Il museo MAN di Nuoro dedica una mostra a Franco Pinna nel centenario della nascita, riportando alla luce un corpus a lungo dimenticato. Circa ottanta opere e materiali d’archivio raccontano l’isola attraverso il colore…

Per molti, Franco Pinna resta il fotografo della Sardegna in bianco e nero: immagini nette, asciutte, costruite su volti, pietre e rituali. Il progetto allestito al MAN di Nuoro sposta però il baricentro su un capitolo meno noto, e per questo utile a rileggerne il lavoro: la produzione a colori realizzata tra il 1953 e il 1967 e rimasta per decenni ai margini della narrazione principale.
“Sardegna a colori”: cosa presenta il MAN di Nuoro
Il titolo scelto è esplicito: “Sardegna a colori. Fotografie recuperate 1953-67”. In mostra entra un nucleo composto da circa ottanta opere tra stampe fotografiche a colori e materiali d’archivio. Una parte consistente delle immagini è stata raramente esposta, proprio perché legata a supporti e committenze che, all’epoca, facevano del colore un mezzo “funzionale” più che celebrativo.
Il lavoro di recupero e il restauro delle cromie originali
La particolarità dell’operazione sta nel metodo: le fotografie derivano da un lavoro di recupero e di restauro digitale delle cromie originali. Non si tratta quindi di “colorizzazioni” ex post, ma di un tentativo di restituire la resa cromatica pensata per le diapositive. In sala, quando possibile, le immagini vengono affiancate da fotografie in bianco e nero dello stesso soggetto: un confronto diretto che chiarisce differenze di intenzione, tempi e destinazione d’uso.
Il percorso: da Orgosolo 1953 alle cronache del 1967
L’itinerario espositivo prende avvio da Orgosolo (1953), indicata come la prima campagna fotografica a colori di Pinna in Sardegna. Da lì, la mostra attraversa tappe che segnano la sua produzione isolana: lavori legati a “Canne al vento” (1958), la serie su Argia a Tonara (1960) e le immagini realizzate per il volume “Sardegna. Una civiltà di pietra” (1961). Il racconto arriva poi alle cronache sul banditismo e alle proteste dei pastori del 1967, quando l’isola entra anche nella dimensione del conflitto sociale e della notizia.
Il colore come strumento editoriale e linguaggio autonomo
Le sezioni dedicate alle pubblicazioni d’epoca chiariscono perché Pinna lavorasse a colori: il materiale era destinato alle riviste, che chiedevano un’immediatezza diversa dalla “storicizzazione” tipica del bianco e nero. Nomi come Vie Nuove, Noi Donne, L’Espresso e Panorama restituiscono un contesto preciso: il colore come requisito di stampa e di mercato, ma anche come possibilità narrativa. E, guardando le sequenze, emerge una seconda evidenza: col tempo il colore smette di essere soltanto una necessità editoriale e diventa un registro autonomo, capace di restituire una Sardegna insieme arcaica e contemporanea.
Franco Pinna oltre l’isola: fotogiornalismo e cinema
Raccontare Pinna solo come “fotografo della Sardegna” è riduttivo. Il suo profilo è quello di un professionista centrale nel fotogiornalismo italiano del dopoguerra, attivo per grandi testate e presente anche sui set cinematografici. Dopo la militanza nella Resistenza romana e una breve esperienza come operatore di documentari, nel 1952 entra in una stagione collettiva fondando la cooperativa Fotografi Associati. Negli anni successivi segue anche le spedizioni etnografiche di Ernesto De Martino nel Sud Italia. Dal 1964 diventa fotografo di fiducia di Federico Fellini: una collaborazione che colloca definitivamente Pinna dentro l’immaginario del cinema italiano, oltre la dimensione del reportage.
Un centenario che diventa occasione di rilettura
La mostra si inserisce nel lavoro che il MAN di Nuoro porta avanti da tempo sul linguaggio fotografico e sul rapporto tra rappresentazione e Sardegna. Nel centenario della nascita di Pinna, l’operazione non punta a una semplice celebrazione, ma a una correzione di sguardo: integrare ciò che mancava, mostrare ciò che era rimasto in ombra, rimettere in circolo un archivio che racconta un’isola più stratificata di quanto suggerisca la sola iconografia in bianco e nero.
Info utili: sede e date
“Sardegna a colori. Fotografie recuperate 1953-67” è ospitata al MAN di Nuoro e resta visitabile fino al 1° marzo. Il progetto è ideato dall’Archivio dedicato a Franco Pinna e curato da Paolo Pisanelli con il laboratorio Officine Visioni.
Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

