In 2001: Odissea nello spazio, un osso lanciato verso il cielo viene sostituito da un veicolo sospeso nello spazio. Nel film di Stanley Kubrick del 1968, il raccordo comprime millenni di evoluzione in pochi secondi…
La sequenza iniziale di 2001: Odissea nello spazio segue un gruppo di ominidi in un ambiente arido, segnato dalla competizione per l’acqua e il cibo. Dopo l’apparizione del monolite, uno di loro raccoglie un osso e comprende che può usarlo per colpire. Il gesto viene ripetuto, prima sui resti di un animale e poi durante uno scontro con un gruppo rivale. Il film associa così lo strumento a due funzioni immediate: procurare risorse ed esercitare forza. Il passaggio è costruito con immagini, musica e montaggio, senza una spiegazione pronunciata dai personaggi.
L’osso lanciato in aria
Dopo lo scontro, l’ominide solleva l’osso e lo getta verso il cielo. La macchina da presa ne segue la rotazione. Prima che l’oggetto ricada, l’inquadratura cambia e mostra un veicolo di forma simile che si muove nello spazio. Il collegamento dipende dalla posizione dei due oggetti nell’immagine e dalla somiglianza del profilo. Il movimento dell’osso prepara quello del veicolo e rende leggibile il passaggio tra epoche lontanissime.
Perché si parla di match cut
Il raccordo è definito match cut, cioè un taglio che collega due inquadrature attraverso una corrispondenza visiva. In questo caso la continuità della forma mette in relazione un utensile primitivo e una macchina costruita da una civiltà capace di viaggiare nello spazio. Tra le due immagini non compaiono date, mappe o didascalie. Tutto ciò che separa la preistoria dal futuro viene omesso. Il salto temporale è comprensibile perché il secondo oggetto rappresenta uno sviluppo tecnico molto più avanzato del primo.
Un’ellissi lunga millenni
Nel linguaggio cinematografico, l’omissione di una parte del tempo narrativo è un’ellissi. Qui l’ellissi non elimina poche ore o alcuni anni, ma una parte enorme della storia umana. Agricoltura, città, scrittura, industria e volo spaziale restano fuori dal racconto, pur essendo implicati dal risultato finale. Il passaggio conserva una continuità tematica: all’inizio e alla fine del taglio compare uno strumento. Il film non mostra il percorso intermedio, ma accosta il primo oggetto utilizzato dall’ominide a una delle espressioni più avanzate della tecnica.
Il montaggio sostituisce la spiegazione
La scena funziona perché l’informazione è contenuta nel rapporto tra le due immagini. Lo spettatore riconosce il cambiamento di epoca e ricostruisce mentalmente ciò che il film ha escluso. In 2001: Odissea nello spazio, il montaggio non abbrevia soltanto il racconto. Diventa il mezzo con cui Kubrick rappresenta il passaggio dalla scoperta dello strumento alla tecnologia del volo spaziale.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

