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Morte di un commesso viaggiatore: la nostra recensione

di Alessia Tona

“Era un commesso viaggiatore e se lo fai non vivi sulla terra […] Non leggi articoli  del codice o prescrivi una ricetta […] Tu lavori così per anni aggrappato a un sorriso e quando nessuno ti sorride più e la fine del mondo”. Costruire la propria vita su “sogni sbagliati” e mai realizzati, credere alle proprie bugie fino al punto di annientare se stessi e vivere veramente ciò che abbiamo inventato, desiderato e non avuto. È la vita che si ripropone in chiave altamente drammatica, fatta di piccole bugie, piantate come alberi che crescono a dismisura, fin quando le radici distruggono le fondamenta di tutto ciò che si è cercato sempre di salvaguardare.

“POCHISSIMI RESPIRI” – Ci racconta Elio De Capitani, attraverso le parole di Arthur Miller la drammatica ma allo stesso tempo ironica sorte di Willy Loman, un commesso viaggiatore. Una drammaturgia fitta, racchiusa in pochi, pochissimi respiri che ci permette di entrare all’interno della sua mente, dei suoi drammi e delle sue paure. La disfatta di un uomo che tanto ha amato la sua famiglia al punto di mentire sulla stessa essenza dei suoi componenti che, per amor suo, giocano questa partita fino alla fine.

Crescono con il suo stesso animo i figli tanto amati, quei figli che sono il motore della propria rivalsa ma che portano nei geni la menzogna e la paura del fallimento. “Sbagliava i sogni, credeva di essere una cosa ed era un’altra”. E mentre ci sfila davanti una realtà non troppo lontana dall’odierna, fatta di appuntamenti mancati per orgoglio, di invidia, di rate e scadenze da pagare, le storie della famiglia Loman ci attraversano intimamente, con grande forza emotiva, sino ad esplodere in un silenzio finale, ma dovuto.

“UN CAST ECCELLENTE”- Un cast eccellente che ha messo nel cuore di questi personaggi molto più che una semplice battuta portata bene. Emergono per intensità Elio De Capitani nel ruolo di Willy ,e Angelo Di Genio che interpreta il figlio amatissimo Biff, poli opposti di una calamita. Marco Bonadei  un Happy dal carattere forte,  porta avanti una latente ed eterna rivalità tra fratelli.  Cristina Crippa mette in scena una signora Loman madre e moglie presente e assente a se stessa, che fa emergere il dolore delle bugie costretta a portarsi dietro per amore.

“UNA MESSA IN SCENA NELLA MESSA IN SCENA”. – Una storia magistralmente diretta in cui le anime singole dei personaggi emergono magnificamente in una lotta contro le parole e i gesti di una vita famigliare. La cui esistenza viene soffocata proprio dalle mani di chi l’ha generata, per scappare dalle proprie menzogne/ sogni.  Siamo quello che fingiamo di essere, ed in questa eterna bugia la fine si fa sempre più vicina, annientando l’anima. È una messa in scena nella messa in scena che ci guida in un mondo, quello del teatro, fatto di gesti, parole e movimenti che altro non sono che la vita stessa. Agli spettatori l’onore e il piacere di osservare la vita in un luogo dove ogni cosa può accadere . E quando tutto sembra perduto la remissione spetta anche a chi non è stato sincero ma ha profondamente sognato. “Non calunniate quest’uomo, un commesso viaggiatore deve sognare … i sogni fanno parte del mestiere ”.

INFO – MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE di Arthur Miller, regia Elio De Capitani, traduzione Masolino d’Amico, con Elio De Capitani, Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Federico Vanni, Gabriele Calindri, Daniele Marmi, Vincenzo Zampa,Alice Redini, Vanessa Korn. E’ andato in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano.

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