Dai ritornelli virali alle playlist che si dimenticano in fretta: il 2025 segna una svolta. Non abbiamo un tormentone estivo. Ma il problema non nasce oggi…

C’era un tempo in cui l’estate parlava una lingua sola: quella del tormentone. Era il 2017 quando “Despacito” travolse il mondo con il suo reggaeton melodico, diventando la canzone più ascoltata di sempre su YouTube e Spotify. In Italia, quell’onda latina venne presto cavalcata da “Pamplona” di Fabri Fibra e Thegiornalisti, una hit in equilibrio tra pop urbano e malinconia vacanziera.
Da Amore e capoeira a Mille
Nel 2018 toccò a “Amore e capoeira” di Giusy Ferreri e Takagi & Ketra, un mix di ritmi tropicali e cliché estivi, perfetto per l’airplay radiofonico e le playlist da spiaggia. L’anno successivo fu il turno di “Ostia Lido” di J-Ax, brano ironico e immediato, cantato ovunque dai lidi al karaoke.
Il 2020, segnato dalla pandemia, vide comunque esplodere “Karaoke” dei Boomdabash con Alessandra Amoroso, una delle canzoni più trasmesse in assoluto dell’anno. Il 2021 fu dominato da “Mille” con Fedez, Achille Lauro e Orietta Berti: un trio imprevedibile che trasformò la nostalgia anni ’60 in un fenomeno virale, con tanto di coreografia e bottiglia rosa shocking.
Da La dolce vita a Sesso e samba
Nel 2022, “La dolce vita” – ancora con Fedez, Tananai e Mara Sattei – replicò la formula con successo, mentre nel 2023 fu “Italodisco” dei The Kolors a conquistare pubblico e critica. Un brano capace di unire retrofuturismo, estetica da dance italiana anni ’80 e un ritornello che funzionava come un meccanismo perfetto. Per non parlare di “Sesso e samba”, ovviamente.
Questi tormentoni non erano solo brani estivi, ma veri fenomeni culturali: capaci di unire generazioni, linguaggi, modi di ballare e stare insieme. Ogni estate aveva il suo inno, che bastava canticchiare per evocare immediatamente immagini di mare, sabbia, scooter e aperitivi al tramonto.
Playlist infinite, attenzione finita
Nel 2025 la situazione si è capovolta: le classifiche mostrano decine di brani con streaming simili, ma nessuno domina. La colpa? La riproduzione automatica che spinge a saltare, l’uscita anticipata dei singoli già ad aprile e la competizione su TikTok, dove l’hook dura quindici secondi e si consuma in una settimana. L’ascolto è diventato compulsivo, ma superficiale.
L’algoritmo contro il ritornello
Le piattaforme premiano la varietà di ascolti più dell’insistenza su un solo brano. Così, mentre “Sesso e samba” o “30ºC” collezionano milioni di view, nessuno dei due occupa la fascia oraria in cui la radio diventa colonna sonora delle autostrade. Senza quel passaggio, il tormentone perde la sua cassa di risonanza popolare.
Cambiano pubblico e rituali
La Generazione Z ascolta con gli auricolari, non più dal jukebox da spiaggia. Il concetto stesso di hit stagionale si frammenta in nicchie, in “micro-hit” che funzionano per un target ristretto ma non si impongono sul grande pubblico. Persino i villaggi vacanza alternano playlist personalizzate ai classici dei decenni passati, segno che il pubblico oggi desidera varietà più che ripetizione.
Il futuro del “tor-mentone”
Per tornare a un singolo dominatore servirà probabilmente un evento collettivo, magari un festival globale o un sing-along televisivo capace di mettere tutti d’accordo. Fino ad allora, l’estate sarà una colonna sonora caleidoscopica: più ricca, meno identificabile. Il tormentone, oggi, è in cerca di sé stesso.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

