Cassandra Wilson è morta nella sua città natale, Jackson. Due Grammy Awards in carriera, l’ingresso tra i NEA Jazz Masters nel 2022 e una discografia segnata da album come Blue Light ’Til Dawn, New Moon Daughter e Loverly
È morta Cassandra Wilson, cantante, compositrice e produttrice tra le figure più riconoscibili del jazz americano degli ultimi decenni. Aveva 70 anni. L’artista è morta nella sua casa di Jackson, Mississippi, la città in cui era nata e con la quale aveva mantenuto un legame profondo per tutta la sua carriera. Al momento non è stata resa pubblica la causa della morte.
Wilson aveva costruito la propria identità musicale evitando una rigida appartenenza di genere. Il jazz rimaneva il centro del suo lavoro, ma il suo repertorio attraversava blues, folk, country, pop e R&B, sostenuto da una voce contralto immediatamente riconoscibile e da arrangiamenti spesso lontani dalle formule tradizionali del jazz vocale.
Dagli inizi a Jackson alla scena jazz di New York
Nata a Jackson il 4 dicembre 1955, Cassandra Wilson crebbe in una famiglia nella quale la musica aveva un ruolo centrale. Cominciò a studiare pianoforte a sei anni e suonò il clarinetto nelle bande scolastiche. Poi iniziò a esibirsi nei locali mentre frequentava il college e successivamente la Jackson State University.
All’inizio degli anni Ottanta si trasferì a New York, entrando nella scena jazz più sperimentale della città. Fu in quel periodo che lavorò con Steve Coleman ed entrò nel M-Base Collective, esperienza che contribuì alla formazione di un linguaggio fondato sull’incontro tra tradizione, improvvisazione e nuove strutture ritmiche.
Il debutto solista arrivò nel 1986 con Point of View, seguito da lavori come Days Aweigh, Blue Skies e Jumpworld. Erano già presenti gli elementi che avrebbero caratterizzato il resto della sua produzione: una concezione elastica del repertorio e un modo di interpretare le canzoni basato più sulla trasformazione che sulla semplice rilettura.
Blue Light ’Til Dawn e la svolta degli anni Novanta
Una fase decisiva della carriera di Cassandra Wilson coincise con l’approdo alla Blue Note Records. Nel 1993 pubblicò Blue Light ’Til Dawn, album che contribuì a ridefinire il suo profilo artistico e il ruolo stesso della cantante jazz contemporanea.
Wilson alternava composizioni originali, standard e brani provenienti da tradizioni differenti, trattandoli con un’impostazione essenziale e spesso scura. Nel suo repertorio entrarono nel tempo autori e gruppi lontani dal jazz in senso stretto, da Bob Dylan a Neil Young, insieme al blues del Mississippi e alla tradizione della canzone americana.
Quell’approccio trovò una delle sue espressioni più note in New Moon Daughter, pubblicato nel 1995. Il disco le valse nel 1997 il Grammy Award come Best Jazz Vocal Album, affermandola definitivamente anche fuori dal pubblico specializzato.
I due Grammy Awards di Cassandra Wilson
Nel corso della sua carriera Cassandra Wilson ha ottenuto quattro nomination ai Grammy e due vittorie. Dopo il riconoscimento per New Moon Daughter, il secondo Grammy arrivò nel 2009 con Loverly, ancora nella categoria Best Jazz Vocal Album.
Nel 2001 Time la indicò come “America’s Best Singer”, un riconoscimento che fotografava la posizione raggiunta da Wilson nella musica statunitense. Il suo lavoro aveva ormai superato i confini del jazz vocale tradizionale, mantenendo però un rapporto costante con le radici musicali del Sud degli Stati Uniti.
Nel corso degli anni collaborò inoltre con numerosi musicisti, tra cui Wynton Marsalis, Terence Blanchard, Bill Frisell, Charlie Haden e Angelique Kidjo. La sua voce compare anche in Blood on the Fields di Marsalis, opera che nel 1997 divenne la prima composizione jazz a ricevere il Premio Pulitzer per la musica.
Il legame con il Mississippi e una musica senza confini
Il Mississippi rimase uno degli elementi centrali nell’identità artistica di Cassandra Wilson. Blues, spiritualità, musica popolare e memoria del Sud entrarono continuamente nei suoi dischi, anche quando le strutture musicali si spostavano verso territori più contemporanei.
La cantante aveva più volte contestato l’idea di una musica divisa in compartimenti rigidi. La sua discografia rispecchia questa posizione: gli standard jazz convivono con il blues rurale, il folk, il pop e il rock, senza che uno di questi linguaggi venga trattato come semplice materiale estraneo da adattare.
Proprio questa impostazione contribuì a influenzare una generazione successiva di interpreti. Tra i musicisti che ne hanno ricordato il peso artistico dopo la morte c’è anche Jon Batiste, che aveva suonato nella sua band all’inizio della propria carriera.
L’omaggio a Billie Holiday e l’ultimo album
Nel 2015 Cassandra Wilson pubblicò Coming Forth by Day, il suo ultimo album in studio. Il progetto era dedicato a Billie Holiday e arrivò nell’anno del centenario della nascita della cantante, celebrato da Wilson anche con un concerto all’Apollo Theater di New York.
Più che una ricostruzione filologica, il disco rappresentava una nuova interpretazione del repertorio di Holiday attraverso il linguaggio maturato da Wilson durante oltre trent’anni di attività. Anche in questo caso il materiale originale veniva trasformato attraverso arrangiamenti contemporanei e una vocalità volutamente distante dall’imitazione.
Il riconoscimento come NEA Jazz Master
Nel 2022 Cassandra Wilson è stata nominata NEA Jazz Master dal National Endowment for the Arts, una delle principali onorificenze statunitensi dedicate agli artisti che hanno dato un contributo significativo alla storia del jazz.
Il riconoscimento arrivava a coronamento di una carriera sviluppata nell’arco di oltre quarant’anni e costruita senza separare il jazz dalle altre tradizioni musicali americane. Dai primi anni con l’M-Base Collective alla stagione della Blue Note, fino agli ultimi progetti, Cassandra Wilson ha lasciato una discografia che ha modificato il modo di intendere repertorio, arrangiamento e interpretazione nel jazz vocale contemporaneo.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

