Nel pannello centrale dell’Adorazione dell’Agnello mistico, il volto visibile per secoli non era quello dipinto nel Quattrocento. La rimozione di una ridipintura cinquecentesca ha riportato alla luce uno sguardo frontale che modifica l’intera scena
Il Polittico di Gand, completato nel 1432 e conservato nella cattedrale di San Bavone, reca sul telaio un’iscrizione che collega l’opera a Hubert e Jan van Eyck. Nel registro inferiore aperto, l’Agnello è in piedi sopra un altare, circondato da angeli e da gruppi di figure disposti nel paesaggio. Il sangue scende dal petto in un calice. Posizione, gesti e linee della composizione conducono verso questo punto, ma il dettaglio decisivo si trova nel muso dell’animale.
Il volto aggiunto nel Cinquecento
Le indagini hanno accertato che una ridipintura del XVI secolo copriva il volto originario. L’intervento aveva ampliato il muso, collocato gli occhi più in alto e lateralmente e aggiunto un secondo paio di orecchie. Durante il restauro degli anni Cinquanta furono liberate le orecchie più basse, appartenenti alla pittura antica, mentre il resto della ridipintura rimase al suo posto. Per decenni l’Agnello apparve quindi con quattro orecchie, indizio visibile della sovrapposizione di due immagini.
Le analisi prima della rimozione
Prima di eliminare gli strati successivi, il KIK-IRPA ha esaminato il pannello con fotografia ad alta risoluzione, radiografia, immagini infrarosse, analisi di campioni e mappatura degli elementi chimici. I risultati hanno individuato sotto la ridipintura occhi più bassi e rivolti in avanti, narici piccole a forma di V e labbra più marcate. Le orecchie cinquecentesche risultavano inoltre dipinte sopra i raggi dorati dell’aureola, un elemento materiale che confermava la loro aggiunta tardiva.
Una rimozione limitata alle aggiunte sicure
Il trattamento del registro inferiore, svolto tra il 2016 e il 2019, ha rimosso soltanto le ridipinture riconosciute con sicurezza come posteriori. Il volto originario è riemerso; il corpo, invece, non è stato modificato. Le analisi hanno rivelato anche una prima sagoma più piccola dell’animale, ma non hanno permesso di stabilire se l’ampliamento fosse una revisione degli autori o un cambiamento molto antico. In assenza di una risposta certa, quella parte è rimasta intatta.
Lo sguardo che cambia il rapporto con l’opera
La differenza non consiste in una semplice correzione anatomica. Nel volto cinquecentesco gli occhi seguivano la disposizione laterale di una pecora; in quello riportato alla luce sono frontali e incontrano lo spazio davanti al dipinto. L’Agnello continua a occupare la stessa posizione sull’altare, ma lo sguardo costruisce un collegamento diretto con chi osserva. È un cambiamento circoscritto a un’area limitata della pittura, sufficiente però a ridefinire il centro visivo del pannello.
Appassionato/a di arte, teatro, cinema, libri, spettacolo e cultura? Segui le nostre pagine Facebook, X, Google News e iscriviti alla nostra newsletter
Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

