Scopri “Acanto”, uno spettacolo che esplora l’intimità, il desiderio e la memoria legata all’HIV, in scena al Teatro India. Un’opera che trasforma una sala d’attesa in uno spazio simbolico di riflessione

Al Teatro India, uno spazio essenziale e sospeso nel tempo, va in scena “Acanto”, scritto e diretto da Nicola Russo, con Alessandro Mor e Gabriele Graham Gasco. Un lavoro delicato che affronta l’intimità, il desiderio, la memoria e il dolore legato all’HIV, trasformando una sala d’attesa in un luogo simbolico e poetico.
Una sala d’attesa che diventa luogo d’incontro
Due sconosciuti – un uomo adulto e un ragazzo – attendono il proprio turno in un centro analisi. La sala è anonima, fredda, immobile. Le sedute rosse richiamano il nastro rosso, simbolo della lotta contro l’HIV, segnando visivamente un tema che rimane sullo sfondo ma permea ogni parola. Un dialogo sommesso rompe il silenzio dell’attesa, con una domanda semplice: “Come vorresti che fosse questo luogo?”. Da lì si apre un varco immaginario, un viaggio nei ricordi erotici, nelle differenze generazionali tra chi ha conosciuto l’eros nei parchi e nella notte, e chi lo vive nell’era delle app e della connessione virtuale.
Russo maschera l’HIV dietro la profondità dei dialoghi
Nicola Russo costruisce un testo che è confessione, confronto, e rito di passaggio. Alessandro Mor dà corpo a una memoria densa, a un desiderio legato alla fisicità nascosta, alla paura, ma anche alla bellezza degli incontri casuali. Gabriele Graham Gasco è più diretto, figlio di un presente fluido e iperconnesso, ma non immune alla nostalgia o alla fragilità. I due attori creano una tensione sottile, fatta di silenzi e piccoli spostamenti, dove il non detto è tanto importante quanto il detto. L’incontro tra le loro esperienze non è giudizio, ma ascolto reciproco. Le generazioni si parlano, si misurano, si scoprono vulnerabili nello stesso modo, pur vivendo in tempi diversi.
L’HIV non è mai nominato con enfasi, ma aleggia ovunque. Ottobre, mese dedicato alla consapevolezza su HIV e AIDS, diventa lo sfondo perfetto per uno spettacolo che parla di prevenzione in modo sottile ma chiaro, esplorando come una diagnosi possa cambiare la percezione di sé e del proprio corpo. “Acanto” non è uno spettacolo sul dolore, ma una finestra sullo spazio interiore che invita a ritrovare la bellezza, anche nell’eventuale malattia, e ricorda a tutti che esiste la cura.
Il rosso come simbolo scenografico
La scenografia è minimale: una sala d’attesa quasi clinica che si trasforma, solo con le parole, in un giardino, in una stanza segreta, in un parco notturno, in un appartamento disordinato. La “natura che invade la città”, evocata nei racconti, diventa metafora di un desiderio che rompe l’ordine e crea bellezza dove prima c’era solo norma. Il rosso domina nella scenografia: nei seggiolini, nelle luci, nei piccoli dettagli. Un colore che richiama la passione, ma anche il pericolo, la malattia e la resistenza.
Ottobre, il mese della prevenzione
“Acanto” è uno spettacolo intimo, sobrio e profondamente umano. Non urla, ma sussurra. Non spiega, ma accompagna. È una riflessione sincera sull’eredità erotica, sulla fragilità e sull’incontro come forma di cura. Un lavoro che lascia un segno emotivo forte, pur nella sua semplicità formale. Nel mese dedicato all’HIV, il Teatro India propone un atto teatrale necessario: un invito all’ascolto intergenerazionale, alla memoria condivisa e alla riscoperta della poesia nei luoghi più inaspettati, come una semplice sala d’attesa.
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Entra nel mondo dello spettacolo giovanissimo alternandosi nel ruolo di ballerino tra teatro cinema e tv. A 23 anni consegue la laurea al DAMS presso l’università Roma 3 ed inizia un percorso lavorativo nel settore televisivo avvicendandosi tra emittenti private minori (Tv Gold) e le principali reti nazionali (Rai e Mediaset) sviluppando esperienze a 360 gradi sia dietro le quinte che sul palco.

