Nel Settecento Giovanni Battista Piranesi percorreva Roma come un archeologo visionario. Incideva frammenti, misurava capitelli, studiava colonne spezzate, ma non si limitava a documentare: reinventava

Nel Settecento Giovanni Battista Piranesi percorreva Roma come un archeologo visionario. Incideva frammenti, misurava capitelli, studiava colonne spezzate, ma non si limitava a documentare: reinventava. Le sue celebri Vedute di Roma non restituiscono una topografia esatta, ma una Roma interiore, iperbolica, gotica. E oggi, camminare in quelle stesse strade significa confrontarsi con ciò che resta e ciò che l’arte ha sognato al suo posto.
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Un’antichità amplificata
Piranesi pubblicò la sua prima raccolta nel 1748. Collezionò dettagli con precisione maniacale, ma li riassemblò in modo personale. Il Colosseo è gigantesco, le arcate sembrano inghiottire il cielo, le ombre si allungano fino a diventare protagoniste. Le incisioni sono nate da rilievi dal vero, ma trasformate per restituire la sensazione del sublime: un’architettura che schiaccia l’uomo, non lo accoglie.
L’occhio tra rovine e visione
Molte delle sue vedute mostrano monumenti oggi ridotti o scomparsi. I suoi Fori sono più completi di quelli reali. Spesso Piranesi univa elementi distanti tra loro, o li duplicava per accentuarne l’effetto. Il Pantheon, ad esempio, in alcune tavole ha proporzioni più imponenti rispetto alla realtà. Non per errore, ma per costruire una Roma ideale: più vera della verità, perché restituita attraverso lo sguardo.
Camminare tra due città
Oggi, percorrendo l’itinerario da Piazza Venezia verso il Palatino, si può tenere in mano una stampa di Piranesi. Il contrasto tra ciò che si vede e ciò che lui rappresentò crea una doppia percezione. Da un lato la città reale, con le sue lacune, i restauri, i crolli. Dall’altro la Roma mentale che Piranesi costruì come memoria permanente. È come leggere due versioni dello stesso poema, una intatta e una erosa dal tempo.
Una Roma ancora viva
Le sue incisioni non sono semplici immagini d’epoca. Sono uno strumento di lettura. Chi osserva la Roma moderna con gli occhi di Piranesi entra in contatto con una città invisibile: la città della potenzialità, della stratificazione emotiva. Le sue rovine, anche quando non esistono più, continuano a parlare. Perché sono state immaginate così bene da restare più forti della realtà che le ha cancellate.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.
