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I “Fiori d’acciaio” di Robert Harling al Sala Umberto di Roma

Dal 3 al 20 febbraio, presso il Sala Umberto di Roma, “Fiori d’acciaio” di Robert Harling, con la regia di Michela Andreozzi e Massimiliano Vado. Sul palco Tosca D’Aquino, Rocìo Munoz Morales, Emanuela Muni, Emy Bergamo, Martina Difonte e Giulia Weber

Dal 3 al 20 febbraio, presso il Sala Umberto di Roma, “Fiori d’acciaio” di Robert Harling, con la regia di Michela Andreozzi e Massimiliano Vado. Sul palco Tosca D’Aquino, Rocìo Munoz Morales, Emanuela Muni, Emy Bergamo, Martina Difonte e Giulia Weber. Un cast tutto al femminile e un’ambientazione anni Ottanta per far rivivere la pièce cult del 1985, da cui è stato tratto l’omonimo film del 1989.

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La trama dello spettacolo teatrale

Ambientato nella cittadina immaginaria della Louisiana Chinquapin, Fiori d’acciaio racconta la storia di sei donne e la profonda amicizia che le lega. In particolare, la pièce si concentra su un arco di tre anni a partire dal matrimonio di Shelby, la figlia di M’Lynn, con Jackson e la diagnosi di diabete di tipo 1. Shelby decide di avere un figlio nonostante questo la costringerebbe ad interrompere le cure, compromettendo così la propria salute. Nonostante le richieste della madre di riconsiderare la propria decisione, Shelby rimane incinta e dà alla luce un figlio, ma il gesto le costa la vita. A consolare M’Lynn ci pensano le sue amiche di sempre che, come suggerisce il titolo, sono delicate come fiori ma forti come l’acciaio.

L’adattamento cinematografico

Nel 1989 Herbert Ross diresse l’omonimo adattamento cinematografico del dramma con Julia Roberts (premiata con il Golden Globe per la migliore attrice in un film drammatico), Sally Field, Olympia Dukakis e Shirley MacLaine. Robert Harling ne curò la sceneggiatura.

“Fiori d’acciaio, che vidi in sala poco più che adolescente, è stato il film che più di ogni altro mi ha spiegato cosa significhi essere donne”

“Fiori d’acciaio”, nella sua versione cinematografica, è uno dei romanzi di formazione che hanno accompagnato la mia prima giovinezza, insieme a “Piccole donne”, “Harry ti presento Sally” e “Colazione da Tiffany”. Storie di donne, grandi figure femminili che crescono, sbagliano, si confrontano, amano, odiano, combattono e qualche volta muoiono. Più della letteratura, o forse in modo più efficace, il cinema mi ha insegnato gli infiniti modi di affrontare la vita. “Fiori d’acciaio”, che vidi in sala poco più che adolescente, è stato il film che più di ogni altro mi ha spiegato cosa significhi essere donne e, nonostante ciò, fare fronte comune, ovvero la famosa, leggendaria, solidarietà femminile.

Che poi, tradotto in azione, significa conservare la propria identità, ritagliarsi un ruolo nel mondo, costruirsi uno spazio, intessere delle relazioni o alimentare dei conflitti e, malgrado tutto, essere capaci di unirsi. Obbiettivo non sempre facile, che però perseguo da sempre: nei miei progetti, nel cinema, nel teatro, nella vita privata. Ormai, per me, fare fronte comune è diventata una sfida, crederci una fede e lavorarci una questione di coerenza.

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