La moda da sempre accompagna, sottolinea e persino anticipa i cambiamenti nella cultura e nella società. Per questo, raccontare la storia della moda è anche un modo per raccontare l’evoluzione di un popolo, di un territorio, di un patrimonio intellettuale

“Ignorare la complessità culturale, sociale, politica ed economica del sistema moda […] equivale a rinunciare a leggere la realtà in maniera attenta” scrive Andrea Batilla nel suo Instant Moda (2019). La moda da sempre accompagna, sottolinea e persino anticipa i cambiamenti nella cultura e nella società. Per questo, raccontare la storia della moda è anche un modo per raccontare l’evoluzione di un popolo, di un territorio, di un patrimonio intellettuale.
Sono tante le linee temporali che si potrebbero percorrere per ricostruire la storia della moda, ma oggi partiremo da un momento storico decisivo: la fine della Seconda Guerra Mondiale. Faremo così un breve excursus del mood e delle principali istanze di ciascuna decade.
Gli anni cinquanta
Finita la Guerra, siamo nel periodo della ricostruzione. La moda negli anni ’50 deve far tornare la bellezza. E chi meglio di Christian Dior, con il suo stile raffinato e sognante? Ma è anche il periodo in cui le donne iniziano a riaffermare il proprio ruolo attivo nella società e i tailleur di Chanel riscuotono successo, rappresentando una pratica eleganza, adatta alla quotidianità.
Gli anni sessanta
Siamo nel periodo delle subculture, con l’affermazione della moda giovanile e ribelle: sono gli anni degli hippy. Abbiamo figure come Mary Quant a Londra e Yves Saint Laurent a Parigi, davvero in grado di leggere i cambiamenti sociali attraverso le proprie creazioni. La minigonna (che l’abbia effettivamente inventata Mary Quant o André Courrèges poco importa) diventa un simbolo di emancipazione femminile.
Gli anni settanta
L’eredità degli anni Sessanta porta, negli anni ’70, a virare verso lo stile boho-chic, influenzato direttamente dalla cultura hippy. Diane von Fürstenberg diviene famosa con il suo “wrap dress”: un abito a vestaglia in jersey, che non si stropiccia, comodo da indossare ma allo stesso tempo sexy perché sottolinea le forme del corpo. È il simbolo della liberazione sessuale delle donne.
Gli anni ottanta
Globalizzazione, nuove opportunità economiche, consumismo. Negli anni ’80, la moda comunica individualismo e edonismo. Diventa audace, eccessiva, sperimentale, con l’avvento di grandi firme come Gianni Versace e l’inconfondibile stile di Karl Lagerfeld per Chanel.
Gli anni novanta
La moda, ormai, è di tutti. Non è più solo nei costosi atelier, ma approda sulla strada. Negli anni ’90, si afferma lo streetwear. Pensiamo a Calvin Klein, che trasforma i capi sportivi in simboli di status. Ma a caratterizzare la moda arriva anche lo stile grunge con la sua estetica trasandata e anti-establishment, con stilisti come Marc Jacobs.
I primi anni duemila
Britney Spears, denim, pantaloni a vita bassa… Vi dicono qualcosa? I primi anni Duemila riflettono una molteplicità di tendenze, dalla musica pop, allo streetwear, passando per le subculture giovanili e la tendenza sempre più diffusa di sfoggiare loghi dei brand di lusso. Tutto trasmesso attraverso i primi smartphone e i primi social network.
Oggi
Com’è la moda oggi? Certo, non facile a dirsi. Abbiamo maison storiche che affrontano periodi turbolenti per l’interruzione della collaborazione con i propri direttori creativi (uno tra tutti, Alessandro Michele). Abbiamo il fenomeno delle influencer e della comunicazione social. Abbiamo istanze che richiedono che la moda rifletta diversità e inclusività. Abbiamo l’impellente necessità di considerare l’impatto di tutto il sistema moda (e non solo del fast fashion) sull’ambiente.
Ciò che è certo è che la moda è una trasformazione continua e noi ne siamo i protagonisti.
Appassionato di arte, teatro, cinema, libri, spettacolo e cultura? Segui le nostre pagine Facebook, X, Google News e iscriviti alla nostra newsletter
Classe 1996, nata e cresciuta a Roma. Laureata in Psicologia della Comunicazione e del Marketing all’Università Sapienza. Il suo lavoro nella comunicazione è iniziato appena compiuti 18 anni, nel settore degli eventi e delle promozioni, e continua oggi nel mondo del marketing digitale, come libera professionista. Scrive sul suo blog “La Stanza di Michela” e collabora con diverse testate online parlando dei temi che più ama quali moda, psicologia, viaggi, lifestyle, film e serie TV.

