Dai tunnel abbandonati di Alessandria ai musei internazionali, 108 ha trasformato l’arte urbana in un’esperienza visiva metafisica

Luca, classe 1978, inizia il suo percorso artistico nella seconda metà degli anni Novanta, firmandosi con lo pseudonimo 108. A differenza della maggior parte dei writer italiani, non punta sulla parola o sulla figura umana, ma esplora subito una via radicalmente diversa: l’astrazione. I suoi primi interventi nascono sui muri e nei sotterranei di Alessandria, città dove cresce e che diventa il primo laboratorio delle sue sperimentazioni.
Lontano dalle estetiche colorate e ironiche della street art tradizionale, 108 lavora su forme nere, enigmatiche, amorfe. Non rappresenta, evoca. I suoi graffiti si fanno simboli, presenze silenziose che dialogano con l’architettura e con lo spazio.
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La forza del nero
Il nero è il tratto distintivo di 108. Non come assenza, ma come forza espressiva, come vuoto che interroga. Le sue opere sono strutture fluide, talvolta mostruose, altre volte simili a spettri. Il suo linguaggio visivo, ispirato al simbolismo e all’arte concettuale, si allontana dal racconto esplicito per generare una tensione percettiva, spesso inquieta.
L’artista trasforma il paesaggio urbano in una superficie sensibile: dalle rovine industriali ai sottopassi, ogni spazio è l’occasione per evocare una dimensione altra. I suoi interventi non abbelliscono, ma spostano il punto di vista, creando un cortocircuito tra materia e suggestione.
Dalla strada al museo
Nonostante la sua attitudine underground, 108 è tra i primi artisti italiani ad essere invitato a partecipare a mostre museali dedicate alla street art. Espone al Palais de Tokyo di Parigi, alla Biennale di Venezia e in numerosi spazi pubblici e privati tra Europa e Stati Uniti. Ma il suo stile rimane coerente, impermeabile alle mode e alle aspettative del mercato.
Anche su tela, 108 mantiene lo stesso approccio minimale e oscuro. Le sue installazioni site-specific amplificano l’esperienza sensoriale, trasformando lo spazio in un luogo di contemplazione, spesso accompagnato da suoni o performance.
L’impatto di un’estetica radicale
Con la sua arte, 108 ha ridefinito i confini della street art in Italia. Ha dimostrato che l’arte urbana può essere concettuale, astratta, filosofica. Senza messaggi espliciti, senza personaggi iconici, ma con una forza visiva che non lascia indifferenti.
Oggi, la sua eredità è riconosciuta in una generazione di artisti che guardano all’astrazione come a una forma di ribellione silenziosa. 108 ha dimostrato che anche nel nero più profondo si può trovare una luce. E che l’arte urbana non deve necessariamente urlare per farsi sentire.
Cinque opere di 108





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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

