Quando si parla di Dino Buzzati si cita quasi sempre Il deserto dei Tartari. Eppure nel 1935 lo scrittore pubblicò un breve romanzo fiabesco, Il segreto del Bosco Vecchio, decisamente ante litteram…

Quando si parla di Dino Buzzati si cita quasi sempre Il deserto dei Tartari. Eppure nel 1935 lo scrittore pubblicò un breve romanzo fiabesco, Il segreto del Bosco Vecchio, dove confluiscono ecologia ante litteram, mitologia alpina e ironia surreale.
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Un’ambientazione magica e reale
Il Bosco Vecchio è ispirato alle foreste della Valbelluna, amate da Buzzati fin da ragazzo. Alberi secolari abitati da geni, un colonnello in pensione che vuole disboscare per profitto, un ragazzino sensibile alla voce del vento: la trama intreccia fantasia e critica sociale.
Temi precoci
L’opera parla di biodiversità molto prima che il termine fosse comune. Affronta l’avidità economica, il rispetto per il paesaggio, la solitudine dell’infanzia. Tutti motivi che riaffioreranno nei racconti successivi, ma qui esplodono in toni favolistici inquietanti.
Una perla rimossa
A lungo fuori stampa, il libro è stato riscoperto dopo l’adattamento cinematografico del 1993. Rileggendolo oggi, colpisce la modernità dello sguardo: Buzzati anticipa il dibattito ambientalista e riflette sul potere ambiguo dell’uomo sulla natura. Un piccolo classico che merita di uscire dall’ombra del suo romanzo più celebre.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

