Il Frankenstein di Guillermo del Toro fonde gotico e rock, arte e scienza: Jacob Elordi tra discipline fisiche estreme, Oscar Isaac come genio-icona e Mia Goth in un doppio ruolo che mescola eros, maternità e follia

Nel nuovo Frankenstein, Guillermo del Toro rilegge il mito di Mary Shelley attraverso un linguaggio visivo che intreccia cinema classico e suggestioni contemporanee. L’estetica gotica si mescola a una sensibilità moderna, in cui la creazione e la mostruosità diventano riflessioni sulla solitudine e sull’ambizione. Il film guarda al passato solo per reinventarlo, costruendo un mondo sospeso tra memoria e innovazione.
Il look della creatura: tra illustrazione e performance
Jacob Elordi ha trasformato la sua fisicità in una tela vivente. Il design della Creatura si ispira a un immaginario illustrato e inquieto, mentre l’attore ha incorporato nella sua interpretazione elementi di danza butō e canto difonico per dare voce e corpo a un essere che non appartiene a nessuna categoria umana. La sua creatura non è solo un esperimento, ma un organismo in cerca di ritmo e identità.
Frankenstein scienziato come rock-star
Oscar Isaac interpreta Victor Frankenstein come un artista visionario più che uno scienziato. L’ispirazione a icone del rock come David Bowie e Prince si riflette nei costumi, nei movimenti e nello sguardo: il suo laboratorio diventa un palcoscenico, la creazione un atto performativo. Del Toro trasforma così il genio maledetto in un simbolo dell’ossessione estetica contemporanea, dove la scienza incontra la vanità dell’arte.
Dualità femminili e simbolismo materno
Mia Goth ricopre due ruoli — la madre di Frankenstein e la sua amata Elizabeth — in un gioco di specchi che amplifica la tensione psicologica della storia. La scelta richiama la dualità tra amore e creazione, maternità e ossessione. Due donne, un solo volto: il riflesso di una mente che confonde la vita con l’arte, la nascita con il desiderio di dominio.
Lusso d’archivio e simbolismo negli accessori
Ogni dettaglio visivo ha un valore simbolico. Le collane d’epoca indossate da Mia Goth — veri pezzi di gioielleria storica — diventano amuleti del potere creativo, oggetti che legano la bellezza alla dannazione. Il lusso non è semplice ornamento, ma segno di decadenza, di un’umanità che tenta di dare splendore alla propria colpa.
Conclusione: tra mito e contemporaneità
Il Frankenstein di Del Toro non vuole soltanto spaventare. È una riflessione sul desiderio di creare, sull’ossessione di superare i limiti naturali e sul prezzo estetico e morale della genialità. Un film che respira come una ballata gotica, dove il mostro indossa gioielli, l’artista si fa scienziato e la bellezza diventa, ancora una volta, il volto della dannazione.
Appassionato/a di arte, teatro, cinema, libri, spettacolo e cultura? Segui le nostre pagine Facebook, X, Google News e iscriviti alla nostra newsletter
Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

