“Due Partite” di Cristina Comencini all’Ambra Jovinelli: la recensione

di Alessia Tona

Andare a teatro da sola è una delle cose che preferisco. Puoi osservare con attenzione il pubblico in tutte le sue sfumature. Fuori dal foyer un mix variegato di gusti. La coppia etero, la coppia gay, le amiche in gruppo ultra cinquantenni con l’esagerata dai capelli fuxia. La donna sola, la ragazza sola, e tanto altro. Si entra e  si abbassano le luci; comincia lo spettacolo. Si, ma quale?

LO SPETTACOLO – Quello che racconta una storia per alcuni poco interessante, per altri frivola e per alcuni tinta solo di un colore rosa. Due Partite di Cristina Comencini, ci racconta un universo che spesso non vuole essere visitato ma compreso, quello delle donne. Ma non quelle eroine da romanzo rosa o da fantasy, le donne vere che si trovano storicamente a combattere le stesse identiche battaglie, che scendono a compromessi per una sola unica parola: amore. E che mai sarà questo sentimento all’interno dell’universo femminile, se non una bomba sganciata e pronta ad esplodere non appena ci si innamora per la prima volta? E poi i compromessi, e poi le rinunce, e le frustrazioni e le domande, tra cui la principale che risuona maestosa nei secoli con lo stesso intro“ Veramente non capisco come …?” . Ci si chiederà come sia possibile che avvenga tutto questo, ma è così che accade quando non ci si sofferma ad ascoltare.

Giulia Michelini, Paola Minaccioni, Giulia Bevilacqua e Caterina Guzzanti

LA STORIA – La storia si ripropone, anche se con tenui sfumature. Quattro amiche che tra una partita  e l’altra,  raccontano molto più di quello che si dovrebbe su se stesse e sulle donne, quei dettagli significativi che rivelati ti sbattono la verità in faccia e ti fanno dire “Oh mio Dio, è proprio vero”. La scena minimal ma curatissima nei dettagli, sembra quasi una casa di bambole, di figurine che giocano a carte prendendo e scartando quello che serve, tenendo in mano una mazzo che muta davanti ai loro occhi inaspettatamente, come le vicende delle loro vite. E poi le loro figlie, che portano dentro i segreti delle loro mamme, perché i figli ascoltano e portano dentro le stesse domande.

IL CAST – Una recitazione a volte troppo posticcia per alcune delle protagoniste, ma che nonostante tutto non risulta essere una nota stonata perché è il testo che porta avanti tutto, e le trascina dentro un vortice di stati emozionali. Una Giulia Michelini semplice e vera, Paola Minaccioni sembra essere l’emblema della donna modello e poi della donna che in qualsiasi modo desidera solo essere donna nell’accezione più alta; madre. Caterina Guzzanti, grottescamente comica e intransigente nella sua considerazione del matrimonio, Giulia Bevilacqua elegantemente incazzata ed elegantemente rassegnata.

Caterina Guzzanti, Paola Minaccioni, Giulia Bevilacqua e Giulia Michelini

“BELLISSIMO” – Bellissimo vedere il risultato di come queste figlie solo nominate, prendano forma nella seconda parte fino a far sembrare le loro madri un ricordo lontano ma sempre vivo, in quella parte personale che sta tra cuore e anima, tra ricordo e sensazione. E che devono fare queste donne ? “Dobbiamo essere elastiche: saper fare un po’ di tutto, fingere di non saper fare niente, dedicarci completamente a qualcuno, farne a meno, lavorare, farne a meno, essere belle, brutte, vecchie, giovani, sole …” Paola Rota ci propone una regia avvolgente, personale ed intima come solo tra amiche si può stare. Ed è in questa fase che i piani temporali si sovrappongono e si prestano a raccontarci qualcosa che ancora è, e che ancora sarà. Un qualcosa tinto da una vena drammatica, che descrive ironicamente, ma non troppo,  il rapporto uomo donna il cui desiderio  principale viene contenuto nelle ultime parole del testo: “che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda”. Uno spettacolo che sembra essere fatto da donne e per le donne, ma a mio avviso un viaggio in questo universo femminile che ai maschietti può solo che far bene. Che fa tanta paura, anche alle donne stesse, ma che se prese per mano potrebbe non essere poi così pauroso.

INFO – Sino al 29 Novembre  al Teatro Ambra Jovinelli. Con: Giulia Michelini, Paola Minaccioni, Caterina Guzzanti, Giulia Bevilacqua. Regia di Pola Rota. Da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, sabato 14 novembre ore 16.30, lunedì riposo. Da da 18,70 a 36,30 euro inclusa pv

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