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“Pop is dead. La storia dei Radiohead”: la recensione del libro di Fernando Rennis

“Pop is dead. La storia dei Radiohead”: la recensione del libro di Fernando Rennis
“Pop is dead. La storia dei Radiohead”: la recensione del libro di Fernando Rennis

Last Updated on 06/11/2025

I Radiohead tornano in Italia con quattro date a Bologna nel 2025. Tra attese, memoria e nuove letture, Pop is dead. La storia dei Radiohead di Fernando Rennis racconta l’evoluzione della band di Thom Yorke e la loro influenza sulla musica contemporanea

Thom Yorke (voce, chitarra, pianoforte), Jonny Greenwood (chitarra solista, tastiere, sintetizzatore, pianoforte, ondes Martenot), Ed O’Brien (chitarra, percussioni, voce di supporto), Colin Greenwood (basso elettrico, sintetizzatori) e Philip Selway (batteria, percussioni). Sono i Radiohead, band rock alternativa britannica proveniente dall’Oxfordshire, formatasi nel 1985. Fino al 1992, quando cambiarono nome, erano noti come On a Friday. Nel frattempo hanno venduto oltre 40 milioni di dischi in tutto il mondo.

I concerti dei Radiohead a Bologna nel 2025

I Radiohead sono attesi a Bologna, all’Unipol Arena, il 14, 15, 17 e 18 novembre 2025 per le tappe italiane del loro tour europeo. Hanno anticipato che il palco sarà collocato al centro delle strutture nelle quali la tournée farà tappa e che il pubblico, di conseguenza, sarà disposto tutto intorno, con visibilità a 360°. Per garantire un accesso equo ai biglietti, era necessaria la registrazione obbligatoria sul sito ufficiale tra il 5 e il 7 settembre scorsi. I fan registrati hanno ricevuto un codice di sblocco via email, valido per l’acquisto dal 12 settembre, con un massimo di quattro ticket per data.

I prezzi variavano da 97,00 a 110,00 € per i posti in piedi (o l’equivalente locale), con un contributo benefico aggiuntivo di 1,00 € per Medici Senza Frontiere, raddoppiato dalla band. La rivendita era consentita solo tramite il sistema ufficiale a prezzo originale, con controlli d’identità in sede di concerto. Phil Selway ha raccontato che il ritorno in concerto è nato dalla semplice voglia di suonare insieme, riscoprendo l’identità musicale del gruppo e desiderando condividerla con il pubblico.

Oltre le polemiche sui Radiohead

Ma a noi tutto questo, paradossalmente, non interessa, come non interessano le polemiche o le contestazioni piovute addosso alla band per le loro decisioni passate di esibirsi in Israele, così come per la collaborazione del chitarrista Jonny Greenwood – sposato con l’artista israeliana Sharona Katan – con il musicista israeliano DuDu Tassa e con altri artisti israeliani.

“Pop is dead. La storia dei Radiohead”: il libro di Fernando Rennis

Ci interessa invece Pop is dead. La storia dei Radiohead, il saggio biografico scritto da Fernando Rennis, uscito di recente per i tipi di Nottetempo. Una lettura ideale per prepararsi ai concerti di Bologna, destinata ai fan più accaniti, ma anche ai curiosi che vogliono saperne di più su una delle band più iconiche della storia del rock. “In un periodo storico in cui la musica cominciava a liquefarsi, così come le certezze, c’era bisogno di qualcuno che, al di là della propria arte, sollecitasse la mente, ti mettesse in una situazione di scomodità, costringendoci a fare quel piccolo movimento necessario per aggiustare la postura”.

Dagli esordi di “Creep” a band di culto

I Radiohead esordiscono nel 1992 con Creep, un singolo di grande successo commerciale che finiranno presto per odiare, e da lì in avanti sfidano le convenzioni del pop per diventare, nei decenni successivi, un gruppo imprevedibile e spiazzante, non solo dal punto di vista musicale: l’antitesi delle rockstar, gli interpreti irrequieti di un mondo distopico in radicale cambiamento, un poliedro pieno di contrasti.

OK Computer, Kid A, In Rainbows: tre dischi chiave dei Radiohead

La loro storia è sorprendente, come la loro discografia, in cui convivono OK Computer (1997), definito “l’ultimo grande album rock del XX secolo”; Kid A (2000), un disco che spinge sull’elettronica; e In Rainbows (2007), una sintesi sonora pubblicata in digitale sul sito del gruppo, con prezzo a scelta. Un decennio dopo, mentre venivano analizzati in ogni loro aspetto e conquistavano nuove generazioni di fan, i Radiohead si sarebbero eclissati, concentrandosi sui progetti solisti.

Il mito dei Radiohead e la ricerca di Fernando Rennis

A quarant’anni dai primi tentativi nelle sale di musica della scuola di Abingdon, la band è ormai circondata da un’aura mitologica e da schiere di adepti, ma non cessa di essere “un disturbo, un’anomalia che rischia di incantarci”. Restano aspetti ancora poco conosciuti della storia e del “fenomeno Radiohead”, stereotipi da smontare, contraddizioni da approfondire, indizi da sondare: come ha fatto Fernando Rennis, che da anni è sulle tracce dei cinque di Oxford e ha parlato con i loro insegnanti e compagni di scuola, intervistato musicisti, registi, giornalisti e collaboratori che hanno incrociato le loro vicende.

Un viaggio nel cuore inquieto della musica contemporanea

Attraverso una ricerca rigorosa e uno sguardo appassionato, questo libro ci guida in un viaggio documentato e coinvolgente nel cuore inquieto della musica contemporanea. “Il pirata si immerge nei suoni e comincia a scrivere. Fa leggere il pezzo a Schreiber, intimandogli di non cambiare nemmeno una virgola, ma l’editor sistema comunque qualcosa, prima di pubblicarlo sul suo sito lunedì 2 ottobre 2000. Venti anni dopo Billboard scriverà che ‘la recensione sfrenata e perfetta da 10.0 di Pitchfork dell’album Kid A dei Radiohead ha cambiato il modo in cui la gente pensava alla critica musicale’.

Se ‘Kid A rende il rock and roll infantile’, mettere in rete la recensione di un album dopo averlo scaricato illegalmente è come camminare negli scenari di Matrix: tra i palazzi decadenti di un’industria musicale in disfacimento, di un’idea logora di critica musicale, che riservava i grandi voti alle vecchie glorie del passato. In questi ambienti si comincia a intravedere un futuro incerto, computerizzato, rivoluzionario.”

Un grande libro di musica sul processo creativo dei Radiohead

Quello di Rennis è un grande libro di musica perché mette al centro il processo creativo dei Radiohead, lo disamina: dalle canzoni agli album, dalle copertine dei dischi ai concerti e poi su fino ai tour, alle strategie promozionali e commerciali. È un’opera destinata a resistere al corso del tempo e per cui suggerisco ad autore e casa editrice l’adattamento in un podcast a puntate. È soprattutto una testimonianza preziosa di una società e di un modo di intendere la vita che ci è appartenuto e che sembra d’aver conosciuto l’altro ieri. Ma in realtà sono già passati quasi tre decenni, se non quattro. Sì, c’è proprio l’attenzione verso lo scorrere del tempo, di ciò che ci sembrava appassionatamente innovativo ed ora appare irrimediabilmente anacronistico.

Radiohead e trasformazioni dell’industria discografica

Questo testo è anche una cartina al tornasole dell’industria e del mercato discografico, l’epifania delle varie reincarnazioni che l’hanno interessata negli ultimi trent’anni, come le trasformazioni irrefrenabili legate al supporto da cui ascoltare musica: dalla musicassetta al CD, fino alla possibilità di scaricare brani da internet. Dalla dimensione fisica a quella digitale, dal suono analogico a quello numerico. E poi ancora i talent show musicali: la competizione, il giudizio del mercato, anche se arrivato troppo presto, come attività formativa, selezione, sopravvivenza.

Cosa manca al libro “Pop is dead. La storia dei Radiohead”

Quello di Rennis è un grande libro, ma per essere memorabile manca di due cose fondamentali: una sezione fotografica e un’intervista ai membri del gruppo. Per la prima forse avrebbe fatto lievitare il prezzo del libro, sia per il processo di stampa – aumentandone la foliazione – che in termini di diritti d’autore. Per la seconda, intervistare i Radiohead non è mai un’impresa semplice, perché sono una band che si è sempre rivolta ai propri seguaci senza intermediari, attraverso i loro portali web e blog, ben prima dell’avvento dei social network.

Una band che parla attraverso le canzoni

Forse sarebbe stato un materiale troppo caldo per essere trattato in un libro sequenziale, ma non asincrono, non simultaneo, come questo. L’intervista avrebbe rischiato di farlo finire fuori sintonia, sarebbe stata un’istantanea ferma e perfetta, la tappa di un percorso, ma sarebbe riuscita a restituire compiutamente il loro processo evolutivo? E poi i Radiohead più di ogni altro gruppo, rasentando talvolta quasi l’incomprensione, hanno sempre parlato attraverso le loro canzoni o con le loro azioni. Hanno detto cose su di loro anche nel silenzio.

Dopo “A Moon Shaped Pool”: Thom Yorke e i side project

Non pubblicano più album in studio da A Moon Shaped Pool del 2016. In quell’anno è morta per tumore Rachel Wood, ex compagna di vita e musa di Thom Yorke. Nel frattempo Thom ha avuto esperienze musicali come solista o fondando altre band come gli Atoms for Peace o i The Smile. Eppure la sua anima, il suo imprinting, è sempre quella dei Radiohead.

“Kid A” e il marketing digitale: iBlip, streaming e ascolti in anteprima

“Bechtel aveva recepito il messaggio e si era ingegnata per tradurlo in esperienza per i fan. Nasce così iBlip, un riproduttore audio e video sul quale vengono caricate alcune brevi clip inquietanti, perlopiù animazioni digitali astratte, e la musica dell’album. La genialità dell’operazione sta nel rendere il riproduttore condivisibile. A inizio settembre in giro per il mondo si tengono decine di listening parties per la stampa, seguiti da altri per una platea allargata.

Successivamente, viene spedito ad alcune radio un CD promo suddiviso in segmenti – ciascuno di un paio di brani – da trasmettere integralmente. Nel frattempo, proliferano i leaks del disco, ma questo a band, manager e Bechtel importa poco, perché l’idea è semplice: ascolta pure gratis, se l’album ti piace e te lo puoi permettere lo vorrai in formato fisico. Dal 19 settembre 2000 Kid A è anche ascoltabile in streaming online. Viene condiviso da più di mille siti e raccoglie 400.000 ascolti, fornendo alla Capitol precise stime di vendita, confermate due settimane dopo dai dati reali.”

Il mio primo incontro con i Radiohead

Ho conosciuto i Radiohead nel 1997, folgorato dai suoni delle canzoni di OK Computer che passavano in radio e dai videoclip tratti da questo album epocale in rotazione su TMC 2, la TV musicale del gruppo Cecchi Gori nata dalle ceneri della storica Videomusic. C’era Red Ronnie e il suo Roxy Bar, ma anche la striscia quotidiana Help. Si parlava di loro come della new wave del momento, ma anche come di qualcosa che sarebbe rimasto.

OK Computer in musicassetta: colonna sonora di un anno sabbatico

I testi delle loro canzoni sarebbero arrivati dopo, ma la loro musica mi affascinava: vibrazioni, benessere, straniamento. C’era una musicassetta, piratata dall’album originale di OK Computer prestatomi da un amico. Il nastro al cromo molibdeno prometteva meraviglie all’ascolto nella mia autoradio, e l’album divenne la colonna sonora del mio anno sabbatico. Ricordo la guida notturna, la Fiat Punto bianca, la musica dei Radiohead a farmi compagnia. In quegli anni imparavo a dare un nome alla solitudine: la loro musica era lì, come un balsamo e uno specchio insieme.

Una band di riferimento accanto a Franco Battiato

Un amico una volta mi chiese quale fosse il mio gruppo musicale preferito. Risposi: i Radiohead. Fu sorpreso, per lui erano “tristi”. Ma per me avevo trovato la mia band di riferimento. Franco Battiato non era più solo.

Da OK Computer a “The Eraser”: la mia vita con Thom Yorke

Nel 2006, trasferitomi a Roma, ascoltavo The Eraser, l’album solista di Thom Yorke. Ritrovavo le stesse inquietudini e suggestioni dei Radiohead. La mia vita cambiava, e loro cambiavano con me.

Perché il libro di Rennis sui Radiohead parla anche di me

Non mi reputo un grande appassionato, ma la loro musica ha incrociato il mio cammino in momenti fondamentali. Ascoltandoli sono cresciuto. Per questo ho accolto con entusiasmo Pop is dead. La storia dei Radiohead. Vi ho trovato spiegazioni a dilemmi che mi sono balenati in testa ascoltando i loro dischi.

Radiohead e Pink Floyd: i nuovi Pink Floyd?

C’è una domanda che mi perseguita: che rapporto c’è tra la musica dei Radiohead e quella dei Pink Floyd? Sono i Radiohead i nuovi Pink Floyd? Forse avrei dovuto chiedermelo nel 1997, ma io sono solo un nostalgico della Generazione X che ha riascoltato tutta la discografia dei Radiohead durante la lettura di questo libro e la stesura di questa recensione.

“Street Spirit (Fade Out)”: la mia canzone preferita

La canzone dei Radiohead che preferisco è Street Spirit (Fade Out), contenuta nell’album The Bends (1995). L’ho imparata a conoscere grazie a un collega con cui condividevo lunghi pomeriggi di ascolti musicali. In essa c’è tutto il loro mondo: le radici, il rock, le prime avvisaglie elettroniche, la voce di Thom Yorke. Il testo, ispirato al libro La via della fame di Ben Okri, è suo; la musica è di Ed O’Brien e Jonny Greenwood.

Vi saluto lasciandovi in compagnia delle sue parole.

Street Spirt (Fade Out) – traduzione del testo in italiano

Schiere di case che mi opprimono

Posso sentire le loro mani tristi che mi toccano

Tutte queste cose messe in ordine

Tutte queste cose che un giorno ingoieremo intere

E spariranno di nuovo, e spariranno

Questa macchina non comunicherà

Questi pensieri e lo stress che mi porto addosso

Sii un figlio del mondo, disegna un cerchio

Prima che tutti anneghino

E spariranno di nuovo, e spariranno di nuovo

Uova crepate, uccelli morti

Urlano come se lottassero per la vita

Posso sentire la morte, posso vedere i suoi occhi maligni

Tutte queste cose messe in ordine

Tutte queste cose che un giorno ingoieremo intere

E spariranno di nuovo, e spariranno di nuovo

Immergi la tua anima nell’amore

Immergi la tua anima nell’amore.

Biografia dell’autore

Fernando Rennis scrive e parla di musica. I suoi articoli sono apparsi su testate italiane e internazionali. Conduce This Is Pop?, un programma radiofonico da cui sono nati anche un blog e un podcast. Ha pubblicato vari libri, tra cui Charming men. La storia degli Smiths (nottetempo, 2024), Un glorioso fallimento. L’eterno presente della Factory Records (Arcana, 2022) e Politics. La musica angloamericana nell’era di Trump e della Brexit (Arcana, 2018).

Scheda del libro

Titolo: Pop is dead. La storia dei Radiohead
Autore: Fernando Rennis
Editore: Nottetempo
Anno edizione: 2025
Pagine: 348 p.
ISBN: 9791254801918
Prezzo: € 18,90

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