Numerosi sono gli esempi di virtuosi risultati dati dall’unione tra il mondo del fashion e quello della street art. Vediamo i casi di Stephen Sprouse, Keith Haring, Karl Lagerfeld, Jeremy Scott e Obey

Negli ultimi decenni, l’incontro tra la strada e la moda ha creato un nuovo linguaggio visivo e culturale. Questo fenomeno ha le sue radici nelle ribellioni giovanili della fine degli anni Sessanta, quando il desiderio di espressione e libertà iniziò a manifestarsi all’interno della società. Numerosi sono gli esempi di virtuosi risultati dati dall’unione tra il mondo del fashion e quello della street art. Vediamone alcuni.
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Marc Jacobs, Stephen Sprouse e Louis Vuitton
Cominciamo con un esempio molto significativo di questa fusione, cioè la collaborazione tra Marc Jacobs e Stephen Sprouse. Sprouse, noto come il re del punk glamour, unì le sue forze con Jacobs nel 2001, durante la rinascita di Louis Vuitton. Insieme, crearono la iconica Graffiti Speedy 30 Monogram, dove il classico monogramma di Louis Vuitton veniva trasformato con il lettering spray di Sprouse.
Questo legame fu ulteriormente celebrato da Jacobs con la collezione Monogram Neon Graffiti, una collezione che fu ampiamente considerata in grado di rinvigorire il marchio e raggiungere una clientela nuova, più giovane.
Vivienne Westwood e Keith Haring
Un altro esempio dell’unione tra moda e street art avvenne a New York, dove la stilista britannica Vivienne Westwood incontrò Keith Haring, celebre street artist americano. L’incontro fu di grande ispirazione per la stilista, perché portò alla creazione della collezione Witches nell’inverno 1983/84.
Ispirata dai vibranti colori della metropoli americana e dalle opere di Haring, la collezione rappresentò una delle più vivaci creazioni di Westwood, caratterizzata dai famosi omini colorati dell’artista (ma anche scritte, forme geometriche irregolari e il tipico stile grafico) riprodotti sugli abiti.
Karl Lagerfeld per Chanel
Karl Lagerfeld, per la collezione Chanel Primavera-Estate 2014-2015, reinterpretò l’estetica di Chanel con un tocco di street style. Lo zaino diventato iconico, decorato con graffiti, tag e spruzzi di vernice, esemplificava questa fusione. Realizzato in tela di lino, ogni dettaglio dello zaino era curato con precisione, dimostrando come l’artigianalità della Maison potesse sposarsi con l’energia della street art.
Jeremy Scott per Moschino
Jeremy Scott, noto per le sue creazioni eccentriche e colorate, non poteva restare immune all’influenza della street art. Nella collezione Autunno/Inverno 2015 per Moschino, numerosi capi riflettevano chiaramente i murales delle grandi metropoli, trasformando i tessuti in tele di espressione urbana.
A partire da uno di questi vestiti si creò anche un caso giudiziario: l’accusa a Scott fu quella di aver utilizzato senza consenso una parte di un graffito di Joseph Tierney, in arte Rime, noto street artist statunitense.
OBEY
Infine, il caso di Obey rappresenta un esempio di come la street art possa evolvere in un marchio di successo. Nato dai murales politicamente provocatori di Shepard Fairey, OBEY è diventato un brand di abbigliamento riconosciuto a livello globale, dimostrando il potere e la versatilità della street art nel mondo della moda. Questo dialogo continuo tra la moda e la street art non solo arricchisce entrambi i campi, ma crea anche nuove forme di espressione culturale.
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Classe 1996, nata e cresciuta a Roma. Laureata in Psicologia della Comunicazione e del Marketing all’Università Sapienza. Il suo lavoro nella comunicazione è iniziato appena compiuti 18 anni, nel settore degli eventi e delle promozioni, e continua oggi nel mondo del marketing digitale, come libera professionista. Scrive sul suo blog “La Stanza di Michela” e collabora con diverse testate online parlando dei temi che più ama quali moda, psicologia, viaggi, lifestyle, film e serie TV.

