Gio. Ott 29th, 2026

Febbre da cavallo compie 50 anni: storia e curiosità sul film cult

Febbre da cavallo
Febbre da cavallo

Uscito nelle sale il 29 ottobre 1976, il film di Steno Febbre da cavallo con Gigi Proietti ed Enrico Montesano celebra mezzo secolo. Dall’accoglienza iniziale al successo televisivo, la storia di una commedia entrata nell’immaginario popolare

Il 29 ottobre 1976 arrivava nei cinema italiani Febbre da cavallo, la commedia diretta da Steno e interpretata da Gigi Proietti ed Enrico Montesano. Cinquant’anni dopo, il film continua a occupare un posto particolare nella cultura popolare italiana, grazie a personaggi, battute e situazioni che hanno attraversato diverse generazioni.

Eppure, il successo non fu immediato. Alla sua uscita, Febbre da cavallo ottenne un discreto riscontro di pubblico, senza conquistare la critica. A trasformarlo in un fenomeno di culto furono soprattutto le televisioni private, che negli anni successivi lo riproposero frequentemente, contribuendo alla diffusione delle sue scene più celebri e di espressioni entrate nel linguaggio comune, a cominciare dalla “mandrakata”.

Mandrake, Er Pomata e Felice: i protagonisti del film

Al centro della storia ci sono tre amici accomunati dalla passione per le corse dei cavalli e dall’incapacità di resistere alle scommesse. Bruno Fioretti, detto Mandrake, è un indossatore e aspirante attore interpretato da Gigi Proietti. Al suo fianco c’è Armando Pellicci, soprannominato Er Pomata, ex driver disoccupato interpretato da Enrico Montesano, che si considera un autentico esperto di ippica. A completare il trio è Felice Roversi, parcheggiatore abusivo interpretato da Francesco De Rosa.

Intorno a loro si muove un cast ricco di caratteristi. Catherine Spaak interpreta Gabriella, fidanzata di Mandrake e proprietaria del bar che contribuisce al suo sostentamento. Mario Carotenuto veste i panni dell’avvocato De Marchis, mentre Ennio Antonelli è il macellaio Otello Rinaldi, conosciuto come Manzotin. Completano il gruppo Nikki Gentile, Gigi Ballista, Marina Confalone e Adolfo Celi.

La commedia si costruisce attraverso debiti, travestimenti, equivoci e tentativi di guadagno destinati quasi sempre a fallire. Una galleria di personaggi che richiama la tradizione della commedia all’italiana, con una forte impronta romana.

Come nasce Febbre da cavallo: da storia drammatica a commedia

La prima versione di Febbre da cavallo aveva un’impostazione molto diversa. All’inizio degli anni Settanta, Massimo Patrizi aveva elaborato un soggetto drammatico dedicato alla dipendenza dal gioco, successivamente proposto al produttore Roberto Infascelli.

Il progetto venne inizialmente accantonato dopo il rifiuto di Steno, per essere recuperato alla fine del 1974 con un nuovo orientamento narrativo: trasformare una vicenda sul gioco d’azzardo in una commedia.

Alla sceneggiatura di Alfredo Giannetti contribuì anche Enrico Vanzina, coinvolto dal padre Steno per la sua conoscenza dell’ambiente ippico. Il risultato fu un film capace di raccontare le contraddizioni degli scommettitori attraverso situazioni comiche, personaggi popolari e dialoghi destinati a diventare riconoscibili.

Anche la scelta del protagonista ebbe un ruolo determinante. Per Mandrake erano stati presi in considerazione nomi come Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman, ma la parte venne infine affidata a Proietti, anche grazie a un suggerimento di Alberto Lattuada. Montesano, che aveva già lavorato con Steno, fu scelto per interpretare Er Pomata.

Le location romane: da piazza Margana all’ippodromo di Tor di Valle

Le riprese iniziarono il 20 giugno 1975 a piazza Margana, nel centro storico di Roma, e proseguirono fino ad agosto. La Capitale rappresenta uno degli elementi più riconoscibili del film, attraverso luoghi che accompagnano le avventure dei protagonisti.

A piazza Margana si trova il portone dell’abitazione di Er Pomata, mentre nella vicina piazza d’Aracoeli è ambientato il Gran Caffè Roma gestito da Gabriella. L’ippodromo di Tor di Valle ospitò tutte le sequenze delle corse, comprese quelle che nella finzione cinematografica si svolgono ad Agnano e Cesena.

Tra le altre location figurano Roma Termini, utilizzata per rappresentare la stazione di Napoli, il Westin Excelsior di via Veneto, dove Mandrake assume l’identità di un driver francese, e l’ospedale Fatebenefratelli sull’Isola Tiberina.

La scelta di ambientazioni reali contribuisce a restituire l’atmosfera della Roma degli anni Settanta, tra bar, ippodromi, piazze e piccoli espedienti quotidiani.

Le mandrakate e le scene più famose del film

Tra gli elementi che hanno reso riconoscibile Febbre da cavallo ci sono soprattutto le cosiddette mandrakate, gli espedienti escogitati dai protagonisti per procurarsi denaro e continuare a scommettere.

Una delle sequenze più ricordate è quella del provino pubblicitario di Mandrake per il whisky Vat 69, durante il quale Proietti storpia ripetutamente lo slogan “Whisky maschio senza rischio”. La scena, in parte improvvisata, è diventata uno dei momenti più citati del film.

Altrettanto nota è la messinscena della finta morte della nonna di Er Pomata, organizzata per sfuggire ai creditori, così come la truffa telefonica ai danni del macellaio Manzotin e il travestimento di Mandrake da vigile urbano.

Il racconto ruota inoltre intorno a Soldatino, il cavallo dell’avvocato De Marchis, e alle continue speranze di vincita dei protagonisti. Le scommesse sulla Tris, i pronostici sbagliati e il tentativo di manipolare il Gran Premio degli Assi alimentano una successione di situazioni comiche che culmina nell’imprevedibile finale in tribunale.

Proprio durante il processo, Mandrake pronuncia la celebre arringa sulla figura del giocatore di cavalli, descrivendone contraddizioni, illusioni e ostinazione. Una sequenza che riassume uno degli aspetti centrali della commedia: la capacità di raccontare personaggi costantemente in bilico tra speranza e sconfitta.

La colonna sonora di Bixio, Frizzi e Tempera

Un altro elemento distintivo del film è la colonna sonora, firmata da Franco Bixio, Fabio Frizzi e Vince Tempera, che ne curò anche la direzione musicale.

Le musiche accompagnano le corse, i tentativi di truffa e le disavventure dei protagonisti, contribuendo al ritmo della narrazione. Tra i brani utilizzati compare anche il Tango delle capinere, composto da Bixio Cherubini e Cesare Andrea Bixio, presente nella scena in cui Mandrake confessa a Mafalda di aver perso la Tris.

Dal successo televisivo al sequel del 2002

La vera affermazione di Febbre da cavallo arrivò diversi anni dopo l’uscita cinematografica. Tra gli anni Ottanta e i primi Novanta, il film venne trasmesso ripetutamente dalle emittenti private, in particolare da televisioni romane come T9 e Gold TV.

Le numerose repliche contribuirono a formare un pubblico di appassionati, i cosiddetti “febbristi”, che iniziarono a riconoscersi nelle battute e nei personaggi della commedia.

La crescente popolarità portò anche a nuove iniziative editoriali e cinematografiche. Nel 2001, Alberto Pallotta dedicò al film un volume contenente la sceneggiatura integrale. L’anno successivo arrivò nelle sale Febbre da cavallo – La mandrakata, sequel diretto da Carlo Vanzina, con Proietti nuovamente protagonista e Montesano presente in un cameo.

Nel 2010, il film venne inoltre riproposto alla 67ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, nell’ambito della retrospettiva La situazione comica (1937-1988).

Dove vedere Febbre da cavallo in streaming

In occasione del cinquantesimo anniversario, Febbre da cavallo è disponibile in streaming in abbonamento su Paramount+, anche attraverso Amazon Channel. Il film può inoltre essere noleggiato o acquistato su Amazon Prime Video e Apple TV.

Per il mercato home video è disponibile anche l’edizione restaurata in DVD e Blu-ray, pubblicata da Videa nel 2016 per celebrare i quarant’anni dall’uscita.

A mezzo secolo dal debutto nelle sale, la commedia di Steno conserva così una presenza nella cultura cinematografica italiana, legata soprattutto ai suoi interpreti, alla rappresentazione della Roma popolare e a un repertorio di battute che continua a essere riconosciuto anche al di fuori del film.

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