Pippo Delbono porta in scena Amore, un’opera intensa che esplora le sfumature più profonde dell’emozione umana, tra poesia, musica e una scenografia che lascia il segno…

Dal 20 al 25 gennaio 2026, al Teatro Vascello di Roma, va in scena Amore, il nuovo spettacolo di Pippo Delbono. Un’esperienza teatrale che attraversa paesaggi geografici, emotivi e umani, penetrando nell’anima dello spettatore. L’idea nasce dall’incontro con il Portogallo e le sue terre sorelle – Angola, Capo Verde – e si sviluppa come un rituale laico in cui musica, corpo e parola poetica diventano strumenti di una ricerca sensibile sull’amore: un sentimento tanto necessario quanto doloroso.
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Una scenografia essenziale
Delbono firma una regia che si muove per immagini e vibrazioni, affidandosi a un montaggio emotivo volutamente irrisolto. La scena, progettata da Joana Villaverde, è essenziale e si anima di presenze che appaiono e scompaiono, dando spazio all’assenza come cuore della drammaturgia. È un teatro del pieno e del vuoto, dove il silenzio pesa tanto quanto il canto e la distanza diventa materia scenica. Le luci di Orlando Bolognesi disegnano quadri cangianti, ora freddi, ora incandescenti, mentre i costumi di Elena Giampaoli avvolgono i corpi con eleganza e leggerezza, senza mai costringerli.
La musica come colonna portante
La musica è la vera colonna portante dello spettacolo. Le composizioni originali di Pedro Jóia trasformano continuamente la scena, passando da una lenta processione a una festa allegorica. Le voci, da Selma Uamusse a Pepe Robledo, aprono fenditure emotive, arrivando al cuore dello spettatore senza filtri, come un grido o una preghiera. Il suono, curato da Pietro Tirella, amplifica questa dimensione sensoriale, trasformando il teatro in una cassa di risonanza dell’anima.
Grandi autori al microfono di Delbono
La parola poetica permea l’intero spettacolo. Autori come Drummond de Andrade, Rilke, Prévert, Sophia de Mello Breyner Andresen e altri, creano un coro che Delbono restituisce con il suo inconfondibile salmodiare al microfono. È una voce che cerca l’amore, lo teme, lo invoca e lo respinge, consapevole della paura che esso porta con sé. Gli interpreti – Dolly Albertin, Gianni Parenti, Grazia Spinella, Miguel Ramos – abitano lo spazio scenico con generosità e vulnerabilità, dando vita a una comunità fragile, mai pacificata.
Uno spettacolo che inquieta e fa riflettere
In definitiva, Amore è un tentativo di portare la vita dentro il teatro senza addomesticarla. Un gesto poetico che invita lo spettatore a sostare nell’assenza, a guardare ciò che tarda ad arrivare. In un’epoca che fatica a nominare l’amore senza paura o retorica, Delbono lo espone come un “uccello rapace”: crudele, necessario, profondamente umano. Un’esperienza teatrale che lascia una nostalgia attiva, inquieta e viva, ben oltre la fine dello spettacolo.
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Entra nel mondo dello spettacolo giovanissimo alternandosi nel ruolo di ballerino tra teatro cinema e tv. A 23 anni consegue la laurea al DAMS presso l’università Roma 3 ed inizia un percorso lavorativo nel settore televisivo avvicendandosi tra emittenti private minori (Tv Gold) e le principali reti nazionali (Rai e Mediaset) sviluppando esperienze a 360 gradi sia dietro le quinte che sul palco.

