Last Updated on 04/11/2026
Per ripercorrere il suo viaggio artistico, ecco 5 opere fondamentali per comprendere la portata della sua rivoluzione cinematografica, da “Chi lavora è perduto” a “Paprika”…
All’età di 93 anni si spegne Tinto Brass, lasciando un vuoto incolmabile nell’immaginario visivo e culturale italiano. Definito da molti come il “maestro dell’erotismo”, Brass è stato molto più di una figura controversa: un cineasta iconoclasta, un sperimentatore visivo raffinato e un attento esploratore della libertà e dei desideri nascosti del nostro Paese.
Nato a Milano e cresciuto tra la pittura d’avanguardia, l’esperienza alla Cinémathèque Française e il neorealismo, Brass ha trasformato l’eros in un linguaggio estetico e politico, sfidando la censura, la morale borghese e i tabù dell’Italia repubblicana. Per ripercorrere il suo viaggio artistico, ecco 5 opere fondamentali per comprendere la portata della sua rivoluzione cinematografica.
1. Chi lavora è perduto (In capo al mondo) (1963)
Il debutto di Brass è una delle vette dell’avanguardia cinematografica italiana degli anni ’60. Attraverso le passeggiate a vuoto di un giovane disilluso nella Venezia del dopoguerra, il film riflette l’influenza della Nouvelle Vague e dell’esistenzialismo. Un’opera di rottura libertaria e politica, ricca di ironia, montaggio dinamico e sguardo critico verso il mito del lavoro e dell’integrazione sociale.
2. Col cuore in gola (1967)
Interpretato da Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin, questo thriller psichedelico è un vero e proprio manifesto visivo. Brass attinge a piene mani dal linguaggio della Pop Art, del fumetto (ispirato a Valentina di Guido Crepax) e della grafica contemporanea. Una sperimentazione stilistica audace che dimostra la straordinaria cultura visiva del regista.
3. Caligola (1979)
Un progetto colossale e travagliato, nato dalla sceneggiatura di Gore Vidal e interpretato da star del calibro di Malcolm McDowell, Peter O’Toole e Helen Mirren. Nonostante le controversie distributive e la disconoscimento di parti del montaggio finale, Caligola rimane una grandiosa, carnevalesca e grottesca meditazione sulla decadenza del potere, un unicum assoluto nella storia del cinema mondiale.
4. La chiave (1983)
Tratto dal romanzo di Jun’ichirō Tanizaki e interpretato da Stefania Sandrelli e Frank Finlay, La chiave consacra Tinto Brass a livello di grande pubblico, ridefinendo il genere erotico in Italia. Sullo sfondo di una Venezia fascista alla vigilia della guerra, il film trasforma l’eros in uno strumento di esplorazione psicologica, estetica ed emancipazione femminile.
5. Paprika (1991)
Ambientato prima dell’entrata in vigore della legge Merlin, il film consacra Deborah Caprioglio ed evidenzia il gusto di Brass per la commedia libertina, la satira di costume e la celebrazione senza veli della corporeità. Con una fotografia smagliante e un ritmo travolgente, Paprika dimostra la capacità del regista di leggere il desiderio senza i filtri del perbenismo.
L’eredità visiva di Tinto Brass
Oltre i tabù e le polemiche che ne hanno accompagnato la carriera, Tinto Brass rimane un pioniere dell’estetica e della libertà d’espressione. Il suo cinema ha aperto strade inesplorate per la rappresentazione del corpo e del desiderio, rivendicando fino all’ultimo giorno il valore dell’ironia, della provocazione e dell’indipendenza artistica.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

