Stesso nome, funzione diversa. La Canzonissima riportata in prima serata da Rai 1 nel 2026 recupera un marchio centrale della televisione italiana, ma non riproduce il programma nato negli anni Cinquanta
Il confronto con la Canzonissima storica mostra una continuità di immaginario e di prestigio, ma anche uno scarto netto: dalla gara che accompagnava la canzone del presente a uno show che oggi lavora soprattutto sulla memoria del repertorio italiano.
Un ritorno di marchio, non una replica del modello storico
La Canzonissima 2026, condotta da Milly Carlucci, è pensata come un varietà musicale in diretta su Rai 1 dall’Auditorium Rai del Foro Italico e si sviluppa nell’arco di sei prime serate. Il nuovo impianto mette al centro interpreti contemporanei chiamati a esibirsi dal vivo su brani del repertorio italiano, cover del cuore e canzoni che segnano il loro percorso artistico e personale. Già qui si misura la prima differenza rispetto alla Canzonissima storica: il ritorno del titolo non coincide con il ritorno della funzione originaria del programma.
La Canzonissima originale nasce prima in radio e poi diventa un rito televisivo
La prima edizione andò in onda alla radio nel 1956 con il titolo Le canzoni della fortuna; il nome Canzonissima arrivò nel 1958. Da quel momento il programma vide la partecipazione dei cantanti più noti e si fondò su un elemento decisivo: il pubblico poteva esprimere le proprie preferenze sugli artisti in gara. Questo dato basta da solo a definire il profilo del format originario: non solo spettacolo musicale, ma grande meccanismo popolare di selezione e partecipazione, destinato a diventare uno degli appuntamenti centrali del servizio pubblico.
Che cosa viene messo in gara: oggi il repertorio, ieri i cantanti e le canzoni del loro tempo
Nella nuova edizione la gara è costruita attorno al racconto delle scelte musicali degli artisti. Ogni serata ruota intorno a un tema, dalle canzoni del cuore alle dediche, fino ai successi personali, e ogni esibizione è accompagnata da una clip in cui il cantante spiega il motivo della scelta. La Canzonissima storica aveva invece una struttura più direttamente competitiva: Rai Teche ricorda, per esempio, che nel 1968 il programma era organizzato come una gara tra cantanti distribuita nelle varie puntate, con una selezione progressiva dei partecipanti e una fase finale riservata ai finalisti. Il baricentro, allora, era la competizione canora; nel 2026 è la rilettura televisiva del patrimonio musicale italiano.
Anche il tempo del programma cambia: evento compatto contro lunga stagione
La Canzonissima storica occupava il palinsesto per mesi e si distendeva lungo la stagione televisiva. Le schede di Rai Teche mostrano che l’edizione 1958-59 andò in onda dal 22 ottobre 1958 al 6 gennaio 1959 in 12 puntate; quella del 1961-62 dal 10 ottobre 1961 al 6 gennaio 1962 in 13 puntate; quella del 1974-75 dal 6 ottobre 1974 al 6 gennaio 1975 ancora in 13 puntate. La Canzonissima 2026 ha invece una forma più concentrata, costruita per sei settimane. È una differenza decisiva: il programma storico accompagnava a lungo la stagione del sabato sera, mentre il format odierno punta sulla compattezza dell’evento.
Il varietà resta, ma cambia la sua funzione
Il legame tra le due trasmissioni passa comunque dal linguaggio del varietà. Nelle edizioni 1970 e 1971 Corrado e Raffaella Carrà diedero a Canzonissima un tono familiare e spontaneo, rafforzato da una presenza fitta di grandi ospiti; per l’edizione 1972-73 lo stesso archivio Rai parla del varietà più importante della Rai dell’epoca, affidato a Pippo Baudo e Loretta Goggi. La Canzonissima 2026 conserva l’idea del grande palcoscenico generalista, ma la usa in modo diverso: meno rivista televisiva classica, più racconto musicale costruito attorno alle biografie, alle scelte e alla memoria degli interpreti.
Il voto fotografa il passaggio da una tv nazionale a una tv multipiattaforma
La distanza tra Canzonissima storica e Canzonissima 2026 emerge con chiarezza anche nel sistema di voto. Nella nuova edizione la scelta della canzone vincitrice passa attraverso tre componenti: un panel di personalità dello spettacolo, gli stessi cantanti in gara e il pubblico coinvolto attraverso i social. Nella Canzonissima delle origini, invece, il pubblico interveniva direttamente esprimendo preferenze sugli artisti in gara dentro una dinamica pienamente televisiva e nazionale, senza la frammentazione dei canali contemporanei. Il principio della partecipazione resta, ma il suo significato cambia insieme al mezzo.
Il rapporto con la Lotteria Italia segna una differenza strutturale
Un altro elemento che separa con nettezza le due esperienze è il loro contesto editoriale. Rai Teche ricorda che gli spettacoli abbinati alla Lotteria Italia, originariamente intitolati Canzonissima, tra il 1963 e il 1967 assunsero di volta in volta titoli diversi prima di tornare stabilmente al nome storico dal 1968. Quel legame con la lotteria collocava il programma dentro un sistema televisivo molto preciso, in cui il sabato sera generalista aveva una funzione centrale nella vita pubblica e domestica del Paese. La Canzonissima 2026 recupera il titolo, ma non quel dispositivo originario. Per questo il richiamo alla tradizione è forte sul piano simbolico, meno su quello della struttura.
Più che un ritorno, un’operazione di riuso
Più che riportare in vita la Canzonissima storica, Rai ne riutilizza il nome per dare nobiltà televisiva a un format che ha un’altra natura e un’altra ambizione. Il punto non è la nostalgia, ma la sproporzione tra il peso del marchio e la sostanza del progetto: la Canzonissima originale era un dispositivo centrale della cultura popolare italiana, quella del 2026 appare invece come un contenitore ordinato, professionale, ma molto più piccolo nella funzione e nell’impatto. Il richiamo alla storia serve soprattutto a caricare di memoria un programma che, da solo, non avrebbe lo stesso valore simbolico.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

