Nel 1972, durante le repliche di “Romeo e Giulietta”, Carmelo Bene perse parzialmente l’uso della voce a causa di un’emorragia alle corde vocali…
Nel 1972, durante le repliche di “Romeo e Giulietta”, Carmelo Bene perse parzialmente l’uso della voce a causa di un’emorragia alle corde vocali. Costretto a modificare la propria tecnica, trovò un nuovo modo di stare in scena: ancora più radicale.
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Il corpo oltre il suono
Bene rifiutava l’intonazione teatrale tradizionale, ma quella ferita lo portò oltre. Cominciò a usare microfoni, eco, distorsioni. La voce non era più strumento, ma oggetto. Poteva essere tagliata, interrotta, moltiplicata. Il suono diventava performance.
Il gesto che comanda
Privato del pieno controllo fonico, il corpo diventò primo motore espressivo. Gli spettatori vedevano il movimento prima ancora di sentire il senso. Le pause diventavano urla mute. I silenzi, dichiarazioni totali.
Un limite diventato forma
Carmelo Bene dichiarò anni dopo: “L’arte vera nasce da un handicap”. La perdita parziale della voce gli offrì una via nuova: non più dire Shakespeare, ma distruggerlo in scena. Da quella frattura, nacque il suo teatro più potente e indelebile.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

