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Food al Chiostro del Bramante: perché non perdere la nuova mostra e cosa accadrà

Food al Chiostro del Bramante: perché non perdere la nuova mostra e cosa avverrà
Food al Chiostro del Bramante: perché non perdere la nuova mostra e cosa avverrà

A Roma, fino al 29 marzo 2027, una mostra attraversa cinque secoli di storia dell’arte con oltre 60 artisti, da Marina Abramović a David LaChapelle. Un percorso tra desiderio, identità, memoria, società e ambiente

Il cibo non è soltanto nutrimento. È memoria, desiderio, identità, potere e relazione sociale. Ma anche un mezzo attraverso cui gli artisti hanno raccontato, nei secoli, il rapporto dell’uomo con il proprio corpo e con il mondo. Da questa prospettiva nasce Food. Il gusto nell’arte, la mostra ospitata al Chiostro del Bramante di Roma dal 17 ottobre 2026 al 29 marzo 2027, che riunisce 190 opere di oltre 60 artisti, attraversando cinque secoli di storia dell’arte.

Curata da Suzanne Landau, prodotta e organizzata da DART – Chiostro del Bramante, l’esposizione coincide con i trent’anni di attività dell’istituzione culturale romana. Dipinti, sculture, fotografie, video, installazioni, oggetti di design e opere sonore costruiscono un racconto che dal Cinquecento arriva alla contemporaneità, mettendo in dialogo linguaggi ed epoche differenti.

Tra gli artisti presenti figurano Marina Abramović, David LaChapelle, Sophie Calle, Vanessa Beecroft, Yinka Shonibare, Piero Gilardi, Carrie Mae Weems, Sam Taylor-Johnson, Daniel Spoerri, Ernesto Neto e Bartolomeo Bimbi. Il filo conduttore è il cibo, osservato non soltanto come soggetto artistico, ma come espressione dei cambiamenti culturali, economici e sociali.

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Sei sezioni per raccontare il rapporto tra arte, corpo e società

Il percorso espositivo si articola in sei capitoli tematici: Il cibo attraversa il mondo, Il corpo e il cibo, Giocare con il cibo, Dalla natura morta alla tavola, Il cibo e l’ecologia e Il cibo e i ricordi.

Le sezioni affrontano il rapporto tra alimentazione e identità culturale, il significato simbolico del cibo, il piacere e i tabù legati al corpo, le trasformazioni della società dei consumi e le conseguenze ambientali dei modelli produttivi.

Il percorso accosta opere storiche e contemporanee, mostrando come un soggetto tradizionalmente associato alla natura morta abbia progressivamente assunto significati politici, psicologici e sociali.

«Gli artisti hanno trasformato l’atto di nutrirsi e il cibo stesso in un vero e proprio linguaggio visivo, riflettendo su identità, politica, status sociale, piaceri e tabù. Il cibo è divenuto allegoria, metafora, atto di ribellione, espressione di amore, fatica, memoria e desiderio», osserva la curatrice Suzanne Landau.

Da Marina Abramović a David LaChapelle: il cibo nell’arte contemporanea

Nell’arte contemporanea, il cibo supera i confini della rappresentazione per diventare materia, gesto e strumento di riflessione.

In The Onion, Marina Abramović porta l’atto del mangiare all’interno della performance, mentre Sophie Calle, con Le régime chromatique, esplora il rapporto tra alimentazione, colore e ritualità quotidiana. Vanessa Beecroft affronta il tema del corpo, mentre Sigalit Landau, in DeadSea, colloca la propria figura al centro di una spirale di angurie nelle acque del Mar Morto.

Il linguaggio della fotografia contemporanea emerge nelle opere di David LaChapelle, tra cui Leonardo DiCaprio: Unspoiled e Death by Hamburger, Beverly Hills, che affrontano il rapporto tra immagine e immaginario del consumo.

L’ironia diventa invece protagonista con Claire Fontaine e l’opera Is it cake?, che rielabora il celebre orinatoio di Duchamp trasformandolo in una scultura apparentemente identica all’originale, ma con una fetta mancante che rivela gli strati di una torta.

Dalle nature morte del Seicento alle installazioni contemporanee

Uno degli aspetti centrali di FOOD. Il gusto nell’arte è il confronto tra la tradizione pittorica della natura morta e le ricerche artistiche più recenti.

Le opere di Bartolomeo Bimbi, Christian Berentz e Cristoforo Munari dialogano con artisti che utilizzano il cibo per affrontare temi come la trasformazione della materia, la caducità e la morte.

In Pomegranate, Ori Gersht riprende il linguaggio della natura morta seicentesca, costruendo un’immagine sospesa tra bellezza e violenza. Sam Taylor-Johnson, con Still Life, utilizza il video per mostrare il processo accelerato di decomposizione della frutta, mentre Mat Collishaw, nella serie Last Meal on Death Row, ricostruisce gli ultimi pasti dei condannati a morte attraverso l’estetica delle nature morte fiamminghe.

La mostra comprende anche due grandi installazioni pensate per essere attraversate fisicamente dai visitatori: Sweet Memories di Simone Post e Pasta Shell Grotto di Bompas & Parr, quest’ultima commissionata e prodotta da DART – Chiostro del Bramante con il supporto tecnico di La Molisana.

Il cibo come identità, memoria e questione ambientale

Il rapporto tra alimentazione e società attraversa numerose opere della mostra. Carrie Mae Weems, nella Kitchen Table Series, trasforma la cucina in uno spazio di osservazione delle relazioni quotidiane, mentre Martha Rosler, con Semiotics of the Kitchen, utilizza il linguaggio dei programmi televisivi di cucina per mettere in discussione gli stereotipi e i ruoli femminili.

La riflessione si estende ai processi economici e ambientali. Yinka Shonibare, con Food Man, affronta i rapporti tra produzione alimentare, colonialismo e cambiamento climatico. Ernesto Neto utilizza legumi e materiali organici in una grande installazione sospesa, mentre il collettivo Superflex, con Flooded McDonald’s, mostra un fast food progressivamente sommerso dall’acqua, proponendo una riflessione sul rapporto tra consumo e crisi ambientale.

In queste opere, il cibo diventa una chiave per leggere le disuguaglianze, i modelli di produzione e le trasformazioni del presente.

Il Bambino Gesù porta la nutrizione pediatrica dentro la mostra

Il progetto espositivo si estende anche al rapporto tra arte, alimentazione e salute grazie alla collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Lungo il percorso, alcuni contenuti elaborati con il contributo degli specialisti dell’ospedale approfondiscono temi legati all’alimentazione e alla nutrizione pediatrica. Attraverso appositi QR code, i visitatori possono accedere a informazioni scientifiche e curiosità pensate per un pubblico ampio, con particolare attenzione a bambini, ragazzi e famiglie.

La collaborazione coinvolge anche il Dipartimento Educativo del Chiostro del Bramante, con attività formative per gli educatori museali e incontri divulgativi aperti al pubblico.

Da gennaio 2027, il progetto proseguirà all’interno dell’ospedale attraverso laboratori, contenuti video e appuntamenti rivolti ai bambini e ai ragazzi ricoverati. Le opere e i temi della mostra diventeranno così strumenti per portare l’esperienza culturale anche a chi non può raggiungere il museo.

Coldiretti: dalle opere d’arte alla storia dei prodotti agricoli

Un ulteriore livello di lettura è previsto attraverso la collaborazione con Coldiretti, che torna al Chiostro del Bramante dopo l’esperienza di Flowers. Meravigliosa Natura.

Il progetto, il cui avvio è annunciato nel corso della mostra, collegherà alcune opere esposte alla storia dei prodotti alimentari, approfondendone origine, stagionalità, biodiversità e tradizioni agricole.

L’obiettivo è mettere in relazione il cibo rappresentato dagli artisti con quello reale, raccontando il lavoro degli agricoltori, il legame con i territori e il ruolo delle comunità rurali nella conservazione del patrimonio alimentare.

Un percorso rivolto ad adulti e bambini, che amplia la riflessione artistica verso i temi dell’agricoltura, della sostenibilità e della salute.

Visite guidate, laboratori e un’audioguida dedicata al gusto di Roma

Accanto all’esposizione, il Dipartimento Educativo del Chiostro del Bramante propone un programma di visite guidate, laboratori per le scuole e appuntamenti domenicali per le famiglie. Sono previsti anche strumenti dedicati ai più piccoli, come il Ricettario delle Meraviglie e una pannellistica pensata per la visita in famiglia.

L’offerta comprende inoltre visite in LIS, attività rivolte a pubblici con esigenze differenti e il progetto Chiostro a scuola, che porta le proposte educative direttamente nelle classi.

Tra gli approfondimenti figura anche Il gusto di Roma, il racconto audio realizzato da Giovanni De Stefano. Il progetto mette in relazione otto opere della mostra con otto persone legate alla cultura gastronomica romana, dai fruttivendoli alle banchiste. Le conversazioni intrecciano immagini, mestieri e memorie personali, offrendo un punto di vista sul rapporto quotidiano tra la città e il cibo.

FOOD al Chiostro del Bramante: date, orari e biglietti

FOOD. Il gusto nell’arte è visitabile al Chiostro del Bramante, in via Arco della Pace a Roma, dal 17 ottobre 2026 al 29 marzo 2027. La mostra è curata da Suzanne Landau e prodotta e organizzata da DART – Chiostro del Bramante, con il patrocinio della Regione Lazio e dell’Assessorato alla Cultura di Roma.

Gli orari di apertura sono dalle 9.30 alle 20.00 dalla domenica al giovedì, con ultimo ingresso alle 19.00, e dalle 9.30 alle 21.00 il venerdì e il sabato, con ultimo ingresso alle 20.00.

Il biglietto intero costa 19 euro, mentre l’ingresso è gratuito per i bambini fino a 4 anni. Per i bambini dai 5 ai 13 anni il costo è di 10 euro, mentre per i ragazzi dai 14 ai 18 anni è di 15 euro. Sono previste riduzioni per diverse categorie di visitatori e biglietti a data aperta.

La mostra si inserisce nelle celebrazioni per i 30 anni di attività del Chiostro del Bramante, che dal 1996 ospita esposizioni dedicate all’arte antica, moderna e contemporanea. Con FOOD, il programma espositivo mette al centro un soggetto quotidiano e universale, osservandolo attraverso cinque secoli di rappresentazioni artistiche e le questioni culturali, sociali e ambientali del presente.

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