Questo film ha segnato una svolta nel mondo della moda contemporanea per diverse ragioni, legate tutte da un leitmotiv: ha offerto al pubblico uno sguardo senza veli dietro le quinte del settore della moda…

Se non hai mai visto “Il diavolo veste Prada” probabilmente vivi su un altro pianeta. Nonostante sia uscito nel 2006, può essere definito ormai un vero e proprio classico. Questo è dimostrato da quanto ancora oggi sia citato semplicemente ovunque: sui social media, in numerosi film, persino in un episodio dei Simpsons, intitolato “Il diavolo veste nada” (quinta puntata della ventunesima stagione).
A conferma dell’interesse che il grande pubblico nutre ancora verso questo film, il 7 febbraio 2024 “Il diavolo veste Prada” è stato aggiunto su Netflix ed è rientrato nella classifica dei 10 film più visti su questa piattaforma nella prima settimana dal rilascio.
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Il diavolo veste Prada: la trama
Il film de “Il diavolo veste Prada” è tratto dall’omonimo romanzo dell’autrice statunitense Lauren Weisberger pubblicato nel 2003. Il film segue la storia di Andrea Sachs, interpretata da Anne Hathaway, una giovane e ambiziosa laureata che inizia a lavorare come assistente di Miranda Priestly, la spietata direttrice di una prestigiosa rivista di moda, Runway, interpretata da una divina Meryl Streep (il suo ruolo in questo film le è valso la vittoria di un Golden Globe e una nomination agli Oscar). Nel corso della sua esperienza, Andrea viene catapultata nel mondo frenetico e implacabile della moda, dove deve navigare tra richieste impossibili, rivalità intense e compromessi morali.
Perché “Il diavolo veste Prada” ha segnato una svolta
Questo film ha segnato una svolta nel mondo della moda contemporanea per diverse ragioni, legate tutte da un leitmotiv: ha offerto al pubblico uno sguardo senza veli dietro le quinte del settore della moda. In primo luogo, mostra la realtà dietro il glamour.Mentre molti potrebbero avere un’idea romantica e glamour della moda, dove è tutto oro quello che luccica, il film mostra che non è davvero così. Nell’industria della moda, c’è un lato più duro e fortemente competitivo. Le lunghe ore di lavoro, le pressioni costanti, essere sempre “sul pezzo”, avere le giuste conoscenze… “Il diavolo veste Prada” offre una rappresentazione realistica che permette di comprendere le sfide e i sacrifici affrontati da chi lavora nella moda.
Il film sottolinea anche la complessità delle relazioni interpersonali nel mondo della moda
Il film sottolinea anche la complessità delle relazioni interpersonali nel mondo della moda. Mostra le dinamiche tra assistenti, designer, editori e figure di potere all’interno delle case e delle riviste di moda, relazioni spesso caratterizzate da rivalità, gelosie e ambizioni personali. Infine, il film racconta anche un’altra realtà, quella dell’importanza della direttrice delle riviste di moda. Il personaggio di Miranda Priestly è infatti ampiamente ispirato alla figura di Anna Wintour, iconica direttrice di Vogue America. Il film mostra quanto l’opinione di un’autorevole esperta possa essere determinante per il successo di una collezione. La direttrice, inoltre, è presentata come un riferimento della moda e un esempio di leadership forte e ambiziosa.
“Il diavolo veste Prada” è un classico
Come anticipato, possiamo ritenere “Il diavolo veste Prada” un classico del cinema. Questo perché “Il diavolo veste Prada” sì, parla di moda. E ne parla anche molto bene. Ci mostra tutti i suoi aspetti positivi, come i bei vestiti, le sfilate, i viaggi, nonché tutto il mondo valoriale e culturale che c’è dietro ogni campagna e ogni creazione di uno stilista. Ma anche tutti i suoi aspetti negativi, come la competizione sfrenata, le pressioni relative all’aspetto fisico, le rivalità e i sotterfugi (è un mondo in cui nessuno si fa problemi a “metterti i piedi in testa”!).
Ma non è solo un film di moda
Parla di amore, di amicizia, di paure. Affronta il tema della lotta per il successo e l’equilibrio tra integrità personale e ambizione professionale. Aspetti della vita contemporanea di tutti giorni, in cui ognuno di noi può identificarsi. E questo lo rende un classico.
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Classe 1996, nata e cresciuta a Roma. Laureata in Psicologia della Comunicazione e del Marketing all’Università Sapienza. Il suo lavoro nella comunicazione è iniziato appena compiuti 18 anni, nel settore degli eventi e delle promozioni, e continua oggi nel mondo del marketing digitale, come libera professionista. Scrive sul suo blog “La Stanza di Michela” e collabora con diverse testate online parlando dei temi che più ama quali moda, psicologia, viaggi, lifestyle, film e serie TV.

