Dal 6 marzo, presso Palazzo delle Esposizioni a Roma, la mostra antologica dedicata a Carla Accardi nel centenario della sua nascita, con oltre cento opere presenti

Dal 6 marzo al 9 giugno 2024, presso Palazzo delle Esposizioni a Roma, la mostra antologica dedicata a Carla Accardi nel centenario della sua nascita, a cura di Daniela Lancioni e Paola Bonani, con oltre cento opere presenti.
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Chi è Carla Accardi
Figura di assoluto rilievo nel panorama internazionale, Carla Accardi (Trapani 1924-Roma 2014) è stata una protagonista della cultura visiva non solo italiana. Mantenendo una singolare ed eccezionale coerenza espressiva, ha contribuito alla nascita e allo sviluppo di nuovi modi di intendere l’opera d’arte, dall’astrattismo dell’immediato dopoguerra all’informale, dalla pittura concettuale alla pittura-ambiente, da un’arte segnata dalle istanze del femminismo alla rinnovata joie de vivre incarnata nella pittura negli anni Ottanta, fino alle grandiose sintesi degli anni Novanta e Duemila. Caso unico tra gli artisti italiani della sua generazione, ha sempre dialogato con artisti e intellettuali più giovani nell’arco delle diverse stagioni del suo lavoro.
Le opere in mostra
Verranno raccolte oltre cento opere, scelte con l’idea di mettere in evidenza sia le apparizioni prime delle invenzioni di Carla Accardi, sia di presentare i lavori nei quali l’artista si è espressa con maggiore radicalità e che si sono rivelati seminali nel contesto nazionale e internazionale. Il progetto di mostra prevede opere provenienti da alcune delle più importanti collezioni pubbliche e private nazionali e internazionali, oltre a un nucleo di lavori storici rimasti proprietà dell’artista, che fanno parte oggi della collezione dell’Archivio Accardi Sanfilippo.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

