Una composizione scritta per dieci strumenti “non definiti” e mai eseguita. Cage dichiarò: “Funziona anche nel silenzio, ma non è 4’33””…

Nel 1974, Cage scrisse Ten Sounds Without Origin, partitura in cui non definì né strumenti né altezze, ma solo tempi, respiri, intenzioni. Servivano dieci esecutori capaci di improvvisare sul nulla, senza coordinamento visivo.
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Nessuna prima
Il lavoro fu affidato a un gruppo sperimentale californiano. Dopo due mesi di prove, fu abbandonato. Nessuno riusciva a completarlo senza cadere nell’improvvisazione casuale. Cage non lo considerò un fallimento: “è il pubblico che deve completarlo”.
Una partitura muta
Oggi è conservata presso la New York Public Library. È più un’opera concettuale che musicale: uno spartito per assenze. Ogni pagina contiene intervalli temporali, pause, ma nessuna nota.
Musica che pensa
È una delle ultime vere provocazioni di Cage. Non un’azione, ma un’idea. Che si completa nel solo fatto di essere stata pensata.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

