condivisa da Elena Cecchettin dopo la morte della sorella Giulia, ha ispirato anche il titolo del film di Paola Randi
Se domani non torno è una poesia dell’attivista femminista peruviana Cristina Torres Cáceres, diventata un simbolo internazionale della lotta contro i femminicidi. Il componimento ha acquisito particolare rilevanza in Italia dopo la morte di Giulia Cecchettin, uccisa nel 2023 dall’ex fidanzato Filippo Turetta.
A condividerlo sui social, il 19 novembre 2023, è stata Elena Cecchettin, sorella di Giulia, il giorno successivo al ritrovamento del corpo. Da allora, i versi sono diventati un riferimento nelle manifestazioni contro la violenza di genere. La poesia ha inoltre ispirato il titolo del film Se domani non torno, diretto da Paola Randi e dedicato alla memoria della giovane.
Il testo e il significato della poesia
Il componimento è costruito come una lettera immaginaria di una figlia alla madre, nella quale la giovane affronta la possibilità di essere uccisa e denuncia i meccanismi sociali che tendono a colpevolizzare le vittime di violenza.
Uno dei passaggi più rappresentativi è: «Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima».
La poesia affronta il tema del victim blaming, ovvero l’attribuzione alla vittima di una parte della responsabilità della violenza subita. L’abbigliamento, il consumo di alcol, le relazioni personali e le abitudini diventano, nel racconto, pretesti utilizzati per giustificare l’aggressore.
Il testo contiene anche un messaggio rivolto alle famiglie: proteggere le donne non significa limitarne la libertà. La protagonista invita la madre a non impedire alle altre ragazze di vivere autonomamente, ma a combattere le condizioni culturali che rendono possibile la violenza.
Come nasce Se domani non torno
Cristina Torres Cáceres scrisse la poesia nel 2017, dopo l’omicidio di Mara Castilla, una ragazza messicana di 19 anni assassinata dal tassista che avrebbe dovuto riaccompagnarla a casa.
La vicenda suscitò forti proteste in Messico e Perù, incoraggiando numerose donne a raccontare le molestie subite durante gli spostamenti in taxi. In quel contesto nacque il componimento, inizialmente pubblicato su Facebook e successivamente condiviso con il collettivo femminista Las Respondonas.
Conosciuta anche con il titolo originale Si mañana me toca, quiero ser la última, la poesia ha progressivamente superato i confini sudamericani, diventando uno dei testi utilizzati nelle mobilitazioni contro i femminicidi.
Il significato di “Se domani non torno, distruggi tutto”
Tra le espressioni più conosciute del componimento figura l’invito a distruggere tutto qualora la protagonista non dovesse tornare a casa.
La frase rappresenta una chiamata alla reazione contro la violenza, non necessariamente un’esortazione alla distruzione materiale. Può tradursi nella richiesta di giustizia, nella partecipazione alle manifestazioni, nella denuncia oppure nella scelta di raccontare la propria esperienza.
Il messaggio centrale è il rifiuto del silenzio e della rassegnazione. Un significato che ha contribuito alla diffusione della poesia e che continua ad accompagnare le manifestazioni contro la violenza sulle donne.
Dalla poesia al cinema: il film di Paola Randi
La scelta di intitolare Se domani non torno il film di Paola Randi, dedicato a Giulia Cecchettin, stabilisce un collegamento tra il racconto cinematografico e il movimento internazionale contro la violenza di genere.
Nata come reazione a un femminicidio in Messico, la poesia di Cristina Torres Cáceres è diventata nel tempo una voce collettiva, capace di attraversare lingue e Paesi diversi. Al centro resta il desiderio espresso nel verso conclusivo: che nessun’altra donna debba subire la stessa violenza.
Il testo completo
Non aver paura, mamma, se vedi che sono stata pugnalata.
Non gridare quando vedi che mi hanno trascinata.
Mamma, non piangere se scopri che mi hanno impalata.
Ti diranno che sono stata io, che non ho urlato, che erano i miei vestiti, l’alcol nel sangue.
Ti diranno che era giusto, che ero da sola.
Che il mio ex psicopatico avesse le sue ragioni, che ero infedele, che ero una puttana.
Ti diranno che ho vissuto, mamma, che ho osato volare molto in alto in un mondo senza aria.
Lo giuro, mamma, sono morta combattendo.
Lo giuro, mia cara mamma, ho urlato forte così come volavo alto.
Ti ricorderai di me, mamma, saprai che sono stata io a rovinarlo quando avrai di fronte tutti quelli che urleranno il mio nome.
Perché lo so, mamma, non ti fermerai.
Ma, per quello che vuoi di più, non legare mia sorella.
Non rinchiudere le mie cugine, non privare le tue nipoti.
Non è colpa tua, mamma, non è stata nemmeno mia.
Sono loro, saranno sempre loro.
Combatti per le loro ali, quelle ali che mi tagliarono.
Combatti per loro, che possano essere libere di volare più in alto di me.
Combatti per urlare più forte di me.
Possano vivere senza paura, mamma, proprio come ho vissuto io.
Mamma, non piangere le mie ceneri.
Se domani sono io, mamma, se non torno domani, distruggi tutto.
Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima.
Appassionato/a di arte, teatro, cinema, libri, spettacolo e cultura? Segui le nostre pagine Facebook, X, Google News e iscriviti alla nostra newsletter
Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

