Coreutica – Frontiere: la recensione

di Alessia Tona

Un momento senza tempo, che il tempo di raccontare qualcosa lo ha trovato e anche profondamente. Uno spettacolo dalle sonorità magiche che sa di mare. Il m

are che lega e quello che divide, quello che dà vita e che la vita ingoia.

“UN VIAGGIO INTERMINABILE NELLA STORIA”- È la seconda volta che ho il piacere di sedermi a gustare questo miscuglio genuino di arte. Uno spettacolo che muta le sue vesti, e che sono certa ancora lo farà. Come parlare di Coreutica – Frontiere se non di un momento teatrale che racconta nelle sue armoniose vesti un viaggio interminabile, che nella storia ha visto mille popoli esserne protagonisti, ed esserlo ancora oggi. Chi siete? Quanti siete? Chi siete? Quanti Siete? … mi sento stretta in una strana morsa d’attenzione, per capire, per comprendere se potrò o meno superare questa frontiera. Non so bene se ci sono (o no) riuscita, ma resta il fatto che qualcosa rimane dentro, anche cercando di evitarlo. Anche cercando di non voler guardare la verità raccontata come una favola che perde il suo finale nelle sfumature blu del mare.

 

 “UNA FRONTIERA DA ATTRAVERSARE”-  Ci Guardiamo negli occhi io e il mare, e aspettiamo. Coreutica ci racconta un viaggio profumato di incontri e tradizioni, di sonorità dimenticate impresse nella carne. Il viaggio senza ritorno in terre madri. Madri per luoghi, tempi e uomini sconosciuti. La certezza della propria essenza e la paura dell’ignoto. L’uniformazione delle masse e l’annientamento della propria volontà. Una frontiera è un luogo da attraversare, da conquistare, da amare … o odiare. E sì chiù bella tu, e sì chiù bella, e sì chiù bella tu di na cirasa. Frontiera è quello che sappiamo di poter fare, che non ci aspettiamo. I nostri salti nel vuoto. Un’esperienza antropologica che fa riflettere senza cadere mai nella monotonia.

“SPADA SULLE TESTE DELL’UOMO” – È un piacere vedere Francesca Ferrari, coreografa e regista dello spettacolo, intensa e profonda nelle performance che la rendono il punto focale più ricercato. Emerge nella sua danza un magnetismo leggero, che attira e non lascia la presa per nessun motivo. Andrea Colangelo gli fa da eco, regalando a questo viaggio melodie che profumano di sole, attraverso una voce che sembra  prendere forza dalla terra.  Eugenio Ravo, nuova perla dello spettacolo,  porta con sé attimi evocativi, tra ritmica e parole, ben definiti, tinti di varie sfumature come il rosso delle vesti di chi ne è interprete. Arricchiscono il quadro danzatrici e musicisti che viaggiano insieme, fino alla fine, tenendosi per mano.  In questo viaggio una sposa si prepara ad un matrimonio forzato, al quale si appresta inerme. In questo viaggio la gente si stringe nei barconi in un corpo solo alla ricerca di una vita, in questo viaggio si racconta con il sorriso la costrizione, eterna spada sulle teste dell’uomo.  Ed è alla fine,  quando si guarda l’ignoto che si ha la certezza della speranza di poter cambiare tutto qui ed ora, e  la consapevolezza della propria diversità il dono più grande .

Felice chi è diverso, essendo egli diverso ma guai a chi è diverso essendo egli comune.

INFO – Coreutica –Frontiere, dedicato a Samia Yusuf Omar. Horti Sallustiani. Con: Marianna Cifarelli, Andrea Colangelo ,Fulvia Farcomeni, Francesca Ferrari, Maria Sole Ferrari, Barbara Forti, Andrea Graziosi, Silvia Martella, Simone Nilson, Aurora Pica, Eugenio Ravo, Sara Roque, Elia Salvatori. Regia: Francesca Ferrari. Musiche Originali: Andrea Colangelo,  Fabrizio Cammisuli. Direzione Artistica: Igor Gret

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