Mer. Mag 27th, 2026

Scintille, la recensione del libro di Alice Zanotti

Scintille, la recensione del libro di Alice Zanotti
Scintille, la recensione del libro di Alice Zanotti

“Scintille”, edito da Nottetempo (2025), è il secondo libro di Alice Zanotti. Un registro narrativo poetico che, attraverso la voce corale di tre sorelle, mostra un microcosmo legato alla natura che sopravvive in una dimensione sospesa

“Scintille”, edito da Nottetempo (2025), è il secondo libro di Alice Zanotti. Un registro narrativo poetico che, attraverso la voce corale di tre sorelle, mostra un microcosmo legato alla natura che sopravvive in una dimensione sospesa.

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“Ho capito che è storto, il desiderio, che sfugge da ogni parte. Che se non lo pianti per terra, se non lo seppellisci, ti fa dire cose che non vorresti dire. Ti fa dire cose che nemmeno sai di sapere.”

A Montefosca, un piccolo paese in una conca al confine con la Jugoslavia, le tre sorelle Alma, Anna e Buia Kokulčua raccontano, con un’unica voce narrante, la loro vita in una dimensione sospesa, dove tutto ciò che è al di là della valle è “straniero”, quindi ignoto, quindi pericoloso.

In “Scintille” Alice Zanotti adotta un ritmo narrativo fatto di ripetizioni, che racconta, in un flusso costante, tutte le sfumature di questo microcosmo attraverso l’unica voce delle tre sorelle. Solo Buia, la più piccola, prende talvolta voce da sola. La più coraggiosa, intenzionata a fare guerra allo straniero che sta portando il progresso attraverso la costruzione della strada che collegherà la valle al mondo esterno. E che, secondo le tre ragazze, porterà la distruzione di tutto ciò che conoscono. La strada, infatti, causerà la fuga dal paese destabilizzando gli equilibri e i rapporti tra i compaesani.

La nuova via di comunicazione porterà il progresso, malvisto dalle sorelle e da alcuni abitanti che vogliono preservare il loro mondo da ciò che non è conosciuto. La stessa parola progresso non è compresa, eppure (proprio per questo) evoca un futuro che spaventa.

Un elemento centrale attorno a cui ruotano spesso i pensieri delle tre sorelle è infatti la lingua. Questa è fatta, per loro, solo da parole che si conoscono, perché sono le uniche che danno forma alla loro dimensione umana. La parole che non si conoscono spaventano, perché evocano sentimenti ed emozioni sconosciuti agli abitanti di Montefosca. Le parole che non vengono capite, del resto, fanno piangere, tanto che “non si dovrebbe dare un nome alle cose che non si conoscono”.

Le tre sorelle sono le uniche a parlare italiano, gli altri parlano una lingua fatta di fatica, fatta di parole che scandiscono il tempo di lavoro. Nient’altro.

Noi pensiamo che certe parole in italiano ci sono, ma nella nostra lingua mancano. Il dialetto di Montefosca è fatto di poche parole, di parole che sono sempre le stesse. Di parole che si usano poco perchè bisogna lavorare, non parlare. Parlare fa faticare.

La guerra al progresso diventa infine una guerra dei ricordi, affinché la strada non se li porti via con le persone. Perché nel racconto delle storie di chi è emigrato, quasi mai qualcuno è tornato: nessuno in paese dice più il suo nome, così viene dimenticato. Un commovente “esercizio della memoria” fatto dalle tre sorelle consacra la parola come memoria. Così, con sforzo, si ripetono i nomi (delle persone, delle cose) per non dimenticarli.

“Solitudine” è una parola che conosciamo bene e ora è il paese che si svuota, perchè, noi ne siamo sicure, qualcuno scapperà in valle e non tornerà più.

Alice Zanotti è nata a Bologna nel 1985. Lavora al TPE Teatro Astra di Torino. Ha esordito con Tutti gli appuntamenti mancati. Un ritratto immaginario di Amelia Rosselli (Bompiani, 2021).

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