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Spettacolo dal vivo, a rischio indennità di discontinuità per i lavoratori

Sindacati e associazioni sono preoccupati dalla mancanza di risorse da destinare all’indennità di discontinuità prevista dal Ddl spettacolo votato da tutte le forze politiche lo scorso luglio. E’ per questo che le associazioni del mondo dello spettacolo dal vivo hanno scritto un appello firmato da diversi artisti…

teatro, attori, danza, spettacolo,

Sindacati e associazioni sono preoccupati dalla mancanza di risorse da destinare all’indennità di discontinuità prevista dal Ddl spettacolo votato da tutte le forze politiche lo scorso luglio. Il Pd chiede di approvare il suo emendamento che stanzierebbe 150 milioni per la misura, ma c’è il rischio che venga accantonato. E’ per questo che le associazioni del mondo dello spettacolo dal vivo (Unita, La musica che gira, Arci, Forum Arte e Spettacolo, Il Jazz Italiano, Rete Doc e Centro studi Doc) hanno scritto un appello firmato da diversi artisti, tra cui Pierfrancesco Favino, Paolo Fresu, Lo Stato Sociale, Sonia Bergamasco, Fabrizio Gifuni, Paola Cortellesi.

La conferenza stampa di martedì 20 dicembre

“Il diritto affermato dal Parlamento il 15 luglio per centinaia di migliaia di lavoratori e di lavoratrici dello spettacolo potrebbe non risultare esigibile – scrivono le associazioni in un comunicato congiunto –. Questo sarebbe inequivocabilmente segno che il Governo intende ignorare un intero settore produttivo del Paese. L’approvazione dell’indennità di discontinuità è arrivata dopo un complicato iter di confronto durato anni tra la politica, le realtà del settore, professionisti e professioniste che ne fanno parte. Processo che, in caso di rifiuto delle coperture sull’indennità di discontinuità, sarà stato completamente vano”.

Per queste ragioni, le associazioni hanno deciso di convocare per martedì 20 dicembre alle 11.00 – presso la Sala Ilaria Alpi di Arci in via dei Monti di Pietralata 16 a Roma – una conferenza stampa “per riferire degli sviluppi di queste ore dove ci auguriamo di poter dare le buone notizie che il settore merita da anni”.

“Strumento fondamentale per rendere i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo uguali a quelli degli altri settori”

L’indennità di discontinuità, si legge ancora nella nota stampa, “è lo strumento fondamentale per rendere i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo uguali a quelli degli altri settori, riconoscendo il lavoro indispensabile delle fasi di studio e progettazione, come imprescindibili e necessarie soprattutto in termini contributivi. Quel lavoro non visibile al pubblico ma che è indispensabile per ogni concerto, ogni spettacolo, ogni esibizione, è riconosciuto dall’indennità di discontinuità: un diritto dei lavoratori e delle lavoratrici che per essere esigibile dal 2023 deve essere finanziato dal Governo con la legge di bilancio”.

Tutti i firmatari del comunicato

Le parole di Pierfrancesco Favino

 “Il Diritto di discontinuità non è una misura assistenziale o una regalia economica ma la Legge che traccia finalmente un confine tra l’improvvisazione e la professionalità dei nostri mestieri. Finanziarlo significa mettere in condizione gli artisti italiani e tutti i professionisti dello spettacolo, di poter competere e collaborare col resto del mondo su basi simili e comuni, significa non relegare il nostro Paese ad un ruolo marginale, non continuare a rimanere indietro dal punto di vista della crescita industriale, economica e creativa del settore per il quale siamo più apprezzati al mondo, quello della Cultura.”

Le dichiarazioni di Paolo Fresu

“Si rischia che la dignità del lavoro non sia riconosciuta. Una musica già ascoltata. Se il governo Meloni boccia l’emendamento sul fondo destinato ai lavoratori dello spettacolo non solo non riconosce un diritto ma si pronuncia sul significato effimero della cultura per la crescita sociale del nostro Paese. Dopo il tempo della pandemia si abbatte su di noi la scure della recessione. Nel Paese di Verdi e Puccini, di Leonardo e Fellini, di Eduardo, Pirandello e De André ma anche dei tanti giovani sconosciuti che, con idee, creatività e professionalità, raccontano ogni giorno la parte migliore di una Italia che vuole essere nel mondo”.

Colapesce Dimartino

“Per l’ennesima volta, anche in questa legge di stabilità, viene dimenticato il ruolo della cultura e soprattutto vengono calpestati ancora una volta i diritti dei lavoratori dello spettacolo che si ritrovano privati di un diritto fondamentale come l’indennità di discontinuità. La recessione non può essere la scusa per discriminare alcune categorie lavorative meno tutelate di altre. Tanta gente del nostro settore si ritrova costretta a cambiare lavoro, e più si va avanti più verranno penalizzate le piccole realtà che sono poi il vero motore della nostra musica”.

Tosca

“Durante la pandemia è stato molto difficile sopravvivere per molti artisti e per il settore dello spettacolo. Eppure non ci fossimo stati noi a farvi compagnia, a tenere viva la speranza, cosa sarebbe successo? Non avere la musica, anche quella suonata dai balconi? E non avere libri? Non avere film, le vostre tanto amate serie televisive… Cosa succederebbe se si togliesse il mondo della cultura e dello spettacolo alle vite di tutti? Ci avete mai pensato? E avete mai pensato che tutto ciò è fatto da uomini e donne come voi che vivono, mangiano e mandano a scuola i loro figli , pagano le bollette esattamente come voi? Abbiamo lottato per i nostri diritti e per quelli dei nostri lavoratori perché noi siamo precari per eccellenza. Abbiamo visto il Parlamento finalmente approvare una legge a nostra tutela. E ora tutto potrebbe svanire. Chiediamo che il nostro lavoro – quello di migliaia di persone – sia tutelato come tutti gli altri. Nessun trattamento speciale. Solo un diritto sacrosanto che al di là dei nostri confini è intoccabile e riconosciuto”

Le parole di Vittoria Puccini

“L’indennità di discontinuità è uno strumento di welfare necessario a tutto il mondo dello spettacolo, perché riconosce finalmente sia a livello economico che contributivo, i tempi di preparazione, formazione e studio dedicati alla prestazione effettiva. Non è disoccupazione, è giusto riconoscimento del carattere discontinuo della nostra professione”.

Vinicio Marchioni

“Togliere fondi alla cultura e allo spettacolo e alle leggi che regolano e riconoscono il lavoro nel settore spettacolo equivale a togliere l’acqua potabile nelle case degli italiani. La cultura e lo spettacolo sono l’acqua per l’anima e la mente di un paese”

Lo Stato Sociale

“Non ci stupisce che un governo di destra preferisca ignorare i diritti di lavoratrici e lavoratori. Il percorso di riforma di un settore che impiega decine di migliaia di persone non può essere fermato. Ci auguriamo e lavoreremo per una stagione di mobilitazione e convergenza tra le forze sociali e sindacali per portare avanti quanto fatto negli ultimi due anni.”

Diodato

“Dopo anni di duro lavoro di professionisti del settore, di studi approfonditi, di dialogo con le istituzioni, si è arrivati a un punto che segnerebbe una svolta decisiva per i lavoratori dello spettacolo e che permetterebbe al sistema culturale italiano di vedere riconosciuti i propri diritti e forse anche i propri meriti. È un passo importante anche per il senso civico del nostro Paese. Riconoscere la discontinuità equivale a riconoscere l’importanza e la dignità di centinaia di migliaia di lavoratori, delle loro famiglie e a mettersi al passo di molti altri Paesi europei. Pochi giorni fa abbiamo tutti visto il nostro Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio e molte altre cariche istituzionali partecipare con gioia alla prima della Scala. Dietro un evento così importante per il nostro Paese, di prestigio e risonanza mondiale, e dietro ogni spettacolo ci sono centinaia di lavoratori che vedrebbero ora i loro diritti negati”.

Paola Cortellesi

“Artisti, tecnici e maestranze dello spettacolo, svolgono un mestiere e devono avere gli stessi diritti degli altri lavoratori italiani e dei loro omologhi europei. “Con la cultura non si mangia“, ha affermato qualcuno. Nella produzione di concerti, spettacoli teatrali, mostre, film, sono coinvolti migliaia di lavoratori e di famiglie che vivono di questo mestiere. Con la cultura si “nutre“ la coscienza di tutti gli individui, nessuno escluso. Si stimola il dubbio, la curiosità, la conoscenza, la fantasia, l’umorismo, il pensiero critico e autonomo, la capacità insomma di pensare con la propria testa. Un paese digiuno di questi stimoli è un paese in pericolo.”

Francesco Bolo Rossini

Con l’indennità di discontinuità adeguatamente finanziata, la Repubblica Italiana può finalmente dimostrare la giusta attenzione verso il settore culturale più penalizzato, quello dello spettacolo, che ancora oggi – caso unico in Europa – non ha un sistema di welfare specifico. Questa misura è necessaria e imprescindibile per la sopravvivenza di coloro che investono la propria esistenza spendendosi per la crescita culturale e morale del nostro Paese.”

Sonia Bergamasco

“L’indennità di discontinuità, finalmente approvata come legge dello Stato nel luglio scorso, e che oggi attende le necessarie coperture economiche dalla nuova legge di bilancio, è stata una conquista frutto del lavoro comune di politica, associazioni di categoria e sindacati, e riconosce la qualità “carsica” del lavoro creativo che, a fronte di alcuni giorni di massima esposizione, prevede mesi di studio e di lavoro “sommerso“ e che riconosce il lavoro non solo degli artisti, ma di un’intera comunità: quella dei lavoratori dello spettacolo.”

Fabrizio Gifuni

“Si parla spesso di cultura, ora siamo alla prova dei fatti per misurare il peso reale di alcune parole che possono essere riempite o svuotate di significato a seconda delle circostanze. L’indennità di discontinuità è, in assoluto, una delle misure più importanti e vitali per interi settori della cultura italiana. Vederla finalmente riconosciuta da una legge dello Stato nello scorso luglio e scegliere intenzionalmente, oggi, di non assicurarle le adeguate coperture economiche per farla partire, avrebbe il chiaro significato di uno schiaffo dato da questo governo non solo al parlamento ma a tutto il cinema, la musica, il teatro e la danza di questo Paese. Ci auguriamo che questo non accada.”

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