Nel 1980 Patty Pravo incise a Berlino Est, con un collettivo tedesco, un disco sperimentale basato su poesie tedesche del primo Novecento. Il titolo previsto era Echolot…

Nel 1980 Patty Pravo incise a Berlino Est, con un collettivo tedesco, un disco sperimentale basato su poesie tedesche del primo Novecento. Il titolo previsto era Echolot, come un termine tecnico per la misurazione marina. Il suono era elettronico, minimale, inquieto.
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Una produzione spezzata
Il disco fu registrato in otto tracce presso lo Studio Hansa. Ma il produttore, insoddisfatto del risultato, bloccò la pubblicazione. Patty Pravo, in disaccordo, lasciò Berlino prima del mix finale. Il materiale rimase negli archivi, senza diritti di pubblicazione.
Una resurrezione incompleta
Negli anni ’90 alcune demo emersero brevemente in ambienti underground, poi ritirate per questioni legali. Nessuna pubblicazione ufficiale esiste a oggi. Eppure, chi le ha ascoltate parla di un’anticipazione del suono dark-wave femminile europeo.
Una voce sommersa
Quel disco fantasma racconta una Patty Pravo diversa: algida, intellettuale, sperimentale. Forse troppo avanti per essere compresa. Un album che non esiste, ma che ha lasciato echi. Come un sonar disperso in fondo al mare.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

