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“Censura? No, grazie!”: l’intervista a Boris Hoppek, street artist senza vergogna

Boris Hoppek è un artista irriverente, ironico e dissacrante. Ama cimentarsi con diversi mezzi espressivi e altrettanti materiali. Passa dalla fotografia al videomaking, alla scultura con la forza e la velocità di un uragano. Ma è soprattutto in strada che questo stravagante artista ama esprimersi.

Boris Hoppek è un artista irriverente, ironico e dissacrante. Ama cimentarsi con diversi mezzi espressivi e altrettanti materiali. Passa dalla fotografia al videomaking, alla scultura con la forza e la velocità di un uragano. Ma è soprattutto in strada che questo stravagante artista ama esprimersi.

Per Boris Hoppek la street art è sinonimo di un personalissimo modo di esprimersi senza filtri e censure.
Pur essendo uno dei pionieri dell’arte di strada resta ad oggi poco conosciuto fuori dai circuiti convenzionali dell’arte. Ecco dunque che, in tempo di lockdown (fine aprile, primi di maggio) ho deciso di inviargli l’intervista che state per leggere. Risposte mai banali e una personalissima visione dell’arte.

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Ciao Boris! Presentati e introduci chi sei e cosa fai.

Sono un artista e vivo a Barcellona. Sono un vecchio maschio bianco, tedesco.

Oltre a dipingere, la tua arte si esprime anche in altre forme. Fotografia, video, installazioni e art toys. Da cosa dipende la scelta del mezzo con cui realizzi le tue opere?

La cosa che più preferisco è disegnare e fare degli sketch. Amo i disegni molto grezzi e semplici. Ovviamente, con il passare del tempo, disegnare è divenuta una cosa facile e normale per me. Quindi mi è venuto spontaneo incominciare a lavorare con altri mezzi espressivi e su altri materiali. Dopo aver creato delle sculture, realizzato delle installazioni e moltissime fotografie, ad oggi, preferisco ancora i semplici disegni.

Una costante nella tua produzione artistica è sicuramente Bimbo. Ci vuoi parlare della genesi di questo tuo famoso personaggio e perché gli sei così affezionato?

Uso Bimbo per parlare di razzismo. L’ispirazione deriva dal blackface (uno stile di make-up teatrale molto in voga nel XIX secolo, che consiste nel truccare gli attori in modo spiccatamente non realistico per far loro assumere le sembianze stereotipate di una persona nera N.d.R.) e da Golliwog (personaggio di fantasia della letteratura per l’infanzia che ha le sembianze di una bambola nera. La sua origine risale al tardo XIX secolo N.d.R.). Questo mio personaggio è una creatura astratta. La sua espressione facciale è neutra, né felice né triste.

Il blackface è, già di per sé, un’immagine stereotipata che cerco di esagerare ancora di più con gli argomenti di cui parlo. Alcune persone vedono la mia produzione artistica come un qualcosa di molto aggressivo e di cattivo gusto ma, per me, queste immagini solo un riflesso delle realtà e della vita reale. La realtà è ancora più cattiva e brutta dei miei lavori.

Una raffigurazione di Bimbo

Quanto c’è di te in Bimbo? E quanto di Bimbo in te?

Il mio lavoro non ha molto a che fare con me stesso. Le mie opere rappresentano ciò che vedo e ciò che voglio rendere visibile.

Nelle tue opere spesso rappresenti uomini e donne nude. Oppure scene di sesso. Spiegaci il perché.

Così come il razzismo anche il sessismo è un argomento molto interessante. La nostra società ha molti problemi con la sessualità. Con i miei lavori provo a mostrare delle cose non piacevoli come il sessismo, la censura e la violenza. Poi però realizzo opere che hanno dei valori positivi: il sesso e la sua giocosità, la nudità, le fantasie sessuali e i grossi falli. Mescolo tutto insieme e, a volte, al momento giusto, le brutte sensazioni possono trasformarsi in piacevoli sensazioni. Tutto è estremamente confuso, proprio come la vita reale.

Questo tipo di opere ti hanno creato problemi? Mi hai raccontato che Instagram e Facebook più volte hanno chiuso il tuo profilo o censurato le immagini che hai pubblicato. Ce ne vuoi parlare?

Sì, il mio account Instagram è stato cancellato due volte. Ricevo minacce di morte e mail molto aggressive che contengono messaggi di odio in tutte le sue forme. Queste mail e messaggi non arrivano solo a me, ma a tutte le persone con cui lavoro e collaboro. Per farti un esempio ci sono degli utenti che scrivono ai miei follower su Instagram per dire loro di smettere di seguirmi. Altri ancora che scrivono minacce in risposta a dei post o che segnalano gli account di tutti coloro che sono collegati o taggati sul mio profilo Instagram e Facebook. Per via di tutto questo lo scorso anno tutti i miei progetti e le mie mostre sono stati cancellati. Ad oggi non ho nessuna nuova commissione o progetto su cui lavorare.

Cosa ne pensi della censura, in generale?

Si tratta di una sorta di fascismo, che limita i diritti democratici della società civile e la libertà di parola.

Che rapporto hai con i social network? Pensi siano un valido strumento di promozione della tua arte?

No, i social network non funzionano per come intendo il mio lavoro. Non solo a causa della censura ma anche perché ritengo che ci sia un bassissimo livello intellettuale al loro interno. Sto cercando di scoprire quanto in basso si possa arrivare e credo che ci vorrà ancora del tempo prima di toccare il fondo.

Sei tra i primi ad aver abbracciato la street art. Come e quanto è cambiato questo concetto di arte nel corso degli anni?

Hai toccato un tasto dolente. Una cosa che mi rende molto triste. Quando ho iniziato a fare graffiti ho lasciato l’università. Il mondo dell’arte, con le sue gallerie e musei era lento, vecchio, corrotto e noioso. Lavorare per strada, invece, era veloce, diretto ed economico. Era università, atelier e galleria tutto insieme. Ho amato da subito la street art perché non avevo bisogno di gallerie, curatori o musei per esprimermi e lanciare i miei messaggi. Al giorno d’oggi, invece le persone fanno street art perché vogliono fortemente entrare nei luoghi preposti all’arte. E ci riescono con delle opere orribili, brutte e kitsch.

Che cosa ne pensi del rapporto tra street art e mercato dell’arte? Mi spiego meglio: oggi giorno sempre più gallerie e collezionisti s’interessano alla street art. Tu che idea ti sei fatto al riguardo?

Non vedo molta Arte all’interno della street art. Quello che osservo sono i molti tentativi di lavorare su dei concetti in modo che possano sembrare arte. E non parliamo poi dell’arte astratta!

Che cosa vuol dire per te, oggi, dipingere per strada? Pensi sia ancora importante farlo?

Per me è ancora interessante dipingere per strada, per gli stessi motivi per cui ho iniziato. è veloce, diretto, economico, senza limiti e, soprattutto, non c’è censura. Peccato che venga notata solo quel tipo di street art che reputo noiosa, brutta, commerciale, decorativa, conservativa e pre censurata. Questo avviene perché, a mio modo di vedere, i social media non solo controllano tutto con le loro possibilità commerciali, ma stanno anche educando le persone e la nostra futura società.

Nel corso degli anni hai realizzato a mano moltissimi plush toys (pupazzi di stoffa ndr). Perché non ti sei mai cimentato con i vinyl toys (giocattoli in plastica vinilica N.d.R.)?

Io non amo la plastica. E neanche il metallo o la pietra. Sono materiali freddi e duri. Puoi semplicemente prendere questi oggetti e metterli su uno scaffale. Invece con un peluche puoi stringertelo addosso e, perché no, dormirci insieme.

Passiamo all’attualità. La Spagna, il tuo paese, è tra i più colpiti dal COVID-19. Come stai vivendo questa situazione? Ci vuoi raccontare la tua giornata tipo in questi giorni così drammatici?

No, non penso che la Spagna sia tra i più colpiti. Tutti i paesi stanno subendo questa grave epidemia La differenza sta nel fatto che alcune nazioni hanno depotenziato, nel corso degli anni, i loro sistemi sanitari più di altre. Quello che io sto facendo in questi giorni è di provare a godermi la situazione. Tutto si è rallentato e poi si è drammaticamente fermato, sembra di essere tornati a trenta anni fa. Come artista, io sono abituato a rimanere chiuso in casa per disegnare, dipingere e lavorare al computer. Ma mi sento fortunato perché sto trascorrendo questa quarantena con la mia ragazza.

C’è qualcosa che, durante la quarantena, non ti è mancata per nulla e una invece che ti è manca moltissimo?

Non mi manca affatto lo stress della routine quotidiana. Ogni giorno era pieno di cose infinite che si dovevano fare. Non trovavo il tempo neanche per incontrare gli amici! Mi manca moltissimo il poter fare surf, ma mi manca sempre il surf quando non cavalco la mia tavola. Anche le orge mi mancano molto.

Secondo te l’arte e gli artisti cosa possono fare in questa situazione così difficile?

Provare a sopravvivere. In tutti i significati che ha questa parola.

Come immagini il futuro dell’arte una volta che il Coronavirus sarà stato sconfitto? Ci saranno dei cambiamenti? Quali?

Il virus non sarà mai sconfitto, ma probabilmente ci immunizzeremo. Temo che ci saranno gli stessi cambiamenti avvenuti dopo l’ultima grave crisi finanziaria. I governi devono proteggere i loro soldi ed un modo per farlo può essere, ad esempio, investendo nel sistema sanitario.

E infine, c’è qualcosa che avresti sempre voluto fare ma che, per un motivo o per un altro, non sei mai riuscito a fare?

Non ancora.

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