Nel 1984 Andy Warhol isolò il volto della dea dipinta agli Uffizi e lo trasferì in un portfolio di quattro immagini. La citazione conserva occhi, profilo e capelli, ma elimina la scena mitologica e sostituisce la tempera con il colore serigrafico
Sandro Botticelli dipinse la Nascita di Venere intorno al 1485, a tempera su tela. L’opera degli Uffizi misura 172,5 per 278,5 centimetri. Il titolo tradizionale è meno preciso della scena: Venere non nasce davanti allo spettatore, ma arriva sull’isola di Cipro sopra la valva di una conchiglia. A sinistra Zefiro la sospinge verso la costa insieme a una figura femminile; a destra una giovane attende con un mantello decorato.
Il dettaglio separato dal racconto
Warhol riprese il dipinto nel 1984 all’interno di Details of Renaissance Paintings. Il portfolio dedicato alla Nascita di Venere comprende quattro serigrafie a colori su carta. L’inquadratura esclude la conchiglia, il mare, i venti e la figura sulla riva. Restano il volto della dea, una parte del collo e la massa dei capelli. Un elemento che in Botticelli appartiene a una composizione larga quasi tre metri diventa così un’immagine autonoma.
Dal dipinto alla matrice
Il passaggio modifica anche il procedimento. Botticelli costruisce la figura con la tempera su un supporto tessile; Warhol usa la serigrafia, tecnica che trasferisce l’inchiostro attraverso un tessuto preparato con aree permeabili e impermeabili. La stessa immagine di base può essere stampata più volte e articolata mediante diversi passaggi cromatici. Nel portfolio, linee e forme rendono riconoscibile la fonte, mentre incarnato, capelli e fondo cambiano rapporto da un foglio all’altro.
Il taglio come trasformazione
La citazione non consiste in una copia integrale. Warhol ingrandisce il particolare e lo porta vicino ai bordi del foglio, dove il profilo e le ciocche acquistano un peso che non avevano nella tela fiorentina. L’assenza degli altri personaggi elimina la direzione del vento e l’arrivo verso terra. Anche la nudità della figura, essenziale nella composizione di Botticelli, resta quasi interamente fuori campo. La scena si riduce a un volto identificabile attraverso pochi tratti.
Un’immagine che cambia funzione
Negli Uffizi, la testa di Venere è il centro di un episodio mitologico organizzato in orizzontale. Nelle serigrafie di Warhol diventa il soggetto completo e può essere ripetuta in varianti cromatiche. La continuità fra le opere è affidata al disegno del viso e dei capelli; la distanza nasce dalla scala, dal taglio e dalla tecnica. È qui che l’immagine già vista riappare: non come ricostruzione del Rinascimento, ma come frammento estratto e rimesso in circolazione.
Appassionati di arte, teatro, cinema, libri, spettacolo e cultura? Seguite le nostre pagine Facebook, Twitter, Google News e iscriviti alla nostra newsletter
Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

