Dal 29 maggio al 27 settembre 2026 la mostra dedicata a Joseph Mallord William Turner porta a Como, tra Broletto e Pinacoteca, opere provenienti dalla Tate di Londra
In occasione della mostra Turner. L’incanto del lago di Como e del paesaggio italiano, in programma dal 29 maggio al 27 settembre 2026 tra Palazzo del Broletto e Pinacoteca civica di Como, Luigi e Francesco Murano firmano il progetto illuminotecnico del percorso dedicato a Joseph Mallord William Turner.
L’intervento si confronta con un artista per il quale la luce non è soltanto un elemento atmosferico, ma una componente strutturale della visione. Da qui nasce una scelta progettuale misurata: non sovrapporre un’interpretazione luministica alle opere, ma costruire le condizioni perché il dato pittorico emerga con chiarezza.
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La mostra tra Como e la Tate di Londra
La mostra, ideata dal Comune di Como insieme alla Tate di Londra, riunisce opere provenienti dalla collezione britannica e dedicate al rapporto di Turner con il viaggio, il paesaggio italiano e il territorio lariano.
Il percorso comprende acquerelli, opere su carta e dipinti, con un nucleo dedicato alle suggestioni del Lago di Como. Tra i materiali esposti figurano anche sette acquerelli legati al paesaggio lariano, nei quali rilievi montuosi, superfici d’acqua e architetture diventano materia di osservazione e trasformazione pittorica.
Perché l’illuminazione è centrale
La natura delle opere esposte rende il progetto di Murano particolarmente delicato. Gli acquerelli e le opere su carta richiedono infatti livelli di illuminazione più contenuti rispetto ai dipinti a olio, per ragioni conservative. Allo stesso tempo, il percorso deve permettere una lettura nitida delle variazioni cromatiche e atmosferiche che caratterizzano il lavoro di Turner.
Luigi e Francesco Murano hanno quindi impostato l’intervento su una distinzione rigorosa tra valorizzazione e interpretazione. La luce non deve amplificare artificialmente ciò che l’opera contiene già, ma rendere leggibile la materia pittorica senza alterarne l’equilibrio percettivo.
Dagli schizzi del 1819 agli studi cromatici
Il progetto illuminotecnico accompagna una mostra costruita secondo un andamento cronologico e stilistico. Il racconto parte dagli schizzi realizzati intorno a Como durante il primo viaggio italiano del 1819, passa attraverso le piccole composizioni per l’edizione illustrata del 1830 di Italy, il poema di Samuel Rogers, e arriva agli studi cromatici dei soggiorni del 1842 e 1843.
In questa progressione, il paesaggio diventa gradualmente un campo di dissoluzione tra natura, architettura e atmosfera. Proprio questa trasformazione impone una luce capace di sostenere il percorso senza irrigidirlo, lasciando emergere la crescente autonomia del colore e della luminosità nella pittura di Turner.
Pareti fredde e opere calde
Per evitare sale eccessivamente cupe, senza superare i limiti conservativi richiesti dai materiali più sensibili, Luigi e Francesco Murano hanno lavorato anche sulle superfici dell’allestimento. La soluzione prevede luce fredda sulle pareti e luce calda sulle opere, così da definire una gerarchia visiva leggibile.
Il contrasto consente al visitatore di orientarsi nello spazio, mantenendo al centro l’opera e la sua percezione. La luce diventa così uno strumento di regolazione: accompagna lo sguardo, controlla l’ambiente e contribuisce alla qualità della fruizione.
Il dialogo con l’allestimento di Maria Luisa Quintiliani
Il progetto di Murano si inserisce nell’allestimento firmato dall’architetto Maria Luisa Quintiliani, caratterizzato dalla presenza di pareti cerulee plissettate ai lati delle opere.
La geometria delle superfici permette alla luce di variare tono e intensità in base all’inclinazione delle pieghe, generando un movimento visivo che richiama quello delle onde. La scelta dialoga con le cromie turneriane e con il tema del paesaggio lacustre, senza trasformare l’allestimento in elemento dominante.
Continuità tra Broletto e Pinacoteca
Il motivo della plissettatura e del colore viene ripreso anche negli spazi della Pinacoteca civica, creando un collegamento visivo con Palazzo del Broletto. La luce contribuisce a mantenere coerenza tra le due sedi, accompagnando il pubblico lungo un percorso unitario pur nella diversità degli ambienti.
La progettazione illuminotecnica assume quindi una funzione di raccordo: non solo tecnica, ma anche narrativa. Serve a rendere continuo il passaggio tra le sezioni della mostra e a tenere insieme opere, architettura e racconto espositivo.
Il film immersivo e il tema del viaggio
Nel percorso è prevista anche la proiezione di JMW Turner On the Wing, film immersivo prodotto da Tate Digital e dedicato alla vita e alla carriera dell’artista attraverso il tema del viaggio.
Anche questo elemento rafforza la necessità di un impianto luminoso calibrato, capace di convivere con registri visivi differenti: l’opera su carta, il dipinto, l’ambiente architettonico e la componente audiovisiva. Il progetto di Luigi e Francesco Murano lavora proprio su questa tenuta complessiva, evitando cesure brusche tra esperienza museale e dispositivi immersivi.
Una ricerca sulla luce applicata allo spazio espositivo
La mostra comasca diventa così un banco di prova per una ricerca sulla luce che unisce competenza tecnica, attenzione conservativa e controllo percettivo. Nel confronto con Turner, Luigi e Francesco Murano scelgono una linea sobria, costruita sulla precisione dei livelli luminosi e sul rapporto tra opera e spazio.
Luigi Murano, già autore dell’illuminazione della sfilata di Alberta Ferretti a Dubai, porta nel progetto una pratica trasversale, qui ricondotta alla misura richiesta dal contesto museale. Il risultato è un intervento che non cerca di competere con la pittura di Turner, ma di renderne leggibile la complessità luminosa.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

