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Riapre l’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme: cosa vedere e quando andare

Nell’area archeologica presso Santa Croce in Gerusalemme, uno straordinario complesso appena all’interno delle mura Aureliane, si possono visitare i resti della residenza imperiale dei Severi, realizzata tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C.

Riapre al pubblico a Roma l’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme, nel rione Esquilino, con visite guidate la prima e la quarta domenica del mese. Lo annuncia la soprintendente speciale di Roma Daniela Porro, che sottolinea: “Torna finalmente fruibile un altro importante tassello dell’archeologia a Roma. Il pubblico, attraverso visite guidate, potrà apprezzare la bellezza di un’area che comprende i resti di domus, di un acquedotto, di un circo, di un anfiteatro, di una basilica civile. Ma, grazie alle stratificazioni, potrà soprattutto rivivere un pezzo fondamentale della storia di Roma e per i romani della storia della loro città”.

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I resti della residenza imperiale dei Severi

Nell’area archeologica presso Santa Croce in Gerusalemme, uno straordinario complesso appena all’interno delle mura Aureliane, si possono visitare i resti della residenza imperiale dei Severi, realizzata tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C. Nell’area della villa, composta da vari nuclei monumentali circondati da un ampio giardino, sono presenti anche le rovine dell’Anfiteatro Castrense. Con probabilità a volerlo fu l’Imperatore Eliogabalo (218 – 222 d.C.) come anfiteatro di corte vicino alla dimora imperiale. L’anfiteatro è costruito interamente in opera laterizia ed ha una capienza di circa 3.500 spettatori. E’ l’unico conservato a Roma oltre al Colosseo.

Si può inoltre visitare anche il Circo Variano, di enormi dimensioni

Nell’area archeologica si può inoltre visitare il Circo Variano, di enormi dimensioni (577 m. di lunghezza) di cui restano alcuni ambienti vicino al Chiostro di Santa Croce in Gerusalemme. Del palazzo imperiale, ampliato nel IV secolo d.C. per volere di Costantino e di sua madre Elena, rimane parte del muro di fondo e parte dell’imponente abside che costituivano la basilica civile, detta “Tempio di Venere e Cupidine”, e alcune domus che appartenevano probabilmente ai dignitari di corte. In queste ultime rinvenuti raffinati mosaici pavimentali in bianco e nero con i ritratti dei padroni di casa. Tra le sezioni riportate alla luce è visitabile la parte recentemente scavata di una casa di età imperiale, attribuita ad Aufidia Cornelia Valentilla, con resti di affreschi parietali di colori vivaci.

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