Dall’anti-supereroismo alla ripetizione del proprio meccanismo: alla vigilia del gran finale, The Boys resta feroce ma non più sorprendente. E la serie che un tempo faceva esplodere la satira del genere oggi sembra soprattutto amministrarne le formule
C’è stato un momento in cui The Boys sembrava davvero necessaria. Non soltanto per la violenza, per la volgarità o per la voglia di scioccare a ogni costo, ma perché riusciva a usare tutto questo come arma critica. La serie entrava nel mito dei supereroi e lo rovesciava: non eroi ma prodotti, non salvezza ma marketing, non giustizia ma gestione del consenso. In un panorama saturo di figure invincibili e universi condivisi, The Boys aveva almeno il merito di sembrare una bestemmia pronunciata nel posto giusto.
Una satira che oggi sottolinea troppo
Il problema, oggi, è che quella bestemmia non scandalizza più. Non perché il pubblico si sia assuefatto al sangue e agli eccessi, ma perché la serie stessa ha trasformato il proprio gesto più radicale in un automatismo. The Boys non è diventata moderata, né ha perso aggressività visiva. Ha perso qualcosa di peggio: la precisione. È ancora rumorosa, ancora convinta di colpire, ma sempre più spesso sembra limitarsi a ribadire ciò che una volta sapeva mettere in scena con molto più veleno.
La sua satira, all’inizio, funzionava perché non si limitava a spiegare il presente: lo deformava quel tanto che bastava per renderlo insopportabilmente riconoscibile. Col tempo, invece, ha cominciato a sottolineare troppo, a fidarsi meno del racconto e più della riconoscibilità del bersaglio. E quando la satira smette di aprire una ferita per trasformarsi in una conferma, perde gran parte della sua forza.
Quando lo shock value diventa routine
Anche lo shock value ha finito per incepparsi. In The Boys c’è ancora tutto: corpi smembrati, cattivo gusto calcolatissimo, scene costruite per far parlare di sé. Ma il problema di un linguaggio fondato sull’escalation è che, a un certo punto, l’escalation diventa routine. E quando l’eccesso si fa abitudine, smette di essere una risorsa narrativa e diventa semplice manutenzione del brand.
Il paradosso è proprio questo: la serie continua a voler scandalizzare, ma sempre più spesso lo fa secondo una grammatica ormai riconoscibile. L’effetto non è più destabilizzante. È previsto. E ciò che all’inizio sembrava un sabotaggio, oggi rischia di apparire come una procedura.
Personaggi forti, ma intrappolati nei soliti loop
A soffrirne sono anche i personaggi. Homelander resta una figura potentissima, probabilmente l’invenzione migliore della serie, ma da tempo è intrappolato nella reiterazione della propria follia. Butcher continua a funzionare come motore drammatico, ma gira attorno allo stesso nodo di furia, vendetta e autodistruzione. Intorno a loro, il gruppo si divide e si ricompone senza che il racconto abbia davvero il coraggio di spezzare i propri equilibri prima del gran finale.
Più che avanzare, The Boys ha spesso dato l’impressione di rimandare la resa dei conti. E quando una serie comincia a vivere soprattutto di rinvio, anche la tensione finisce per cambiare natura: non cresce, si trascina.
La serie anti-franchise che è diventata un franchise
Ed è qui che emerge la contraddizione più interessante. The Boys era nata come critica feroce all’industria del supereroe, ma nel frattempo è diventata essa stessa un universo espanso, con spin-off e diramazioni che ne hanno allargato il marchio. È difficile non vedere l’ironia: la serie che aveva cominciato smontando il franchise ha finito per ragionare sempre più da franchise.
Non è una colpa in sé, naturalmente. È semmai il segno più evidente del successo del progetto. Ma è anche il punto in cui la sua vocazione eversiva si è inevitabilmente indebolita. Perché è complicato restare davvero corrosivi quando si diventa, a propria volta, un ecosistema da preservare, estendere e capitalizzare.
Il vero rischio del finale: arrivare troppo tardi
Questo non significa che la stagione finale sarà per forza un fallimento. Anzi. Il materiale per una chiusura forte esiste ancora, e l’universo della serie conserva abbastanza tensioni da sostenere un ultimo colpo ben assestato. Ma il punto non è capire se The Boys saprà essere ancora estrema, scandalosa o cattiva. Il punto è capire se saprà essere conclusiva.
Perché la vera provocazione, oggi, non sarebbe alzare ancora una volta il volume. Sarebbe trovare finalmente il coraggio di finire. Sarebbe riconoscere che l’eccesso, da solo, non basta più. E che una serie nata per demolire i meccanismi del potere rischia di diventare meno incisiva proprio nel momento in cui ripete troppo bene i propri.
Forse era inevitabile. Tutte le opere che nascono per sabotare un linguaggio rischiano prima o poi di esserne assorbite, soprattutto quando hanno successo. Ma proprio per questo la stagione finale di The Boys non somiglia tanto a una consacrazione, quanto a una verifica tardiva. La serie che aveva fatto saltare in aria la retorica dei supereroi arriva al traguardo nel momento in cui il suo trucco è già visibile.
E la domanda più onesta, a questo punto, è anche la più scomoda: The Boys chiude nel momento giusto, o chiude una stagione dopo rispetto a quando avrebbe dovuto farlo? Lo scopriremo con la quinta e ultima stagione, che debutterà su Prime Video l’8 aprile 2026.
Appassionato/a di arte, teatro, cinema, libri, spettacolo e cultura? Segui le nostre pagine Facebook, X, Google News e iscriviti alla nostra newsletter
Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

