Dirty Dancing: il musical dei record a Roma. La recensione

di Alessia Tona

Se avete  voglia di rivivere un classico cinematografico non potete certamente perdervi Dirty Dancing  che attualmente viene definito un musical, anche se volendo essere puristi sarebbe stato meglio definirlo in altro modo. Non critico certamente il titolo ma mi pongo solo una domanda. Perché? Lo spettacolo è un prodotto confezionato decentemente ma che non arricchisce il patrimonio teatral-musicale di nulla.

TUTTI SI ASPETTANO GIA’ TUTTO – L’allestimento riprende il film in tutto e per tutto, con qualche cambio di battute sul testo e aggiunta di scene poco rilevanti. La scenografia è curatissima nei dettagli e fa la sua parte, il disegno luci incornicia tutto e lo rende quasi simile ad una bella cartolina. La musica bellissima è ricca di ricordi targati 1987, anno di uscita del film. La regia, targata Federico Bellone, avrebbe certamente potuto arricchire di più il pacchetto e fare più caso a qualche dettaglio insignificante, come le battute di spalle che non hanno alcun senso, specialmente in alcune scene decisive. Tutti si aspettano già tutto e se non conosci la storia non riesci per niente a comprendere quando i due protagonisti cominciano ad avere attrazione l’uno per l’altro.

RECITAZIONE CURATA MALAMENTE  – Il merito di questo risultato è senza dubbio la fretta dello scorrere di certe scene, il protagonista troppo preso dal suo ruolo, e dalla trasformazione poco evidente della protagonista che è stata costruita come una macchietta mentre Baby, si sa, aveva il suo perché. Ma questo è quello che traspare ad un occhio analitico e forse ad un pubblico osservatore. La recitazione è stata curata malamente e lo si sente dall’uso della vocalità specialmente nelle donne, alcune evidentissime non attrici.

LO SPETTACOLO PIACE ANCHE COSI’ – Ma il problema di fondo è che lo spettacolo piace anche così e questo non va bene perché bisogna dare il meglio al pubblico perché paga, perché se lo merita. La scena più attesa è certamente il finale rigorosamente con la famosa presa dell’angelo. Finale che è l’unica nota emozionante perché tutti vorrebbero essere li ed alzarsi per ballare con i protagonisti. Ma non si può basare uno spettacolo solo sulla scena must. Il resto che fine ha fatto? Ma la colpa non è degli interpreti che nel caso di uno show di questo genere sono solo degli esecutori, ma di chi non ha le idee chiare, non ha avuto modo o non gli è stato concesso di averne.

IL CAST – Materiale umano sprecato da cui emergono solo alcuni di cui mi sembra d’obbligo fare i nomi. Gabrio Gentilini non solo per le doti fisiche che il pubblico femminile pare aver apprezzato, ma per le doti da ballerino e un’interpretazione giusta poco sentita in alcuni punti, ma che si porta dietro l’immagine di un grande interprete come Patrick Swayze.  Marco Stabile divertente e ironico nel suo personaggio e con doti vocali eccellenti. Una splendida  Daniela Pobega che ha magistralmente interpretato i brani dello show. Con la certezza che lo spettacolo potrà solo che migliorare, un buona fortuna a questa nuova partenza. E se nessuno può mettere Baby in un angolo, ci auguriamo di ritrovare al più presto la ragazza timida ma decisa che si innamora del maestro di ballo più amato al mondo, e l’adrenalina che ti spinge ad uscire dal tuo angolo e ballare.

LO SHOW IN 10 FOTO – Vi  consigliamo di premere sulla foto e sfogliare la gallery.

INFO –  Al Gran Teatro sino al 20 dicembre. Prezzo: da 24 a 59 euro. Indirizzo: piazza Sandro Ciotti, Roma. Sito ufficiale: www.dirtydancingitalia.it

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