David Bowie scoprì 1984 di George Orwell a quattordici anni, in una biblioteca di Bromley. Ne rimase talmente ossessionato da…

David Bowie scoprì 1984 di George Orwell a quattordici anni, in una biblioteca di Bromley. Ne rimase ossessionato: il controllo mentale, il ruolo dei media, la dissidenza individuale diventarono temi ricorrenti nei suoi quaderni di appunti.
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Dal progetto teatrale al disco
Nel 1973 progettò un musical tratto dal romanzo, ma gli eredi di Orwell negarono i diritti. Bowie traspose allora quell’energia nel lato B di Diamond Dogs: brani come “1984” e “Big Brother” fondono groove funk e testi da incubo totalitario.
L’ombra su Berlino
Durante il periodo berlinese (1976-79) la lettura di Orwell tornò centrale. In un appartamento spartano di Schöneberg, Bowie annotava versi ispirati alla “Camera 101” mentre lavorava con Brian Eno. Le atmosfere claustrofobiche di “Warszawa” o “Sense of Doubt” discendono direttamente dall’immaginario del Ministero dell’Amore.
Un libro come specchio
Bowie dichiarò più volte che Orwell lo aiutò a capire la propria epoca: non tanto il 1984 reale, ma l’ansia per un futuro già presente. In questo senso, la trilogia berlinese è il suo modo di sovrascrivere la distopia con paesaggi interiori, trasformando il pessimismo in ricerca di identità.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

