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Era il 6 ottobre 1924: nasce la radio in Italia

L’inizio della radio in Italia: il 6 ottobre 1924 una nuova era prende il via
L’inizio della radio in Italia: il 6 ottobre 1924 una nuova era prende il via

Last Updated on 26/11/2024

Il 6 ottobre 1924, alle ore 21, dalla stazione San Filippo di Roma, risuona per la prima volta nell’etere italiano la voce della violinista Ines Viviani Donarelli

Il 6 ottobre 1924, alle ore 21, dalla stazione San Filippo di Roma, risuona per la prima volta nell’etere italiano la voce della violinista Ines Viviani Donarelli. «URI (Unione Radiofonica Italiana). 1-RO: Stazione di Roma. Lunghezza d’onda metri 425. A tutti coloro che sono in ascolto il nostro saluto e il nostro buonasera. Sono le ore 21 del 6 ottobre 1924. Trasmettiamo il concerto di inaugurazione della prima stazione radiofonica italiana per il servizio delle radioaudizioni circolari…». Con queste parole, l’Italia entra ufficialmente nell’era della radiodiffusione.

Il primo programma trasmesso è un concerto di musica classica

L’inaugurazione delle trasmissioni radiofoniche italiane rappresenta una tappa fondamentale nella storia dei media del Paese. Il primo programma trasmesso è un concerto di musica classica eseguito da un quartetto composto, oltre che dalla stessa Donarelli, da Alberto Magalotti, Amedeo Fortunati e Alessandro Cicognani, con musiche di Haydn. Si tratta di un evento storico che, all’inizio, coinvolge solo una ristretta cerchia di ascoltatori, poiché la radio è ancora un lusso per pochi.

Una rivoluzione tecnologica per pochi, all’inizio

All’epoca, infatti, i ricevitori radiofonici erano costosi e ingombranti, destinati a un’élite di abbonati. Solo con il passare del tempo, grazie all’introduzione di apparecchi più accessibili e allargati investimenti, la radio diventerà un fenomeno di massa. Cruciale per la sua diffusione sarà l’arrivo della pubblicità nel 1926, che garantirà maggiori risorse economiche e permetterà di ampliare l’offerta dei contenuti.

Tra i programmi più seguiti di questi primi anni ci sono i concerti di musica leggera e le romanze, che diventeranno un elemento distintivo della radio italiana. Successi come “Tulipan” del Trio Lescano e “Mille lire al mese” di Gilberto Mazzi conquisteranno il pubblico, mentre gli sketch comici di attori come Vittorio De Sica e Alberto Sordi porteranno l’intrattenimento nelle case italiane. Non meno importanti saranno le radiocronache sportive: Nicolò Carosio per il calcio e Mario Ferretti per il ciclismo diventeranno voci familiari per milioni di ascoltatori.

Il controllo del regime e l’espansione degli ascoltatori

Nel 1928, l’URI si trasforma in EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche), segnando un ulteriore passo avanti nell’organizzazione delle trasmissioni. Gli abbonati continuano a crescere, arrivando a quota 500mila nel 1935. Tuttavia, con l’avvento del fascismo, la radio diventa anche uno strumento di propaganda. Il regime esercita un controllo sempre più stretto sui contenuti, utilizzando le trasmissioni per manipolare l’opinione pubblica, soprattutto negli anni della Seconda guerra mondiale.

Nonostante il clima politico, la radio conosce una continua espansione, con il numero di abbonati che raggiunge il milione e mezzo nel 1940. La radio riesce a entrare sempre più profondamente nella vita degli italiani, offrendo informazione, intrattenimento e svago.

Il dopoguerra e la nascita della RAI

Con la caduta del fascismo e la fine della guerra, la radio si prepara a una nuova fase di evoluzione. Nel 1944 nasce la RAI (Radio Audizioni Italia), che raccoglie l’eredità dell’EIAR, portando con sé un’ampia offerta di programmi. Nel dopoguerra, fanno la loro comparsa i quiz e i programmi divulgativi, segnando una svolta verso un’informazione più accessibile e moderna. E, nel 1951, l’istituzione del Festival di Sanremo darà il via a una tradizione che accompagnerà il pubblico italiano per decenni.

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