Indagini a San Benedetto del Tronto dopo la scomparsa di due accessori originali appartenuti a Raffaella Carrà. Le cinture facevano parte di costumi storici esposti nella mostra “Rumore”, dedicata alla carriera e all’eredità culturale dell’artista
Due cinture appartenute a Raffaella Carrà sono scomparse dalla mostra Rumore, allestita alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, nelle Marche. Gli accessori facevano parte di alcuni abiti di scena originali esposti al pubblico nell’ambito del percorso dedicato alla showgirl, cantante e conduttrice.
Sul caso sono in corso le indagini dei carabinieri, dopo la denuncia presentata dai collezionisti Giovanni Gioia e Vincenzo Mola, proprietari di Collezioni Carrà, l’archivio privato da cui provenivano i costumi.
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La scoperta nell’ultimo giorno di esposizione
La scomparsa è stata accertata nella mattina di domenica, poco prima dell’apertura dell’ultima giornata della mostra e durante le operazioni di disallestimento. L’esposizione era rimasta aperta per oltre tre settimane, dal 18 aprile al 10 maggio.
Dalle prime verifiche non sarebbero emersi segni di effrazione all’interno della struttura. Questo elemento lascia ipotizzare che il furto possa essere avvenuto durante gli orari di visita, quando gli spazi erano accessibili al pubblico.
Gli accessori sottratti
Le due cinture rubate appartenevano a costumi indossati da Raffaella Carrà in momenti diversi della sua carriera televisiva. Una era parte di un abito utilizzato nel programma Amore, nel 2006. L’altra apparteneva a un costume indossato nella prima puntata della quarta edizione di Carramba che fortuna, andata in onda nel 2008.
Entrambi gli accessori erano decorati con applicazioni originali in cristalli Swarovski e costituivano parte integrante degli abiti di scena. Non si trattava quindi di elementi sostituibili, ma di componenti legati alla storia materiale dei costumi.
Il valore storico degli abiti di Raffaella Carrà
I collezionisti hanno sottolineato il valore culturale degli oggetti sottratti, legato non soltanto alla figura di Raffaella Carrà, ma anche alla storia della televisione italiana. Gli abiti raccontano infatti un percorso artistico che attraversa spettacolo, costume, linguaggio televisivo e immaginario popolare.
La perdita riguarda due elementi originali di costumi considerati pezzi unici. Il danno, oltre che patrimoniale, viene indicato come culturale ed emotivo, perché riguarda materiali direttamente collegati alla memoria pubblica dell’artista.
La collezione esposta a San Benedetto del Tronto
La mostra Rumore presentava trenta abiti originali provenienti dalla collezione privata di Gioia e Mola. L’archivio conserva circa 350 costumi indossati da Raffaella Carrà tra il 1976 e il 2012, in produzioni Rai, Mediaset e della televisione spagnola TVE.
Il percorso espositivo era dedicato alla carriera dell’artista e al suo impatto culturale e sociale, con attenzione ai temi della libertà, dell’emancipazione femminile e dei diritti civili.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

