Figli di un Dio minore: la recensione
Last Updated on 10/04/2019
“ Un biglietto che è scritto nello spazio, tra le sue mani. Dice: ti aiuterò se mi aiuterai”. Quando si guarda un vecchio film muto si ha la netta sensazione che manchi qualcosa, ovviamente è la voce o un suono, un rimbombo interiore che ci appartiene e che è naturale. Ma cosa accade quando ci si ferma a pensare, a tentare di descriverne l’assenza? Cos’è l’assenza del suono, quale importanza ha la sua presenza. È realmente così importante un dialogo? Uno normale intendo, voce a voce. Una voce che va oltre lo sguardo e oltre l’io di chi abbiamo davanti. È questo il tema su cui riflettevo,mentre mi godevo Figli di un Dio Minore di Mark Medoff.

“INTERPRETI ECCEZIONALI” – Sono felice di sedermi in sala e pensare che questo teatro ha molte cose da raccontare, e che tanta gente è disposta ad ascoltare, a sentire. Fatemi usare questo termine proprio per questo spettacolo che ci insegna ad abbattere le barriere del suono e a provare la forza e il coraggio. Dallo spettacolo scritto nel 1978 ,fu fatta una trasposizione cinematografica nel 1986 , che fece meritare l’Oscar e un Golden Globe per l’interpretazione alla protagonista Marlee Matlin. Lo spettacolo che racconta una splendida storia d’amore e l’opportunità di riscatto sociale, è magistralmente interpretato da Giorgio Lupano e Rita Mazza. Con loro sul palco altri interpreti eccezionali Cristina Fondi, Francesco Magalli, Gianluca Teneggi, Deborah Donadio. Lo spettacolo ci porta su un piano d’ascolto altissimo, sia per la bravura degli interpreti sia per il linguaggio usato. Interamente recitato in Lis, e sebbene la parola venga usata nella stessa proporzione, l’accavallarsi di questi due linguaggi porta quasi ad uno sdoppiamento teatrale. Lupano con una forza interpretativa ed un livello energetico altissimo, Rita Mazza profonda come il segreto che Sarah porta nell’oscurità di quei suoni mancati.

“VA ASSOLUTAMENTE VISTO” – Quello che si vede è a dir poco eccezionale. Come quando si osserva uno spettacolo cantato e danzato, allo stesso modo questa danza delle mani abbraccia il suono delle parole così che tutto diviene equilibrio. Il regista Marco Mattolini, ci racconta questa storia disegnandone i quadri scenici passo dopo passo, ed è questo che sembra anche la scenografia un disegno, usato per ricreare i luoghi di questa storia. Divertente, ironico e drammatico Figli di un Dio Minore va assolutamente visto se non per la curiosità del come portare in scena uno spettacolo che “non parla” ma quasi urla, almeno per capire e non fintamente comprendere, che la diversità è un vincolo che noi creiamo. Diverso da cosa? Diverso da chi? Perché si è stronzi anche da sordi, perché si è ottusi anche da udenti. Perché la solitudine è una costante della vita che non sa cosa fare quando incontra amore.
INFO – Figli di un Dio Minore. Fino al 22 Novembre al Teatro Sala Umberto, poi in tour. Con Giorgio Lupano, Rita Mazza, Cristina Fondi, Francesco Magalli, Gianluca Teneggi, Deborah Donadio. Regia Di Marco Mattolini
PER TUTTI GLI AGGIORNAMENTI, SEGUI LA PAGINA FACEBOOK DI UOZZART
Leggi anche:
- “Due Partite” di Cristina Comencini all’Ambra Jovinelli: la recensione
- Roma Sotterranea: catacombe, teschi e misteri
- Dirty Dancing: il musical dei record a Roma. La recensione
- Delirio, il Circo degli Orrori: gli ultimi appuntamenti, da non perdere
- Nathan Sawaya, l’artista dei Lego, conquista Roma: le sue opere più belle
Siciliana, anno 1984 . Ho sempre fatto qualcosa inerente l’arte. Danza fino a 20 anni per poi innamorarmi del canto e della recitazione. Ho frequentato l’istituto d’arte della mia città, diventando decoratrice pittorica. Mi specializzo nelle arti performative frequentando una scuola di musical, un’accademia di recitazione. Infine conseguo la laurea alla Sapienza, sempre in teatro. Attualmente sono un’attrice, cantante e regista teatrale; ma non si sa mai! Non si smette mai di imparare, mai.
5 Comments »