Nel piccolo porto catalano di Cadaqués il pittore Salvador Dalí costruì un rifugio fatto di stanze in sequenza, uova giganti e specchi che ingannano il sole…

Nel piccolo porto catalano Salvador Dalí costruì un rifugio fatto di stanze in sequenza, uova giganti e specchi che ingannano il sole. Passeggiare tra le viuzze e il promontorio di Cap de Creus rivela quanto il paesaggio abbia nutrito la sua pittura.
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Portlligat, una stanza dopo l’altra
Dalí arrivò qui con Gala nel 1930 e comprò la prima baracca di pescatori. Ne aggiunse altre, cucendole con corridoi irregolari: lo spazio avanza a spirale, obbliga il visitatore a cambi di quota inattesi. Ogni apertura incornicia il Mediterraneo come un quadro finito, mentre gli specchi moltiplicano la luce e confondono il confine tra interno ed esterno.
La luce che curva l’orizzonte
La tramontana spazza l’aria, rende i contorni netti, quasi irreali. Dalí vi trovava la grana necessaria ai suoi paesaggi onirici. All’alba, il sole filtra nella stanza delle uova e trasforma il bianco in oro pallido; al tramonto, lo studio si tinge di rosa spento, identico al cielo di Persistence of Memory. Nella cala silenziosa il tempo pare sospeso, esattamente come negli orologi molli.
Il villaggio che diventa tela
Le case candide di Cadaqués riflettono una luce lattiginosa che ha attirato generazioni di artisti. Dalí, però, ne colse il lato più strano: i tetti a sbalzo diventano mandibole, i cipressi assumono posture da giraffe, le rocce erose suggeriscono figure zoomorfe. Camminando verso Es Colomer si capisce come il reale, qui, sia già un passo oltre se stesso.
L’eco di un mare antico
Chi lascia Portlligat percorrendo il sentiero fino al faro di Cap de Creus ascolta ancora le onde infrangersi sulle lastre di scisto. Dalí parlava di “paesaggi geologici deliranti”: non esagerava. Ogni curva del promontorio è un occhio, una mascella, una memoria di creature scomparse. Il viaggio finisce dove la terra si assottiglia in scogliera, ma la visione resta, pronta a riemergere alla prima luce che rimbalza su un vetro.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

